Domenica, 24 Maggio 2020 10:21

Imparato (APPLia Italia): "L'anno può essere propositivo e non distruttivo"

L’industria dell'elettrodomestico riparte con i ritmi scanditi dalla sicurezza anti-coronavirus. Quali le prospettive e quali gli insegnamenti per il settore? Risponde Marco Imparato, direttore generale di APPLia Italia, l'associazione dei produttori.

Marco Imparato, direttore generale di Applia Italia Marco Imparato, direttore generale di Applia Italia

Ci stiamo lasciando alle spalle il periodo più difficile vissuto dal dopoguerra, con grandi dubbi su una normalità a cui tutti comunque aspiriamo. Le attività riprendono con grande cautela, e l’Industria dell’elettrodomestico ha adeguato la sua filiera produttiva alle condizioni di sicurezza anti contagio. A Marco Imparato, abbiamo chiesto di raccontarci come  le aziende hanno affrontato questa nuova condizione e quali ricadute si prevedono sull’intero sistema; ad esempio, ci sarà un benefico 'effetto anti-sottocosto'? Imparato è il direttore generale di APPLia Italia, l’associazione che riunisce i produttori di elettrodomestici e apparecchi professionali Italiani, il secondo comparto manifatturiero italiano.

Imparato, come avete vissuto l’emergenza, anche umanamente?
“È Importante sottolineare come la vita associativa sia fatta oltre che di numeri, anche di persone, i soci, lo staff, e le maestranze che formano questo comparto. La situazione che ci siamo trovati a vivere ci ha molto colpito emotivamente. È stato un periodo di contatti intensi con tutti i soci, con un desiderio condiviso e spontaneo di aggregarsi per superare l’ostacolo. Poi ovviamente ci sono stati anche momenti scoraggianti, in cui affiorava un senso di impotenza; nonostante tanto impegno profuso a livello istituzionale, abbiamo avuto la sensazione di scontrarci contro il proverbiale muro di gomma. Ma non è mai venuto meno lo spirito di collaborazione. Che del resto ci è abituale: l’associazione è vissuta dai soci come un luogo di confronto e non di scontro, fuori da temi competitivi. E non da ultimo, abbiamo uno staff efficiente, persone con un’ottima attitudine al rapporto con gli associati, con cui peraltro abbiamo coltivato legami stabili negli anni, un vantaggio per la qualità delle relazioni".

Quali sono stati i momenti più difficili?
“Più che nella fase iniziale, è in quella successiva della definizione della ripresa, che sono emerse le difficoltà. Inizialmente eravamo consapevoli della necessità che coinvolgeva tutto il Paese. Una accettazione non priva di preoccupazione, in vista delle difficoltà che sarebbero seguite. È stato molto difficile, credo per tutti, gestire il complicato dialogo a livello istituzionale, alle prese con variabili di settori e di territori. A un certo punto abbiamo avuto la sensazione che la riapertura delle aziende fosse quasi più legata alla casualità delle situazioni locali che a una strategia nazionale, questo ci ha messo a dura prova, perché facevamo fatica a immaginare una ripresa in determinate condizioni, anche normative. L’emergenza ha enfatizzato le problematiche del nostro ‘Sistema Paese’, e in associazione ci sono stati momenti di comprensibile preoccupazione, per non poter fornire al settore informazioni chiare e precise, pur spendendoci molto per cercare di ottenerle. La fase è superata, sarebbe auspicabile fare tesoro dell’esperienza e cercare di migliorare aspetti organizzativi e programmatici, anche dal punto di vista della semplificazione burocratica”.

Da dove riparte il settore?
“Mi consenta una premessa: arriviamo da un 2019 tutto sommato positivo, in particolare per quei comparti con più spazi di penetrazione e di innovazione. E nello scorso anno siamo cresciuti anche a valore,  lei sa quanto questo non sia un dato marginale. Abbiamo iniziato il 2020 in positivo, i mesi pre-covid-19 hanno registrato una vivacità importante, l’Industria era - ed è - pronta a portare innovazione sul mercato con i suoi prodotti, c’era in vista EuroCucina. Eravamo - e siamo - impegnati con la nuova etichettatura energetica, e con l’innovazione digitale che coinvolge anche i nostri apparecchi. Insomma, un momento positivo per molti aspetti che si è bruscamente interrotto. Da dove ripartiamo? Direi da una grande reattività, è l’atteggiamento che ha caratterizzato i mesi di lockdown. Siamo sempre stati propositivi nella volontà di far ripartire l’attività produttiva, non siamo rimasti a guardare e in molti casi siamo stati noi a proporre soluzioni in linea con le necessità generali del Paese. Ora ci apprestiamo ad affrontare un mercato che avrà delle difficoltà, ma l’Industria che rappresentiamo ha tutti gli elementi per riprendere e continuare i suoi progetti di innovazione e propositività. Riprendiamo nel rispetto dei protocolli di sicurezza sul lavoro, a cui peraltro molto si è lavorato in Confindustria nel confronto con tutte le altre parti sociali, il più delle volte in modo costruttivo e positivo”.

