Venerdì, 03 Settembre 2021 11:06

“Ciò che si promette va realizzato con tutte le energie”

Intervista con Claudia Andronico e Diego Crisafulli, amministratori delegati di Bruno Euronics.

Diego Crisafulli e Claudia Andronico, Bruno Euronics. Diego Crisafulli e Claudia Andronico, Bruno Euronics.

Bruno Euronics ha vissuto negli ultimi anni uno sviluppo considerevole (31 negozi e 340 milioni di euro di fatturato nel 2020, +14 per cento rispetto all’anno prima), uscendo dal proprio tradizionale alveo territoriale per sbarcare al Nord. Ma ha anche sperimentato uno scossone nient’affatto trascurabile dovuto alla fuoriuscita di una parte importante della vecchia proprietà. Oggi a guidare l’azienda sono i cugini Claudia Andronico e Diego Crisafulli, entrambi con la carica di amministratore delegato. Li abbiamo incontrati, seppur virtualmente, per la loro prima intervista a un giornale di settore.

Cominciamo dal momento in cui la vostra azienda si riorganizza dal punto di vista sia della proprietà che del management. Da cosa nasce la decisione di ritagliarvi lo stesso ruolo, sebbene con competenze diverse? Di solito l’esperienza insegna che quando a comandare sono in due le prospettive non sono mai delle migliori.
Claudia Andronico: “Il mondo nel quale ci troviamo a operare viaggia a velocità sempre più elevate e dunque le complessità da gestire aumentano. Gli ambiti sui quali siamo impegnati sono tanti, dalla tecnologia alle persone, dalla strategia allo sviluppo. E dunque l’azienda, che negli anni è andata via via rafforzandosi e sviluppandosi, deve essere presente in ognuno di questi settori con la medesima attenzione e la medesima energia. In più, tra me e mio cugino esiste una meravigliosa armonia. Tutto ciò ci garantisce rapidità di decisione. Nello specifico, io mi occupo dello staff, del controllo di gestione, finanza e dell’amministrazione, mentre Diego si occupa del commerciale e del marketing”.
Diego Crisafulli: “Aree diverse che poi però devono trovare una sintesi e vanno coordinate, perché in fondo ogni funzione ha dei punti di contatto con le altre. Noi crediamo molto nel team, è un nostro mantra: il confronto è una grande ricchezza. Ma non possiamo semplicemente affermarlo in una intervista, siamo noi due a doverlo dimostrare nei fatti prima degli altri. L’esempio deve sempre partire dai vertici”.

Nel corso degli anni - vado a memoria - sull’azienda Bruno non abbiamo mai raccolto critiche da parte dei fornitori (una rarità), che al contrario hanno manifestato nei vostri confronti stima e molta considerazione. Secondo voi da cosa nasce questa sintonia?
D.C. “Mi conceda la battuta: i tavoli ai quali incontriamo i nostri fornitori sono rotondi; alla peggio, ovali. In altre parole, crediamo fortemente che la cosiddetta logica win-win sia essenziale per il benessere della nostra azienda, oltre che dell’industria stessa. Questo è un obiettivo costante, non uno slogan. Inoltre abbiamo dei punti fermi: trasparenza, correttezza e soprattutto l’affidabilità. Ciò che si promette, va realizzato, con tutte le energie e tutta la nostra dedizione”.

Ammetto di aver provato non poche perplessità di fronte al vostro sbarco al Nord. Siete un’azienda profondamente radicata al Sud e dunque il mio primo pensiero fu che arrivare in Veneto e poi in Friuli Venezia Giulia potesse nascondere molte insidie. Oggi qual è lo stato dell’arte del vostro sviluppo?
D.C. “Intanto mi lasci dire che dal punto di vista dei consumatori, qualche specificità esiste, ma nel complesso registriamo una notevole uniformità. D’altronde abbiamo sempre puntato sulle persone e sui servizi, punti di forza che ci permettono di ‘dialogare’ in modo efficace con qualsiasi cliente finale. Ciò significa che in fondo non abbiamo dovuto cambiare molto nel nostro modo di gestire la rete in Triveneto, a parte ovviamente tenere conto di condizioni climatiche differenti o di altri aspetti più locali. Ma nella sostanza il modello di business è il medesimo e con grandi soddisfazioni in entrambe le aree”.
C.A. “Per quanto concerne lo sviluppo, in Sicilia abbiamo raggiunto quote di mercato che riteniamo già molto soddisfacenti, anche se non trascureremo eventuali opportunità. Per esempio, in autunno apriremo a Carini, in provincia di Palermo. Ma la parte più consistente del nostro sviluppo nei prossimi mesi riguarderà il Triveneto e la Lombardia”.

Che cosa vi ha lasciato in eredità il periodo più duro, dal punto di vista sociale, della pandemia?
C.A. “Credo la capacità di fare ancora più squadra visto che noi non abbiamo chiuso un solo giorno e all’inizio i rischi per la salute dei nostri collaboratori sono stati tanti. Ci siamo dimostrati molto compatti. A tal punto che nelle settimane più critiche, quando si diffuse in azienda la voce che forse avremmo dovuto abbassare le saracinesche di qualche negozio, i nostri collaboratori al contrario ci hanno manifestato la loro volontà di continuare a rimanere operativi per non far mancare alla clientela un punto di riferimento per acquisti assolutamente essenziali. Una volontà espressa nonostante l’azienda avesse deciso di integrare il delta della retribuzione non coperta dal passaggio alla cassa integrazione e avesse anticipato il pagamento della tredicesima e della quattordicesima: pertanto, chi fosse rimasto a casa, non avrebbe perso nulla in busta paga e si sarebbe trovato in una situazione di maggiore sicurezza sanitaria. Una conferma di quanto la filosofia di servizio faccia parte del DNA della nostra azienda”.
D.C. “Aggiungo che quel periodo drammatico ci ha stimolato anche a sviluppare una flessibilità ancora più accentuata. Sia dal punto di vista commerciale, non dimentichiamo che in pochissime settimane il baricentro delle vendite è passato da alcune divisioni ad altre. Sia dal punto di vista gestionale: ci arrivavano infatti indicazioni su aperture o chiusure anche la sera prima per il giorno dopo, e questo ci ha richiesto una notevole rapidità organizzativa”.

Oggi il tema della formazione professionale dei propri collaboratori si rivela, soprattutto per il retail, un momento cruciale dello sviluppo. Voi come vi state muovendo?
C.A. “Ci investiamo da tempo. Però prima della formazione tecnica e manageriale, è fondamentale fare in modo che ci sia un clima positivo e stimolante. Teniamo molto affinché in azienda ci si senta come in famiglia, e le assicuro che non è per noi solo una frase fatta. Se al lavoro ti senti realizzato e ascoltato, allora lavori meglio con benefici per tutti. Da qui partono i traguardi che abbiamo raggiunto in questi 85 anni. Si dice sempre che il cliente va accolto col sorriso. Assolutamente vero, ma se questo atteggiamento, l’empatia e la disponibilità non nasce da dentro perché in azienda non ci si trova bene, allora è tutto più difficile”.