Giovedì, 13 Giugno 2024 09:29

Errori e pregiudizi del nuovo boss in azienda

Gli effetti sul team e sulle relazioni umane che può provocare l’arrivo di un capo che si fa travolgere dalle prime (sbagliate) impressioni dei suoi collaboratori.

Nel panorama delle serie TV, "The Office" (Netflix) si distingue ancora oggi per la sua capacità di rappresentare con umorismo e acume le dinamiche del mondo del lavoro. In un episodio particolarmente emblematico, l'arrivo del nuovo boss Charles Miner - interpretato da Idris Elba - rivoluziona l'ufficio della Dunder Mifflin, azienda di carta per fotocopie, creando una situazione che rispecchia una realtà aziendale fin troppo comune: l'effetto dei nuovi dirigenti sul team esistente. 

Miner arriva con il compito di rimettere in sesto l'ufficio, ma finisce per stravolgere l'ordine costituito basandosi su semplici simpatie e prime impressioni. Dwight Schrute, un dipendente dalle idee strambe guidato da un rigido ossequio della scala gerarchica, conquista immediatamente la sua fiducia. Jim Halpert, al contrario, da sempre uno dei migliori dipendenti e leader carismatico del gruppo, viene relegato al ruolo di buffone solo perché quel giorno si è travestito per far ridere i suoi colleghi. Questa scelta si rivela un perfetto esempio di come l'effetto delle simpatie personali possa distorcere il giudizio di un manager, influenzando negativamente l'armonia e l'efficienza del team.

L'episodio offre un'affascinante illustrazione di due noti fenomeni psicologici: l'effetto Dunning-Kruger e la sindrome dell'impostore. Dwight, spinto dalla fiducia immotivata di Charles, esagera con le sue proposte e azioni, credendosi molto più competente di quanto non sia realmente. Questo è un esempio classico dell'effetto Dunning-Kruger, dove individui con scarse competenze sovrastimano le proprie abilità.

Dall'altra parte, Halpert - solitamente sicuro e competente - inizia a dubitare delle proprie capacità. La percezione negativa di Charles lo spinge a comportarsi come un dipendente mediocre, convinto che ormai il nuovo capo lo consideri un imbecille. Questo è un esempio della sindrome dell'impostore, dove individui competenti si sentono inadeguati e dubitano del proprio valore.

Questa dinamica evidenzia un problema comune in molte organizzazioni: l'arrivo di nuovi dirigenti che, basandosi su giudizi superficiali e simpatie personali, stravolgono l'equilibrio del team. Invece di valutare obiettivamente le competenze e il potenziale dei dipendenti, essi finiscono per favorire coloro che corrispondono meglio alle loro aspettative o che sanno impressionare al primo incontro. È un cambiamento inefficace quello nel quale un nuovo leader, deciso a fare meglio di chi lo ha preceduto, capovolge l’ordine delle cose convinto che nulla sia al giusto posto, compresi i propri collaboratori.

Oltretutto la scelta di Charles di favorire Dwight crea un senso di ingiustizia e malcontento tra i dipendenti. Questi sentimenti sono amplificati dalla consapevolezza collettiva delle vere capacità di Dwight e Jim. L'ambiente di lavoro diventa teso e meno collaborativo. Molti dipendenti adottano comportamenti di coping, cercando - cioè - di adattarsi alle nuove dinamiche senza attirare troppo l'attenzione. Questo comportamento è tipico in situazioni di cambiamento improvviso, dove i collaboratori cercano di mantenere una certa stabilità personale, minimizzando conflitti e situazioni stressanti per cercare di preservare la propria zona di comfort.

Il risultato? Un ambiente di lavoro meno efficiente e armonioso, dove i veri talenti vengono trascurati e i mediocri vengono elevati. Questo non solo demotiva i dipendenti più capaci, ma può anche portare a decisioni aziendali inefficaci e dannose.

Questo episodio di "The Office" ci offre una lezione preziosa: l'importanza di una leadership basata su valutazioni obiettive e competenze reali. I nuovi manager dovrebbero prendersi il tempo per conoscere veramente il proprio team, evitando di farsi guidare da simpatie personali e prime impressioni. Ci sono studi scientifici che evidenziano come le prime impressioni si formano in un lasso di tempo estremamente breve e tendono ad essere molto resistenti ai cambiamenti successivi. Per inciso, Charles si accorge dopo qualche settimana di aver sottovalutato Jim e sovrastimato Dwight e chiede scusa al primo per ridimensionare gli incarichi del secondo. Ma questo succede solo nelle fiction.

Il giudizio di una persona viene costruito nel nostro cervello dalle nostre impressioni iniziali che si giocano nei primi 30-45, ed è uno dei più potenti. E’ molto difficile superare una brutta impressione anche al netto di concrete prove contrarie. Il giudizio implicito è il più resistente ai cambiamenti, tanto che ci costruiamo tutta una serie di pregiudizi per giustificare alla nostra parte razionale il motivo per cui quella persona non ci è piaciuta fin dall’inizio. Ci insegnano a non avere pregiudizi nei confronti dei clienti, ma dovremmo essere ancora più attenti a non averne nei confronti dei colleghi o dei collaboratori. È veramente questione di un attimo quella di etichettare una persona come “ignorante” o “boriosa” o – al contrario – “intelligente” e “affidabile”. Il brutto è che queste etichette non si riescono a cancellare così facilmente.

Questo particolare episodio di "The Office" ci ricorda, con il suo inconfondibile umorismo, che le dinamiche del potere e le relazioni umane sono complesse e richiedono una gestione attenta e consapevole. E forse, invece di tante riunioni ridondanti e “call” poco utili, tutti i capi dovrebbero fermarsi a guardare una puntata di The Office ogni tanto, e riflettere su cosa ci può insegnare.

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E tu? Hai vissuto una storia simile? Raccontamelo scrivendomi a nathan@biancoebruno.it 

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