Nella definizione dei protocolli, quanto ha pesato l’esigenza produttiva delle imprese?
“Chiaramente abbiamo dovuto effettuare una revisione e riorganizzazione completa dei processi, adattando la produzione ai requisiti necessari dei protocolli di sicurezza. È chiaro, il nostro comparto non è ripartito al 100%, nel caso qualcuno avesse questo dubbio. La nostra è un’industria essenzialmente di produzione di massa, organizzata fino a ieri per ottimizzare la fase produttiva. Cosa che oggi non può essere, ma nessuno ne ha nemmeno la pretesa. Ciò nonostante, la nostra preoccupazione è stata sottovalutata e non ha inciso sulle trattative di riapertura, questo ci ha frustrato un po’. Oggi comunque tutte le aziende hanno ripreso, certo con produttività diverse rispetto alle precedenti, necessariamente”.

Avete già stimato le conseguenze in termini di produttività, di redditività o di crescita?
“Certamente ogni azienda, ogni socio, avrà fatto accurate valutazioni, ma è complicato fare previsioni in questo momento in sede associativa, le variabili in gioco sono molteplici e alcune non completamente sotto il nostro controllo. Anche molti degli istituti di ricerca più accreditati vedono scenari possibili che vanno dal 'revenge spending' (ripresa degli acquisti per reazione, ndr) a quello diametralmente opposto. Faremo la nostra parte, con la capacità di leggere il mercato (cosa che è nel nostro DNA) e di essere innovatori. In una situazione così dirompente, dopo un lungo periodo passato a casa, anche il nostro vissuto verso gli elettrodomestici è cambiato: dobbiamo saper cogliere questa opportunità. In futuro probabilmente ci saranno budget familiari ridotti per certi ambiti - viaggi e vacanze ad esempio - e magari più sensibili per altre spese”.

Intende gli elettrodomestici? Del resto sono stati istituzionalmente riconosciuti beni primari.
“Mi riferivo proprio a quello: considerare gli elettrodomestici un bene essenziale è rilevare un dato di fatto. Tutti abbiamo fatto le pulizie, lavato i vestiti, preparato colazioni pranzi e cene. Se, come Industria, riusciremo a cogliere queste nuove sensibilità accresciute dal periodo di pandemia, sicuramente nasceranno delle opportunità. E su questo le aziende stanno lavorando. Poi, secondo noi, ci deve essere un aiuto, uno stimolo all’acquisto, anche perché è evidente che ci saranno difficoltà economiche nel Paese”.

Sta parlando di una politica di incentivi?
“Esattamente. Come associazione abbiamo chiesto al Governo di rientrare nella misura attuale dell’Ecobonus in modo più puntuale. Come sa, oggi siamo legati al tema delle ristrutturazioni, che hanno tempi tecnici e impegni economici di un certo tipo. A nostro avviso sarebbe più efficace l’acquisto dell’elettrodomestico in un’ottica di efficientamento energetico, anche legato a un innalzamento dei requisiti di efficienza dei prodotti, ma svincolato da altre condizioni. Proseguire in questi momenti con una politica di sostenibilità ambientale, oltretutto, sarebbe un segnale molto forte. E aiuterebbe a mettere in moto il mercato”.

A proposito di mercato, la maggior consapevolezza fermerà l’erosione del valore?
“Questa è l’opportunità. Tutti noi abbiamo avuto un rapporto più stretto con gli elettrodomestici, sarà nata forse una considerazione maggiore, o diverse esigenze. Se in questo frangente favorevole creiamo le condizioni per spiegare meglio ai consumatori il livello di innovazione che c’è nei nostri prodotti, e i vantaggi che questo porta loro, avremo fatto un ottimo lavoro. Se d’altra parte, magari anche per esigenze comprensibili, si lavorerà solo sulla promozionalità, è chiaro che non usciremo da questo circolo vizioso che da anni ci ripetiamo essere uno dei grandi problemi del settore”.

