Giovedì, 30 Gennaio 2020 15:21

Mediaworld, i tedeschi puntano sulla Spagna. Meno sull'Italia

E’ da anni che Ceconomy, la casa madre dell'insegna, investe - e bene - nel paese dei toreri. 

Mediaworld in Italia ha chiuso il bilancio 2019 con 26 milioni di utile e 2.080 milioni di fatturato. Ci ha però colpito l’Intervista rilasciata qualche giorno fa al tabloid spagnolo Expansion del CEO iberico della catena, Alberto Alvarez Ayuso, che sottolineava i buoni risultati raggiunti nel suo paese, azzardando anche paragoni proprio al di qua delle Alpi.

Il manager ha parlato dei suoi 2.050 milioni di fatturato che collocano la Spagna al terzo posto, dopo Germania e Italia, sottolineando che tra i due paesi latini c’è una notevole differenza in termini di store (88 là e 117 qui) e che quindi la redditività dei suoi negozi sarebbe di gran lunga superiore a quella nostrana. Alvarez Ayuso ha poi continuato dichiarando che la filiale da lui gestita è il punto di riferimento di tutto il gruppo tedesco per quanto riguarda la vendita di servizi.

Dopo aver letto l’intervista, verrebbe da esclamare: quanto sono bravi questi spagnoli! Poi però siamo andati un po’ più in fondo e abbiamo scoperto che egli, l’Alvarez, si è dimenticato qualcosa. E’ vero che in Spagna Mediaworld possiede meno negozi dell’Italia, tuttavia può contare su molto più personale, circa 6700 dipendenti contro i 5100 del Bel Paese. E' probabile che ciò è dovuto al costo del lavoro più basso nel paese iberico. Ma va anche notato che non stiamo parlando dell’Albania (dove Mediaworld Italia ha pensato di spostare il suo call center) e una differenza tanto enorme di personale non può quindi essere giustificata solo pensando ai costi per dipendente. Per quanto riguarda i servizi aggiuntivi, è ovvio che tutti quei dipendenti possano dedicare più tempo ai clienti rispetto ai loro colleghi italiani, spesso in turno da soli e costretti a coprire più reparti.

E’ da anni ormai che Ceconomy, la casa madre, investe - e investe bene - nel paese dei toreri. Tantissime le iniziative: dal negozio automatizzato ai punti vendita di prossimità nelle zone centrali di città come Madrid, Barcellona, Valencia. E sono solo alcuni esempi.

In Italia Invece abbiamo assistito a tutt’altro “spettacolo”: chiusure di negozi, contratti di solidarietà, trasferimenti di lavoratori a centinaia di chilometri di distanza e una strategia lontana anni-luce da quella spagnola. Basti pensare che a Roma si è deciso di aprire un ulteriore store in un centro commerciale (che a quanto ci risulta non starebbe dando i frutti sperati) e non un negozio di prossimità come nelle città iberiche. Insomma, nelle gerarchie tedesche l’Italia, dove il mercato vale circa 5 miliardi di euro in più rispetto a quello di Madrid, è ormai dietro la Spagna? (Tommaso Aniello)