Torniamo a parlare del problema della dispersione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, ovvero di quel fenomeno che - con portate diverse - causa il mancato conferimento dei RAEE per l’avvio al corretto riciclo. Nel 2022, ancora una volta, si registra una preoccupante contrazione: il volume raccolto in tutta Italia è del 6,2% inferiore rispetto al 2021, quando già la situazione non era affatto rosea. Il dato forse più preoccupante è che la raccolta si è ridotta per tutti i raggruppamenti e solo due sono le regioni virtuose (Sicilia e Puglia). E allora dove finiscono i RAEE? Principalmente in due luoghi: restano nelle nostre case oppure si muovono verso una gestione illegale e poco trasparente. In entrambi i casi siamo di fronte a danni per l’ambiente e gravi mancate occasioni di circolarità. Come ormai è noto, grazie anche alla recente attenzione della Commissione Europea sul tema, i RAEE sono miniere straordinarie di materie critiche prime e seconde, e debbono giocare un ruolo da protagonista come fonte di approvvigionamento.
RIFIUTI INVISIBILI
Come riporta il WEEE Forum, la più grande associazione internazionale di sistemi per la gestione dei RAEE di cui Cobat RAEE fa parte, secondo le Nazioni Unite quest’anno in tutto il mondo arriveremo a produrre 8 kg di rifiuti elettronici a persona. Ciò significa 61,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici scartati in un anno, più del peso della Grande Muraglia cinese. Solo il 17,4% di questi rifiuti, contenenti una miscela di sostanze nocive e materiali preziosi, sarà registrato come correttamente raccolto, trattato e riciclato a livello globale. I restanti 50,6 milioni di tonnellate saranno collocati in discarica, bruciati o commercializzati illegalmente e trattati in modo scadente o semplicemente accumulati nelle case. Anche in Europa, leader mondiale nel riciclo dei rifiuti elettronici, solo il 54% dei rifiuti elettronici viene ufficialmente segnalato come raccolto e riciclato, e la mancanza di consapevolezza pubblica sta impedendo ai Paesi di sviluppare economie circolari per le apparecchiature elettroniche. Sono definiti invisibili quei rifiuti elettronici il cui potenziale riciclabile è trascurato. E il primo a trascurare questo aspetto è proprio il consumatore, che li sottovaluta come oggetti da destinare al riciclo.

Alcuni esempi di questo tipo di oggetti, largamente presenti nelle abitazioni, sono: giocattoli elettrici ed elettronici, sigarette elettroniche, utensili elettrici, rilevatori di fumo, wearable, gadget per la casa intelligente, e-bike e monopattini elettrici o semplicemente cavi. Secondo lo studio sviluppato nel 2022 dai membri dell’UNITAR (istituto dell’Onu per la formazione e la ricerca) e del WEEE Forum in 6 Paesi (Regno Unito, Italia, Portogallo, Romania, Slovenia e Paesi Bassi), dei 74 prodotti elettronici totali medi in una famiglia, 13 vengono accumulati (9 dei quali inutilizzati ma funzionanti, e 4 rotti).
RISORSE PREZIOSE
I piccoli dispositivi elettronici di consumo e gli accessori (come cuffie e telecomandi, spesso non riconosciuti come articoli elettronici) sono in cima alla lista dei prodotti accumulati. Se queste apparecchiature rimangono nei cassetti e negli armadi, le preziose risorse che contengono non possono rientrare nel ciclo di produzione e vanno perse. Questi dispositivi contengono metalli come oro, argento e rame, cruciali per la transizione verde e la produzione di nuovi dispositivi elettronici. Perché sono così preziose? Perché, se correttamente recuperate, ci permetterebbero di ridurre al minimo le attività estrattive delle nuove risorse.
Michele Zilla, Presidente Cobat RAEE









