Sabato, 01 Maggio 2021 09:07

Microplastiche: dai tessuti sintetici altre minacce per l’ambiente

I comportamenti da tenere per combattere una fonte di inquinamento che si annida nelle nostre abitudini quotidiane.

Chi aveva mai pensato che gli abiti potessero inquinare il mare? E invece pare proprio così: l’inquinamento da microfibre sintetiche è uno dei più recenti capitoli della ‘plastic pollution’, l’inquinamento globale provocato dalla plastica.

Sul fatto che questo materiale fosse un grave problema per l’ambiente, ci pareva di avere una certa consapevolezza. Usiamo - si spera - piatti e altri oggetti monouso biodegradabili; quelli in plastica, peraltro, sono stati messi al bando da una normativa europea, e al supermercato ci siamo abituati ai fragili sacchetti biodegradabili. E non abbandoniamo nulla per strada. Ora dovremo prestare attenzione a un’altra fonte di inquinamento, il tessuto sintetico. Il quale a ogni lavaggio rilascia nell’acqua - e di conseguenza nei mari, laghi e fiumi - valanghe di microfibre. Ovviamente i filamenti rilasciati dai tessuti naturali non sono un problema, si decompongono ecologicamente e in breve tempo; un tessuto in cotone, per esempio, si degrada in circa due mesi. Ma, come sappiamo, nei nostri armadi oggi trovano posto molti capi realizzati in tessuti sintetici, sono comodi, facili da lavare, non si stirano, sono alla moda e mediamente costano meno: il poliestere è protagonista del fast fashion. Purtroppo, per tutte le comodità che offre, questo materiale chiede un prezzo da pagare piuttosto alto: inquina l’ambiente con i micro-filamenti di plastica, rilasciati nell’aria mentre indossiamo un capo sintetico, e nell’acqua quando lo laviamo. Si stima che ogni anno i lavaggi delle lavatrici domestiche producano circa 700 mila tonnellate di microfibre plastiche, dei due milioni riversati ogni anno negli oceani. Anche perché gli impianti di trattamento delle acque non sono in grado di filtrare particelle così microscopiche.

Il fenomeno è oggetto di studio da parte di molti enti e istituti, Recentemente è stato analizzato e, per quanto possibile, misurato dal progetto Mermaids, condotto dal CNR -Centro Nazionale di Ricerca - in consorzio con altri enti. Secondo questo studio, a ogni ciclo di lavaggio vengono rilasciate nell’acqua da 6 a 17,7 milioni di microfibre, e ogni anno in Europa vengono effettuati 36 miliardi di cicli di lavaggio in lavatrice. Se aggiungiamo che circa il 60% dei prodotti, nel ‘fashion market’, sono abiti sintetici, si fa presto a fare due conti. Per citare un dato più vicino al nostro quotidiano, e più immediato, dobbiamo sapere che una giacca in pile rilascia a ogni lavaggio circa 1 milione di microfibre, una sciarpa in acrilico circa 300 mila; un paio di calze di nylon circa 136 mila.

Quali soluzioni
Si tratta di un problema piuttosto complesso, a cui gli attori interessati stanno lavorando, almeno i più virtuosi dell’industria tessile, dell’elettrodomestico, della moda, insieme agli istituti di ricerca. Secondo le conclusioni del progetto Mermaids, per risolvere il problema gli ambiti di intervento sono: applicare filtri alle lavatrici in grado di intercettare le microfibre; creare tessuti sintetici che non rilascino fibre durante il lavaggio; creare trattamenti ecologici per i tessuti o detergenti che prevengano la perdita di fibre; e magari trovare innovazioni ancora da scoprire oltre la nostra immaginazione.

Cosa possono fare i consumatori
In commercio esistono dispositivi come sacchetti dove riporre gli indumenti, palline da inserire nella lavatrice, filtri da montare sul tubo di scarico della lavatrice, tutti più o meno efficaci, più o meno complicati da gestire. Nell’attesa di soluzioni e sviluppi più standardizzati, comunque, noi consumatori possiamo fare la nostra parte. Ed è lo stesso progetto Mermaids a darci le coordinate di un comportamento “anti microfibra”. Eccole:

Lavare meno: fare meno lavaggi in lavatrice.
Fare cicli a pieno carico: nel cestello pieno si riduce la frizione sui tessuti e dunque il rilascio di fibre.
Usare detersivi liquidi invece che in polvere: lo strofinamento dei grani di detersivo sui tessuti aumenta il rilascio delle fibre.
Usare ammorbidenti: alcuni componenti contenuti in questi prodotti riducono la frizione fra le fibre, riducendo la perdita di fibre.
Lavare a basse temperature: le alte temperature danneggiano alcuni tessuti, provocando il rilascio delle fibre.
Evitare lunghi cicli di lavaggio: causano maggior frizione sui tessuti e maggior perdita di fibre
Centrifugare a bassi giri: un alto numero aumenta la frizione fra gli abiti e la possibilità di rilasciare fibre.
Non buttare nello scarico i residui di ‘lanugine’ che si crea nell’asciugatrice, ma smaltirli nella pattumiera.
Evitare di acquistare abiti in tessuto sintetico, preferendo lana, cotone, lino, seta e le altre fibre naturali. (l.c.)