Martedì, 01 Febbraio 2022 12:28

Gaming, Microsoft attacca e Sony prova a rispondere

Dopo la clamorosa operazione di Activision da parte degli americani, i giapponesi reagiscono con Bungie.

Agli appassionati di videogiochi non sarà certamente sfuggita quella che molti hanno definito la “notizia dell’anno”. Microsoft, con una mossa inaspettata e improvvisa, ha assorbito interamente Activision, altra azienda leader nel settore dei videogiochi, pagando circa 70 miliardi di dollari (più del valore azionario attuale). Activision non è solo una software house, che produce tra l’altro Call of Duty, Spyro the Dragon e molte altre icone amate in tutto il mondo, ma rappresenta anche uno dei più grossi distributori e produttori in America e in Europa. Da tempo era nell’aria che il colosso di Redmond stesse provando a comprare un altro studio importante. Nell’aria aleggiavano nomi come SEGA e Ubisoft, possibilità probabilmente svanite a causa della politica protezionistica verso le proprie aziende di Giappone e Francia. Considerando che solo pochi mesi fa Microsoft ha inglobato anche il colosso Zenimax-Bethesda, i creatori di The Elder Scrolls, Fallout e decine di altri franchise pesantissimi per la bellezza di 7 miliardi di dollari, nessuno oggi avrebbe scommesso in un investimento dieci volte maggiore per portarsi a casa addirittura tutta Activision e il mondo che le ruota attorno. Pensiamo a King, sviluppatori di Candy Crush, ma anche a Blizzard e al suo immortale World of Warcraft.

La potenza di fuoco Microsoft nel mondo dell’intrattenimento pare quindi non avere limiti. Ma quali sono le ragioni che hanno spinto la multinazionale americana a intraprendere questo percorso? In molti indicano, a ragion veduta, l’ecosistema Xbox come ultimo fine di questo imponente allargamento. La console per videogiochi Microsoft è infatti decisamente avanti per quanto riguarda la sottoscrizione di abbonamenti e servizi digitali, molto più di quanto non lo siano i competitor Sony e Nintendo con le loro console PlayStation 5 e Switch. Si chiama Game Pass ed è considerato una sorta di Netflix dei giochi. Si paga una quota mensile (o annuale) ottenendo l’accesso a centinaia di titoli, anche i più recenti, e al “day one” per quanto riguarda gli studi interni. Questo vuol dire che tutti i giochi “tripla A” di Microsoft (pensiamo ad Halo, Forza Motorsport, Flight Simulator e tanti altri) finiscono gratuitamente sul Pass senza la necessità di comprarli in edizione fisica (a quasi 70 euro a copia): basta solo l’abbonamento. Allargare gli studi interni significa in buona sostanza aumentare a dismisura l’offerta digitale del Game Pass, che proprio mentre scriviamo ha sfondato la soglia dei 25 milioni di utenti.

Ma c’è altro all’ombra dell’operazione. Esistono infatti due mercati nei quali Microsoft non è ancora riuscita a sdoganare i suoi prodotti in modo capillare e remunerativo: il segmento dedicato ai bambini e quello dei giochi per cellulari. Comprando Activision sono stati così risolti tre problemi in uno: avere più titoli sul Game Pass, avere uno dei migliori studi mobile al mondo (quello di Candy Crush), infine possedere due IP storiche come Spyro the Dragon e Crash Bandicoot, improvvisamente diventate due icone Microsoft (esattamente come lo sono state per la prima Playstation negli anni ‘90, decretandone il successo planetario).

In tutto questo va considerato anche il fatto che, una volta concluso l’affare, proprietà intellettuali come Call of Duty e Overwatch diventeranno un patrimonio Microsoft che li potrà distribuire come meglio crede. Nessuno riesce a pensare a una PlayStation senza così tanti giochi, passati improvvisamente in mano avversaria. La realtà è ancora una volta un po’ diversa dalla narrazione da “console war”. Sony e Microsoft sono complementari e da sempre si tollerano, addirittura collaborando. Pensiamo a titoli come Minecraft (di proprietà degli americani) su console Sony, o viceversa Major League Baseball dei giapponesi su console Microsoft. Pensiamo anche alle infrastrutture per il cloud PlayStation che sono gestite da Azure, società ancora una volta inglobata dalla multinazionale di Redmond. Il vicepresidente di Sony Toru Katsumoto ha addirittura definito “splendida” la tecnologia cloud degli americani, riferendo che la collaborazione fa parte di una strategia “a lungo termine” molto forte. Parole al miele da una parte e dall’altra inaspettate solo fino a poco tempo fa. Il principale nemico è piuttosto Nintendo, che con la sua Switch sta letteralmente frantumando record su record in tutto il mondo. In Giappone, patria storica della casa di Super Mario, nelle ultime settimane la console ibrida Nintendo registra 30 suoi titoli tra i primi 30 venduti, un plebiscito di pubblico e critica che pare non avere alcun accenno di crisi. Anche il gioco su dispositivi portatili, oggi in mano a tanti produttori e distributori, risulta come un territorio inesplorato da conquistare.

Fino al 2023 Microsoft ha dichiarato di voler onorare i contratti stipulati per tutti i franchise Activision, che quindi vedranno la luce anche sulle altre piattaforme. Più avanti nel tempo, completata l’acquisizione nel 2023, è molto probabile che diventino esclusive assolute Xbox, rendendola sempre più indispensabile per gli appassionati. Molti analisti hanno parlato di un possibile blocco di questo affare da parte dell’autorità antitrust americana. A dire il vero questa evenienza risulta improbabile proprio perché il mondo dei videogiochi, nei suoi equilibri, è talmente frastagliato da non consentire a nessuno un vero monopolio. Proprio mentre scriviamo, a dimostrazione di quanto sia fluido l’universo videoludico, Sony ha appena comunicato l’acquisito di Bungie (creatori di Halo per le prime console Xbox e di Destiny) per 3,7 miliardi di dollari. La furia di Microsoft nel campo delle acquisizioni “pesanti” pare comunque non essersi placata: nel 2022 potrebbe arrivare un altro colossale colpo di scena. Alcuni parlano di un forte interessamento verso Epic (gli sviluppatori del motore grafico più popolare al mondo, l’Unreal Engine), Capcom o Square-Enix, ma sarà il tempo a stabilire cosa accadrà.

L’unica cosa certa è che nel mondo dell’intrattenimento videoludico è in corso una vera e propria battaglia a suon di miliardi per il dominio dei nostri salotti: chi sarà il prossimo a bussare alla porta di casa? (claudio camboni)