La casa italiana sta diventando sempre più smart. Non è certo ancora, nella maggior parte dei casi, la casa completamente automatizzata che abbiamo imparato a immaginare attraverso film e serie televisive, ma la tecnologia intelligente sta entrando progressivamente nella quotidianità. A crescere non è soltanto il numero di dispositivi connessi: cambia anche il modo in cui gli italiani guardano alla tecnologia domestica. Dalla possibilità di controllare un apparecchio attraverso una app si passa infatti all’aspettativa di semplificare le attività quotidiane, ridurre i consumi, migliorare il comfort e, sempre più, anticipare alcuni bisogni. I dati della nuova edizione dell’Osservatorio Green Home Smart Home Eumetra (rilevati a fine giugno 2026), realizzato su un campione di 2016 famiglie italiane, fotografano bene questa evoluzione.
Accelerazione
Il primo dato da cui partire è la penetrazione della Smart Home: nel 2026 arriva al 33% delle famiglie italiane, con un’accelerazione significativa rispetto al 29% del 2025. La crescita è ancora più evidente se guardiamo alla prospettiva di lungo periodo: nel 2017 le dotazioni Smart Home o gli smart speaker connessi ad apparecchi di casa erano presenti appena nel 4% delle famiglie. Nel giro di dieci anni il dato è quindi otto volte superiore. Chi sono gli italiani più vicini alla Smart Home? La risposta non sorprende del tutto, ma offre alcuni spunti interessanti. La penetrazione raggiunge il 44% tra i 35-44enni e il 42% tra gli under 35, per scendere al 34% tra i 45-54enni, al 31% tra i 55-64enni e al 20% tra gli over 64. L’età conta, dunque, ma non è l’unica variabile. La Smart Home è infatti molto più diffusa nelle abitazioni percepite come efficienti: arriva al 54% nelle case considerate molto efficienti, contro il 29% nelle abitazioni giudicate non efficienti. È un’associazione tutt’altro che casuale. La tecnologia domestica trova terreno fertile quando intercetta un bisogno concreto: vivere meglio la casa, ma anche gestirla meglio.
Cosa facciamo già oggi
Tra le funzioni effettivamente gestite attraverso app e sistemi Smart Home - e dunque usate - si registra nel 2026 un aumento significativo nella gestione del climatizzatore, che passa dall’8% all’11% delle famiglie complessive, ma che, riportato a chi ha strumenti Smart home, significa una crescita dal 37% al 41% di uso effettivo. Crescono anche il controllo del termostato smart dal 10% al 12%, l’illuminazione dall’11% al 12% e la gestione di lavatrici e altri elettrodomestici dal 6% all’8%. Aumentano inoltre le funzioni legate alla sicurezza: l’utilizzo di sistemi anti-intrusione e antifurto passa dal 7% al 9%, quello delle videocamere dall’8% al 9% e quello dei sensori di movimento dal 5% al 7% (tutti i dati sono calcolati sul totale delle famiglie italiane). Il quadro è interessante perché mostra come la Smart Home stia progressivamente uscendo dalla dimensione dell’“oggetto tecnologico” per diventare un insieme di servizi che rispondono a bisogni domestici molto concreti. E quando si chiede agli italiani - considerando tutti, anche chi non ha dotazioni Smart Home - quali funzioni considerino più interessanti, il quadro è ancora più chiaro. Al primo posto troviamo l’impianto anti-intrusione/ antifurto, indicato dal 41% delle famiglie, seguito dai sensori per perdite di gas o acqua al 41%, ovvero gestione della sicurezza. Seguono il termostato smart al 39%, il monitoraggio dei consumi energetici (34%), la gestione del climatizzatore (33%), i sensori di movimento (31%) e le videocamere (30%). La gerarchia delle aspettative è quindi significativa: sicurezza, efficienza, comodità. La Smart Home interessa quando permette di proteggere, risparmiare, controllare e semplificare.
Più facile da gestire
Ed è proprio su questo terreno che l’intelligenza artificiale può rappresentare un cambio di paradigma. Perché un dispositivo connesso ci permette di fare qualcosa da remoto. Un dispositivo dotato di AI può invece, almeno potenzialmente, imparare dalle nostre abitudini, interpretare le informazioni disponibili e suggerire o compiere autonomamente alcune azioni. La domanda posta dall’Osservatorio Green Home Smart Home Eumetra a chi già possiede device e app Smart Home è quindi particolarmente interessante: quali miglioramenti potrebbe porare l’intelligenza artificiale? La risposta mette in evidenza una priorità molto concreta. Al primo posto troviamo la semplificazione nell’utilizzo dei dispositivi, indicata dal 50% degli intervistati. Praticamente a pari merito arriva il risparmio energetico. Solo al terzo posto troviamo il maggiore comfort (43%). Seguono la maggiore interazione tra dispositivi (28%) e i suggerimenti sulla manutenzione e sulla riparazione (19%). In sintesi, gli italiani non sembrano chiedere all’AI una casa più tecnologica. Chiedono una casa più facile da gestire.
