Giovedì, 21 Febbraio 2019 11:35

Il mio nome è Ilario Galimberti

Paolo Berra, genero di Ilario Galimberti oltre che suo storico manager, ci invia una lettera a dir poco commovente in cui ricorda l'uomo e l'imprenditore Galimberti. La pubblichiamo con grande piacere, ringraziandolo, e con profonda emozione.

Non so dove mi trovo vestito di bianco in questo lungo corridoio dove tutto è sfuocato, sembrano ali di un aereo, sembrerebbero delle nubi. Che strano, poco fa ero a letto con di fianco a me tutta la mia famiglia: mia moglie, i miei tre figli, il genero, la nuora, i miei nipoti e le compagne dei miei nipoti e adesso…..forse ho capito dove sono.

Sono partito per il “GRANDE VIAGGIO”, con un biglietto di sola andata.

Adesso sento una voce che mi chiama per nome, gli dico: "Sono qua, arrivo subito", e nel frattempo sto vedendo la mia vita come in un film al cinema.

Ricordo che sono nato in una famiglia modesta, ho studiato quanto bastava perché all’età di dodici anni ho iniziato a lavorare per non pesare sulle spalle della mia famiglia che faceva fatica a mantenere quattro figli. Io ero il maggiore e dovevo dare l’esempio a tutti, così mi aveva insegnato mio papà.

Iniziai a lavorare da uno zio di Seregno che mi mandava a Milano a ritirare la merce, vi chiederete con quali mezzi dato che avevo 12 anni: un carretto bicicletta. Forse non vi ricordate più come erano fatti, avevano un cassone grande davanti e il sellino con un pezzo di bicicletta dietro per pedalare. Io facevo fatica perché non ero ancora alto come ora, ma con l’orgoglio tutto si fa e così su strade non asfaltate, piene di buchi andavo a Milano a ritirare cucine, frigoriferi e lavatrici.

Questo fu l’inizio della mia carriera lavorativa. Poi venne la GUERRA, la seconda guerra mondiale e mi schierai con i partigiani. Ho combattuto per i diritti e la libertà del Popolo Italiano.

Finita la guerra andai a lavorare come operaio all’ACNA, un’azienda di prodotti chimici, ma avevo un SOGNO, quello di riuscire un giorno ad aprire un negozio di elettrodomestici, perché mi è sempre piaciuto portare il progresso nelle abitazioni di tutti. Ricordo quando ho incontrato una mia compagna di lavoro in ACNA, una ragazza molto carina e grande lavoratrice, fin dal primo istante ho pensato che sarebbe stata la compagna della mia vita e così è stato. Ci sposammo e con coraggio decidemmo di intraprendere il sogno di un’attività commerciale in proprio, affrontammo insieme mille difficoltà, ma con tenacia, onestà e voglia di lavorare abbiamo superato TUTTO.

La vita oltre al lavoro è FAMIGLIA e la mia amata sposa mi ha dato TRE figli di cui ne vado orgoglioso perché ognuno di loro per carattere e attitudine nella vita mi ha riempito di gioia e soddisfazione.

Ricordo quando dal primo negozietto di tre metri per tre, che mi sembrava grandissimo, decisi di passare ad uno più grande fino a realizzare il primo centro di elettrodomestici più grande d’Italia e un decennio dopo il più grande d’Europa.

Ma ricordo anche quando parlando con dei colleghi che vendevano gli elettrodomestici in altre regioni d’Italia decidemmo di unirci per poter acquistare meglio e fare risparmiare i consumatori e così decidemmo di formare una catena che oggi si chiama EURONICS ed è presente in 25 nazioni d’Europa.

E quando andai dai produttori di elettrodomestici e gli chiesi di produrre i frigoriferi da incasso, perché ero stufo di vedere i mobilieri modificare i frigoriferi che il più delle volte dopo non funzionavano neppure bene. Disegnai personalmente come dovessero realizzarli e in seguito anche le cucine e le lavastoviglie. Mi fa piacere che ancora oggi la mia idea sia una realtà, vuole dire che ci avevo visto giusto.

Un’altra cosa ricordo: quando ho compiuto i miei primi ottant’anni, tutti i miei collaboratori mi hanno regalato una pergamena con riportata una frase che ripeto sempre: NELLA VITA BISOGNA AVERE PRINCIPI.

Per me è talmente radicata che non avevo fatto caso alle tante volte che l’avevo pronunciata.

Adesso che ho compiuto 93 anni ho chiesto più volte di andare a lavorare in Azienda, ma mi dicono che mi porteranno domani, “oggi stai a casa tranquillo”.

Paolo Berra