Venerdì, 11 Ottobre 2024 17:55

“Le nuove generazioni? In realtà non le vogliamo in negozio”

Nei punti vendita sono andati via via scomparendo i prodotti che attirano l’attenzione dei giovani. Oppure sono custoditi sotto chiave.

Mentre in un articolo di Bianco & Bruno [https://lc.cx/JWE2mX] ci domandiamo come riportare i giovani nei punti vendita, io non ho potuto fare a meno di pensare che noi addetti auspichiamo che ciò non accada. Diciamoci la verità, i ragazzini sono una vera scocciatura. Orde di preadolescenti sudati che invadono il reparto computer per giocare a Fortnite lasciando qua e là cadaveri di lattine di energy drink; branchi di teen-ager che toccano tutti i cellulari sopra i mille euro, per scattarsi foto con espressioni stupide emettendo gorgheggi come “Bro! Fra!” quasi come rito di corteggiamento tribale; persino i neonati sanno essere fastidiosi, quando si arrampicano sulle spalle della madre strillando e tossendo muco, mentre la povera donna sta cercando di capire qualcosa sul prodotto che intende acquistare.

Siamo delle brutte persone

Noi commessi siamo spesso dipinti come brutte persone che mal sopportano chi varca la soglia del negozio, quindi non deve stupire il fatto che odiamo anche i bambini. Ciò che stupisce – semmai - è che il disprezzo verso le nuove generazioni sembra una delle poche cose che abbiamo in comune con il management delle nostre aziende. Noi addetti vendita veniamo spinti ogni giorno verso innumerevoli obiettivi più o meno raggiungibili, ma nessuno ci chiede mai di fare il minimo sforzo verso l’accoglienza delle nuove generazioni. Anzi, sembra che anche i vertici del retail siano piuttosto ostili verso i giovanissimi. Forse perché non generano fatturato e sono semplicemente di disturbo alla produttività. Ma allora come possiamo sperare che, quando questi fanciulli saranno grandi, continueranno a visitare i nostri punti vendita? Il bello è che ogni tanto le aziende provano a strizzare l’occhio alle nuove generazioni su TikTok e Instagram rendendosi spesso patetiche come un’ottantenne con il cappellino da baseball sulla decapottabile. Purtroppo non basta sembrare amichevoli con i giovani ogni tanto, bisogna sforzarsi di esserlo ogni giorno.

Loro ci riescono, e bene

Mi viene da prendere ad esempio grandi catene come IKEA e McDonald’s. Nel caso del più famoso mobilificio svedese, verrebbe da pensare che nessuno al di sotto dei trent’anni potrebbe essere attratto dal quel labirinto fatto di camere da letto, soggiorni e cucine. Eppure, se vi è capitato di perdervi in quel dedalo di mobili, avrete notato sicuramente che i bambini ne vanno pazzi. A loro piace giocare al “facciamo finta che” con casette da 25 mq equipaggiate di ogni suppellettile, ai giovani piace sognare come potrebbero arredare la loro futura casa quando finalmente saranno indipendenti, i più grandicelli non disdegnano un aperitivo a 4 euro nel ristorante prima di andare a comprare qualche candela nel mercato del piano inferiore. Insomma, IKEA sta creando un’esperienza d’acquisto per i clienti del futuro. Sta scolpendo un ricordo indelebile nella bambina che viene coinvolta da mamma e papà a scegliere l’armadio della cameretta, sta impressionando la memoria del ragazzo che vuole convincere i genitori a comprare la scrivania da gaming per il computer. Queste persone, una volta economicamente indipendenti, avranno inconsciamente coltivato una tale affezione al brand che la sola vista dell’IKEA dall’autostrada ricorderà loro le giornate trascorse con la famiglia.