Maggiore autonomia
Immaginiamo una situazione molto semplice. Oggi possiamo accendere il climatizzatore da remoto, magari qualche ora prima di rientrare a casa. Domani il sistema potrebbe imparare le nostre abitudini, conoscere gli orari in cui normalmente rientriamo, leggere le condizioni climatiche esterne e interne e decidere autonomamente quando intervenire. La differenza non sta quindi soltanto nella tecnologia utilizzata, ma nel tipo di relazione che instauriamo con essa. Da un lato abbiamo un dispositivo che aspetta un comando. Dall’altro, un sistema che interpreta un contesto e propone - o compie - un’azione. È il passaggio dalla casa connessa alla casa assistita. E i dati dell’Osservatorio Eumetra suggeriscono che proprio questa potrebbe essere la direzione più interessante: non necessariamente più funzioni da imparare e utilizzare, ma meno attività da gestire direttamente. La semplificazione, infatti, è al primo posto tra i benefici attesi dall’IA, prima ancora del comfort.
L'efficienza resta il grande driver
Non deve stupire nemmeno il secondo posto fra i vantaggi dell’IA, ovvero il risparmio energetico. La casa è oggi uno dei territori nei quali tecnologia, sostenibilità ed economia familiare si incontrano più chiaramente. Un sistema intelligente che permette di ottimizzare il funzionamento degli apparecchi può produrre contemporaneamente un beneficio ambientale e uno economico. È significativo che anche tra le funzioni Smart Home considerate più interessanti il monitoraggio dei consumi energetici raggiunga il 34%, collocandosi tra le prime posizioni. L’IA potrebbe quindi rendere ancora più evoluta questa funzione: non limitarsi a mostrare quanto consumiamo, ma aiutarci a capire come consumare meglio identificando anomalie, suggerendo comportamenti e coordinando dispositivi diversi. In questo scenario il valore della tecnologia non è tanto nella quantità di dati che riesce a raccogliere, quanto nella sua capacità di trasformare i dati in decisioni utili.
Diventare un sistema
Un altro elemento interessante riguarda la crescente interazione tra dispositivi. Oggi più di un italiano su quattro considera importante, tra i possibili benefici dell’IA, una maggiore interazione tra i diversi device Smart Home. Si tratta di uno dei territori che potrebbe rappresentare una maggiore evoluzione futura. Perché la vera intelligenza di una Smart Home non risiede necessariamente nel singolo apparecchio. È nel “sistema”. Un climatizzatore, un termostato, un sistema di illuminazione, una lavatrice e un sistema di monitoraggio dei consumi possono essere molto più utili quando condividono informazioni e contribuiscono a un unico obiettivo: rendere la casa più efficiente e confortevole. È qui che l’IA può fare la differenza: non soltanto rendere “smart” i singoli dispositivi, ma farli lavorare insieme.
Quasi visibile
C’è infine un paradosso interessante. Più la tecnologia diventerà intelligente, meno probabilmente sarà percepita come tecnologia. La Smart Home delle origini era fatta di app, dashboard, pulsanti, notifiche e dispositivi da controllare. La casa assistita dall’IA potrebbe invece essere quasi invisibile. Non dovremo necessariamente aprire una app per regolare la temperatura. Non dovremo ricordarci di controllare i consumi. Non dovremo necessariamente capire quale programma scegliere per un elettrodomestico. Non dovremo accorgerci che un sistema ha rilevato un’anomalia prima che si trasformi in un problema. La tecnologia lavorerà dietro le quinte. Ed è proprio questo che rende interessante il futuro della Smart Home: il progresso non si misurerà soltanto in ciò che i dispositivi saranno capaci di fare, ma da quante cose riusciranno a togliere dalla nostra lista di quelle da fare.
Da smart home a "assisted home"
I dati dell’Osservatorio Green Home Smart Home di Eumetra raccontano quindi una traiettoria precisa. La Smart Home è ormai presente in un terzo delle famiglie italiane e continua a crescere. Le funzioni più interessanti sono quelle che rispondono ai bisogni fondamentali della casa: sicurezza, efficienza, controllo e comfort. E quando entra in scena l’intelligenza artificiale, le aspettative si concentrano soprattutto su semplificazione e risparmio energetico, prima ancora che sul comfort. È un’indicazione importante anche per aziende e produttori. Il futuro della casa intelligente non sarà necessariamente quello della tecnologia più sofisticata, ma quello della tecnologia più rilevante per la vita delle persone. Una casa davvero intelligente non sarà quella che ci chiederà di imparare più funzioni. Sarà quella che capirà quando non abbiamo voglia di farlo. E forse è proprio questo il vero significato dell’IA applicata alla casa: non una tecnologia che prende il nostro posto, bensì che ci restituisce tempo, semplicità e controllo.
Rosanna Savoldelli
Senior Consultant Eumetra
(www.eumetra.com)









