Sabato, 25 Aprile 2020 11:26

LETTERA: “Riflessioni sul nostro settore: fornitori, distribuzione e consumatori“

Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di un importante manager industriale nonché la risposta dell’editore di Bianco & Bruno, Graziano Girotti.

Gentile redazione,

in questi giorni, in cui tutti dobbiamo misurarci con una pandemia a cui nessuno era preparato, emergono tutti i limiti e le incongruenze, fino ad ora nascoste o ignorate, del nostro modello di business (uso con riluttanza termini inglesi, mi sono ripromesso di usare il più possibile la mia lingua italiana, madre latina di tutti gli idiomi occidentali).
Tralascio le riflessioni su persone e professionalità messe alla prova dalla crisi e sul “lavoro agile” di cui molto si potrebbe discutere; sintetizzando, mi limito ad osservare che, a fronte di tante teorie, nelle emergenze esce il vero, cioè il meglio e il peggio di ognuno.

In questo periodo sono molte le evidenze emerse sul fronte del sistema ‘Fornitori’ del nostro Paese, in modo particolare per la filiera produttiva, cioè per chi produce in Italia e/o nell’ambito europeo, ma la più chiara è la non completa indipendenza dalla produzione orientale. Aspetti considerati marginali hanno generato il risultato che, per una vite o per una scheda elettronica che non riesce ad arrivare dal Far East, non si può costruire un prodotto finito, pur considerato e marchiato non cinese.

La fase di re-localizzazione di prodotti, di cui in passato si era delocalizzata la produzione in Cina - o paesi simili -, era ed è già massicciamente in atto, riguarda molte aziende ma la crisi ha affinato le logiche di sub fornitura, accelerando ancora di più il rilancio ed evidenziando il ruolo strategico della filiera di componentistica sia nazionale che europea.

Sia chiaro, per quelle aziende che hanno “cervello e braccia“ in Italia e/o in Europa, e competono a livello globale, il mix tra produzioni a basso e alto costo è strategico e vitale, ma ci sono dei distinguo e il fenomeno industriale di ritorno, a cui accennavo, ne è la prova: la filiera produttiva tende e tenderà ad essere più nazionale ed europea.

Un’altra riflessione, conseguente, riguarda la distribuzione e i consumatori. Questa parte della filiera, ora mi vien da dire apparentemente globale, non è nemmeno europea, è squisitamente locale, nazionale. Persino il big delle vendite online, gigante mondiale, ragiona con offerta e servizi locali e, anzi, super locali.

Tutto questo porta a evidenziare un aspetto che in tempi normali non avrei mai preso in considerazione e, pensando alla ‘Catena del Valore’ di scolastica memoria, oggi mi sembra dichiarabile e realistico.

Tutta la filiera produttiva, fabbriche, indotto, subfornitura, servizi, sono costituite da persone che sono anche consumatori. E i consumatori hanno un ruolo fondamentale nel nostro modello economico. Non voglio arrivare a parlare di sciovinismo alla francese, o di protezionismo, ma in molti paesi europei i consumatori tendono a privilegiare le aziende nazionali e i loro marchi, noi molto meno. In Itala “nemo profeta in patria” è la regola.

In conclusione, se ognuno deve fare la sua parte e “insieme ce la faremo”, da parte della distribuzione, nel rispetto delle regole e senza ostracismi, assicurare una maggiore offerta di prodotti di aziende italiane con rilevante produzione in Italia e/o in Europa, alimenterebbe virtuosamente e economicamente la catena del valore nazionale. Perché appare chiaro: a parte il sostegno della EU o della BCE, ogni nazione dovrà cavarsela da sé. Molto più del solito sono in contatto con i miei colleghi europei: garantisco che un sano nazionalismo sta cominciando a emergere come logica comportamentale per il futuro in tutti gli ambiti economici, e non solo. (un Dirigente Italiano, lettera firmata)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Caro Dirigente Italiano,

lei solleva temi il cui peso specifico è destinato, piaccia o meno, ad aumentare in modo esponenziale nel futuro prossimo. Temi sui quali ci si dovrà confrontare. I cambiamenti che l’emergenza sanitaria ha scatenato o accelerato sono numerosi e destinati a rivoltare come un calzino anche il mercato dell’elettrodomestico e dell’elettronica di consumo.

Ciò che in queste settimane di quarantena abbiamo raccolto parlando con gli operatori del trade che hanno lavorato, porta a un consumatore in cerca di sicurezza, di fiducia, di soluzioni rapide ed efficaci ai suoi problemi. Un consumatore in cerca di qualità, insomma. Quella qualità che nell’ultimo quindicennio ha sempre incontrato ostacoli per emergere alla luce del sole, offuscata da promozioni banali - e spesso anche ridicole - nonché da prezzi altrettanto banali oltre che controproducenti.

Noi eravamo e restiamo più che mai convinti che la strada della qualità nel dialogo con il consumatore finale debba restare quella maestra. A questo consumatore si deve offrire l’opportunità di portarsi a casa il prodotto corretto sia che possa spendere 100 euro, 500 euro o 1000 euro. Ma per individuare il prodotto corretto, con il signor Rossi bisogna parlarci di più, ascoltarlo di più, capirlo di più. In ogni fascia di prezzo il consumatore deve poter aspirare ad avere il prodotto giusto e migliore al prezzo giusto. Prodotto giusto e prezzo giusto: due direttrici che se perseguite con efficacia da parte del trade e dell’industria condurrebbero a una “igienizzazione” salutare del settore.

Non trascurerei neppure la marca e il suo modo di parlare al consumatore. Il quale vuole sapere tutto di essa, e anche su questo fronte molte industrie devono trovare la forza di liberarsi dai condizionamenti del trade. In sostanza, la sfida - tanto dal lato dei fornitori quanto da quello della distribuzione - è di offrire maggiori strumenti a chi acquista per farlo in modo consapevole. Nel senso più autentico e ampio del termine. Al di là delle conseguenze sui processi produttivi innescate dal Coronavirus. Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà. Vero. Ma l’emergenza sanitaria ha suonato la campanella. (graziano girotti)