Anche se non si capisce mai chi comincia a lanciare questo sasso…
“Le cose non sono mai semplici, tutti probabilmente hanno delle responsabilità, logiche di business e criticità. È chiaro che il superamento del meccanismo della promozionalità spinta deve essere un lavoro congiunto. E non a caso citavo fra i risultati del 2019 un aumento del valore, dopo anni in cui non succedeva: è stato un segnale molto interessante, qualcosa si sta muovendo nella direzione della valorizzazione dell’innovazione. Continuare a pensare al prezzo come unico target, probabilmente significa banalizzare la percezione del consumatore”.

Esiste una stima di quanto peseranno i costi della ripartenza in sicurezza?
“Non è un dato disponibile al momento. Comunque, è un’Industria con una marginalità che - ahinoi - conosciamo, tutto il meccanismo era tarato su efficienza ed efficacia di processo. Se questo meccanismo viene modificato, si ottengono risultati diversi”.

Sta dicendo che in questo momento il bilancio economico non è la priorità dell’Industria, anche se è difficile da credere?
“Sì e anzi sottoscrivo in pieno questa affermazione, è la realtà di questo momento, anche se l’Industria è percepita con sospetto, in parte a causa del confronto che l’ha messa in contrapposizione con il tema della sicurezza del lavoro. Trovo che sia stata un’ impostazione perlomeno distorta. Penso che dovremmo essere più positivamente consapevoli della consistenza dell’industria manifatturiera, una bella fetta dell’economia nazionale, con tanti posti di lavoro, un importante patrimonio socio-economico del Paese. Confermo, per le nostre industrie l’esigenza di ripartire è stata mossa da una volontà di sopravvivenza più che di profitto. L’obiettivo è tener in vita il comparto, per poi ripartire a pieno regime. E senza deroghe sulla sicurezza degli ambienti di lavoro. Riguardo a questo poi, la fabbrica con tutte le misure previste è risultata uno dei luoghi più sicuri, più di molte altre situazioni della vita quotidiana. Dunque ha ferito un po’ vedere che il serio impegno dell’Industria a riguardo sia stato poco percepito, anzi, forse addirittura travisato. Comunque, per la nostra associazione questo deve essere uno stimolo a comunicare in maniera più efficace, con un taglio diverso, forse più emozionale. Dobbiamo cercare di far conoscere meglio i valori di un settore presente fin dall’inizio nella storia industriale del Paese, fortemente radicato nel territorio, fortemente collegato allo sviluppo di tante regioni e comunità locali”.

E ai progetti previsti per il 2020 - FTK e nuove etichette energetiche - cosa succederà?
“Riguardo a FTK (il salone per le tecnologie della cucina, ndr), in ambito di EuroCucina, abbiamo condiviso e apprezzato la decisione di prorogare questo appuntamento al prossimo anno. Ora la sfida sarà organizzare l’evento in modo da dare il giusto risalto a tutti i settori che parteciperanno, auspichiamo per l’anno prossimo un’edizione con i fuochi d’artificio. Sul fronte delle nuove etichette energetiche abbiamo chiesto alla Commissione Europea una misura chirurgica - un rinvio di 4 mesi -  un tempo piuttosto contenuto, ma che riflette realisticamente il rallentamento forzato di tutta la filiera coinvolta, dalla ricerca e sviluppo alla produzione, fino alla fase di certificazione. Ma vogliamo che sia chiaro, il processo della nuova etichetta energetica è già in marcia, la proroga richiesta non è assolutamente un passo indietro dell’Industria sul fronte dell’efficienza energetica, ma solo il rilevare una effettiva difficoltà che la filiera coinvolta ha subito a livello europeo. Ci aspettiamo l’accettazione del rinvio, peraltro condivisa da tutti i soggetti coinvolti”.

Vuole fare un pronostico per il 2020, per quanto le è possibile?
“Se ci saranno corretti stimoli al consumo, se da parte dell’Industria - cosa di cui sono certo - ci sarà la capacità di cogliere nuove opportunità, il 2020 registrerà qualche perdita, ma sarà un anno propositivo, e non distruttivo. Come ho già detto, la nostra attitudine è di reagire”. (l.c)