Ma vogliamo parlare di McDonald’s? Il demone americano che assassina le mucche a sangue freddo? Ormai la nostra coscienza collettiva dovrebbe averlo rimosso dai luoghi da visitare, dovremmo averlo tutti inserito nella black-list del male assoluto. In un’era nella quale mangiar sano e salutare dovrebbe essere il dogma per un mondo più sostenibile, com’è mai possibile che quando McDonald’s mette il “Crispy” a 2 euro si forma una coda che nemmeno alla Mecca durante il ramadan? Eppure è così. Possiamo dire che McDonald’s attira le nuove generazioni da ben più di una generazione. Se oggi portiamo i nostri figli almeno una volta a mangiare l’Happy Meal da McDonald’s è perché noi stessi ricordiamo quell’episodio come un momento “magico” (in effetti ai miei tempi mi era concesso una volta l’anno, di mangiare “quelle schifezze”). Siamo stati condizionati a pensare che, per un’occasione speciale, un bel voto a scuola o l’inizio delle vacanze, si va da McDonald’s.

Quando ci ho provato

Ricordo, quando ero caporeparto dell’ “Home Entertainment”, che cercavo in ogni modo di trasferire alla clientela la mia passione per un videogame, un film o un album musicale. Il negozio era spesso “meta di pellegrinaggio” dei ragazzi quando c’era il day-one di un titolo importante e mi piaceva allestire le esposizioni più improbabili. Avevo anche organizzato due o tre tornei di videogiochi in negozio. Poi, quando lo streaming ha portato via tutto come il Nulla della Storia Infinita, ci ho provato con i LEGO e con i libri per bambini. Avevo convinto il mio direttore a concedermi uno spazio che avevo occupato con sedie e tavolini per far disegnare i bimbi mentre i genitori stavano facendo shopping.

Nel mio piccolo, anche se non avevo idea di ciò che stavo facendo, stavo pensando: “Se rendo questo ambiente più appetibile per i bambini, forse da grandi torneranno volentieri e non compreranno tutto on-line”. Lo spauracchio di Amazon era solo all’orizzonte, ma già mi preoccupavo per ciò che sarebbe potuto succedere.

Quello che succede oggi

Quello che vedo ogni giorno in punto vendita è che non solo sono andati via via scomparendo i prodotti che potrebbero interessare i ragazzi, ma quei pochi che attirano ancora la loro attenzione (droni, monopattini, console di gioco e computer) sono spesso chiusi sotto chiave, o comunque spenti e inaccessibili. Voi direte: “Ma mica possiamo metterci a provare un monopattino o un drone, suvvia Nathan, sii serio!”. Avete ragione, ma quando vi chiedono qualche informazione in quel campo siete formati a sufficienza? Riuscite a trasmettere l’emozione che si prova a fare un giro in monopattino o a far volare un drone? Senza troppi voli pindarici: nei vostri punti vendita ci sono computer da gaming accesi che si possano provare con un videogioco installato? E le console di gioco? Non credo. Di solito teniamo tutto rigorosamente spento per paura di un’invasione zombie composta da ragazzini in piena pubertà appena usciti da scuola. 

Vi siete mai chiesti se esisteremo ancora tra un decennio? Una generazione, dal punto di vista sociologico, dura circa 20 anni. Ciò significa che i neonati di vent’anni fa sono diventati i consumatori di oggi. Forse li abbiamo ancora “in pugno” perché vent’anni fa erano attratti dai nostri prodotti. Ma quelli che sono nati un decennio fa? E quelli che nascono oggi? Cosa stiamo facendo per attirarli?

Io mi preoccupo spesso di questo, perché so che non devo aspettare che “dall’alto” qualcuno mi venga a dire qualcosa. Il “movimento” di abbracciare le nuove generazioni deve partire da noi, e dovremmo farlo volentieri, senza costrizioni. Primo perché il nostro lavoro può essere meravigliosamente bello quando ti diverti, e secondo perché – se vogliamo davvero arrivare alla pensione lavorando nell’elettronica – non ci basta questa generazione di consumatori, ci serve anche la prossima. (nathan)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------

E tu? Cosa faresti per attirare i giovani nei nostri punti vendita? Scrivimi a nathan@biancoebruno.it

Commenti (0)

There are no comments posted here yet

Invia un commento

Posting comment as a guest.
0 Characters
Allegati (0 / 3)
Share Your Location