Martedì, 05 Gennaio 2021 21:47

La componentistica per elettrodomestici e le sfide poste dalla pandemia

Intervista con Daniele Pianezze, Capo gruppo componenti APPLia Italia.

Non ci pensiamo spesso: gli elettrodomestici sono un insieme di componenti, decine e centinaia di pezzi assemblati in un progetto finalizzato a quella determinata funzione. L’Italia ha una forte tradizione nel settore della componentistica, con andamenti alterni nell’avvicendamento delle migrazioni produttive verso il Far East prima, e di ritorno verso l’est Europa dopo. Il nostro Paese ospita distretti produttivi di componenti e centri di eccellenza che, in simbiosi con i produttori, stanno sviluppando soluzioni sostenibili, con la sostituzione di diverse parti in plastica tradizionale con materiali ecosostenibili come carta, bioplastica (derivata da materie prime rinnovabili o biodegradabili, come amido o canna da zucchero), oppure plastica sottoposta a riciclo. Esiste, ad esempio, il cestello per lavatrici fatto con pet riciclato, o il frigorifero bio, prodotto con poliuretano bio come materiale isolante e composti bio ottenuti da scarti alimentari (da soia, gusci di uova e mais). I componenti contenuti negli elettrodomestici a fine vita, lo ricordiamo, sono fonte di materie prime seconde, cioè materiali recuperati come il ferro, l’acciaio, l’alluminio, il rame, eccetera. E l’obiettivo della normativa europea sull’EcoDesign punta a prodotti con un alto grado, non solo di riciclabilità, ma anche di riparabilità. Per conoscere meglio questa realtà abbiamo parlato con Daniele Pianezze (nella foto), Capo gruppo componenti di APPLia Italia.

Pianezze, quali componenti per elettrodomestici si producono in Italia?
“La filiera componentistica è un settore strategico per l’industria eldom, contribuisce allo sviluppo e al progresso tecnologico del settore, in particolare per i prodotti di alta gamma. L’offerta è molto ampia e articolata, e va dal distretto del componente meccanico al più complesso sistema elettronico. L’Italia vanta una storia illustre: qui sono nati alcuni fra i brand fondatori del mercato di elettrodomestici, un percorso in buona parte condiviso con la filiera dei componenti. Per rispondere alla domanda, a fronte di una produzione annuale che supera i 20 milioni di apparecchi tra frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, prodotti della cottura, cappe, scaldabagni e apparecchi per il riscaldamento domestico, in Italia copriamo tutta la profondità dell’offerta componentistica per gli apparecchi che ho elencato. Questo consolidato rapporto ha consentito, nel corso degli anni, lo sviluppo - e il vanto - di un comparto all’avanguardia, con uno sguardo professionale e operativo, in grado portare innovazione nel mercato di riferimento”.

Come si colloca la componentistica italiana nel panorama internazionale?
“Da diversi anni anche il nostro comparto è entrato a far parte di una rete internazionale di ‘catene del valore globali’ o ‘global value chains’, imprese leader con affiliate estere e fornitori strategici. Il know-how dei distretti industriali, dove le nostre specializzazioni sono fortemente radicate, e la capacità di rimanere sempre competitivi attraverso la giusta combinazione di automazione e de-localizzazione, stanno ancora continuando a premiarci, nonostante la presenza di una proposta aggressiva da parte di produttori extra-UE, che incide negativamente sul valore del prodotto”.

Quali conseguenze ha la pandemia sulla filiera?
“Inizialmente, in particolare nella prima metà dell’anno, abbiamo subito il contraccolpo: una riduzione delle vendite, l’incertezza sui piani di investimento e la perturbazione sulle catene di approvvigionamento, hanno condizionato in modo importante le nostre produzioni. È importante sottolineare che questa situazione, però, ha evidenziato la fragilità di una supply chain globale, immediatamente compromessa dalle contingenze che conosciamo. Il che ha stimolato riflessioni sull’importanza strategica di una catena di fornitura europea, che avrebbe il risolutivo vantaggio di consolidare una filiera più forte ed efficace in questo continente. E come capogruppo di un’associazione non posso non evidenziare come la situazione richieda un’azione diretta di politica economica con due principali obiettivi: preservare il tessuto produttivo del Paese e impedire che la recessione profonda vissuta nella prima parte del 2020 si traduca in una depressione prolungata, con effetti sul tessuto produttivo nazionale”.

Quali sono dunque le prospettive del comparto a livello nazionale e globale?
“A livello europeo, e direi mondiale, siamo ancora di fronte a un clima di forte incertezza, generato dall’attuale impossibilità di prevedere tempi e modi dell’andamento e conclusione di questa pandemia. Si sta consolidando una ricomposizione del paniere, sfavorevole per vari capitoli di spesa quali l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricettivi e di ristorazione e, invece con una maggiore attenzione per l’ambiente domestico. Dal mese di agosto abbiamo assistito a una sostenuta ripartenza dell’intero mercato eldom, che sta interessando tutti i comparti e che sembra voler proseguire in questi termini anche nei prossimi mesi. L’effetto inaspettato sul settore della componentistica di tale picco della domanda (che ha superato circa il 30%) si sta rivelando una sfida per l’intera filiera produttiva, che sta implementando tutte le azioni necessarie per dare risposte all’altezza di questo incalzante aumento e ritmo operativo. Un simile momento di positività non ci deve però distogliere dal continuare a ricercare, con i nostri clienti e con le istituzioni, una visione d’insieme a lunga scadenza per accrescere e potenziare ulteriormente il quadro collaborativo e identificare anche una nuova strategia di competitività. Il particolare momento potrebbe offrire l’occasione propizia per mettere a punto una strategia più efficace per il sostegno del settore della componentistica e in particolare delle PMI: come sappiamo, le aziende di piccole dimensioni, spesso realtà di eccellenza, risultano penalizzate da un punto di vista del potere contrattuale, della capacità di operare in mercati più complessi e a volte geograficamente più distanti”.

Verso una economia circolare: cosa cambia – se cambia qualcosa – per la componentistica?
“Il settore della componentistica è certamente un anello importante nella catena produttiva generata da questa nuova mentalità di consumo. Il nostro compito è quello di rimanere, come abbiamo sempre fatto, al fianco dei nostri clienti, offrendo loro prodotti sempre meno impattanti e sempre più performanti, grazie alle continue ricerche che vengono effettuate sui materiali e sui processi produttivi. L’obiettivo comune è un nuovo modello di economia in grado di rigenerare le risorse dei prodotti a fine vita, ridurre la produzione di rifiuti non riciclabili, da smaltire in modo quanto più intelligente possibile, identificando tecnologie e metodi innovativi che aumentino l’efficienza del processo e riducano dispendi e consumi”. (l.c.)