Gli smart glasses stanno cercando una strada per diventare parte della nostra vita quotidiana, seppure in modo diverso. Se i dispositivi dotati di fotocamera hanno infatti alimentato discussioni e dubbi sulla privacy, RayNeo prova a percorrere una strada differente con i nuovi RayNeo iO, occhiali intelligenti che rinunciano alla videocamera e cercano di rendere l'elettronica quasi invisibile. Presentati durante IFA 2026 di Berlino, sembrano un normale accessorio, non un dispositivo tecnologico.
Il progetto dei RayNeo iO parte infatti dall'dea che gli occhiali debbano poter essere indossati tutti i giorni senza dare l'impressione di avere un computer sul viso. O due fotocamere sempre puntate addosso al nostro interlocutore. Il peso è di 33 grammi e la montatura mantiene dimensioni e forme tradizionali, mentre la trasparenza dichiarata raggiunge il 97%. La tecnologia rimane quindi sullo sfondo, almeno dal punto di vista estetico. Ma sotto le lenti si nasconde un piccolo display trasparente capace di proiettare informazioni equivalenti, per dimensioni percepite, a uno schermo da circa 33 pollici osservato a due metri di distanza.
Non bisogna però confondere i RayNeo iO con dei veri e propri occhiali AR (Augmented Reality, ovvero realtà aumentata), dispositivi indossabili simili a normali occhiali che proiettano immagini, dati e informazioni digitali direttamente nel campo visivo di chi li indossa, sovrapponendoli al mondo reale. Non siamo davanti a un sistema capace di riempire l'ambiente con oggetti tridimensionali, personaggi o informazioni virtuali. Il concetto è molto più discreto: davanti agli occhi dell'utilizzatore può comparire un livello informativo personale con notifiche, traduzioni, sottotitoli, appuntamenti, risposte dell'intelligenza artificiale e testi. Il vantaggio è che queste informazioni possono essere consultate senza dover tirare fuori continuamente lo smartphone.
Durante le dimostrazioni questa impostazione si è rivelata piuttosto interessante. Il display non sembra voler trasformare l'intera lente in un monitor tradizionale e lascia sufficientemente libero il campo visivo per continuare a osservare ciò che accade intorno. È una soluzione meno spettacolare rispetto a quella promessa da alcuni visori di realtà aumentata, ma probabilmente anche più realistica per un utilizzo quotidiano.

L'interazione con gli occhiali intelligenti RayNeo avviene quindi attraverso la voce. A bordo troviamo quattro microfoni, un sistema di rilevamento basato sulla conduzione ossea e alcuni comandi legati ai movimenti della testa. Se è vero che i RayNeo iO non “vedono”, è altrettato vero che possono invece ascoltare, registrare e trascrivere conversazioni. Una delle funzioni più interessanti, ma anche più delicate, è Lifelog, pensata per creare una sorta di memoria digitale delle attività quotidiane attraverso le informazioni raccolte dall'audio. Gli occhiali possono inoltre trasformare i Voice Memo in trascrizioni e successivamente generare riassunti attraverso l'intelligenza artificiale.
Il problema della raccolta dati, però, non scompare semplicemente perché manca una fotocamera. Anzi, sotto alcuni aspetti cambia natura. Una persona che conversa con chi indossa gli occhiali potrebbe non essere ripresa visivamente, ma la sua voce potrebbe comunque entrare in una registrazione, essere convertita in testo e successivamente elaborata da sistemi di IA. È una differenza importante perché trasforma il concetto stesso di privacy negli smart glasses: non è più soltanto una questione di ciò che il dispositivo vede, ma anche di ciò che ascolta.
RayNeo sostiene di aver adottato un approccio definito Privacy by Design e dichiara che i dati di sistema vengono anonimizzati sul dispositivo prima del trasferimento. La vera domanda è però un'altra: quanto è realmente utile avere un flusso continuo di informazioni davanti agli occhi? È questo il punto sul quale gli iO dovranno dimostrare il proprio valore nel lungo periodo.
Durante la stessa kermesse berlinese RayNeo ha mostrato anche i RayNeo GT Max, un prodotto completamente diverso per filosofia. In questo caso non siamo davanti a occhiali progettati per funzionare come assistenti personali, ma a un vero e proprio monitor indossabile. Il sistema può creare uno schermo virtuale che arriva fino a 307 pollici, con un campo visivo di 59 gradi, di fronte all'utente. L'effetto è più vicino a quello di un enorme televisore personale che a quello di uno smartphone davanti agli occhi.
I RayNeo GT Max utilizzano il nuovo Peacock Optical Engine 3.0 Max, pannelli micro-OLED e un sistema di tracking 3DoF che consente di gestire la posizione dell'immagine nello spazio. Il risultato è particolarmente interessante per chi vuole guardare film o giocare con uno schermo gigante senza occupare fisicamente una stanza con un televisore. Il peso è di 78 grammi, quindi superiore a quello dei normali occhiali, e inevitabilmente percepibile, ma comunque inferiore rispetto a quello di alcuni prodotti concorrenti. Anche l'audio è stato sviluppato pensando all'intrattenimento, grazie a un sistema a quattro altoparlanti realizzato in collaborazione con Bang & Olufsen. La compatibilità con Dolby Vision completa la dotazione del dispositivo.
Il prezzo contribuisce a rendere se non altro curiose entrambe le proposte. I GT Max in Europa arriveranno a 489 euro. I RayNeo iO, invece, avranno un prezzo di partenza di 549 euro.









