Il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) ha promosso l’incontro dal titolo “La raccolta delle batterie tra nuove strategie e scenari europei”, un momento di confronto sulle prospettive del settore alla luce del Regolamento UE e dei target di raccolta europei. “Il Regolamento - ha dichiarato la presidente Laura Castelli - rappresenta una svolta per l’intero comparto: definisce obiettivi ambiziosi non solo di raccolta, ma anche di riciclo, tracciabilità e contenuto di materiale riciclato. La sfida della raccolta delle batterie portatili non è solo tecnica, ma culturale. Lo scorso anno abbiamo avviato il tavolo dedicato all’incremento della raccolta: oggi presentiamo i primi risultati di questo percorso, frutto di analisi approfondite e collaborazione tra tutti gli attori della filiera”.
Il dibattito è stato anticipato dalla presentazione dell’indagine realizzata da Ipsos Doxa Italia “Portare le pile a destinazione” sul comportamento degli italiani nel conferimento delle batterie portatili esauste e sulle strategie di prossimità da adottare per accelerare la raccolta che attualmente è distante dagli obiettivi richiesti per il 2027 (63%) e per il 2030 (73%) dall’Unione Europea.
La fotografia che emerge è di un Paese dichiaratamente consapevole dell'impatto delle proprie azioni sull'ambiente e pertanto predisposto ad agire per proteggerlo. La maggior parte dei cittadini è abituata a conferire in maniera corretta le batterie portatili: per 8 su 10 è già un’abitudine rimuoverle per poi portarle nei punti di raccolta dedicati, e 3 italiani su 4 le conferiscono in maniera corretta. Più precisamente, il 77% dichiara di conferire le pile in un punto dedicato, ma il 14% le conserva in casa “in attesa”, mentre il 9% le smaltisce erroneamente con altri rifiuti. Il 44% degli italiani dice di aver ricevuto informazioni sul corretto conferimento semplicemente “vedendo i contenitori”. Eventuali barriere nella consegna sono legate soprattutto a un tema di opportunità più che di reale motivazione, il “come” e il “dove” (per esempio, distanza percepita, scarsa visibilità/riconoscibilità dei contenitori, non sapere dove si trovano i punti di ritiro, orari scomodi). Il 37% conferisce ogni 4-6 mesi, segno che la rete deve intercettare la routine quotidiana, non richiedere “viaggi apposta”.
La prossimità emerge come la principale leva per far crescere la raccolta: le preferenze sui luoghi presso cui conferire le batterie scariche sono a netto favore della grande distribuzione (63%), seguita dal commercio di vicinato/servizi quotidiani (52%), uffici e servizi pubblici (29%). Tra questi spiccano le Poste (69%). I luoghi di transito valgono il 20%, con maggiore rilevanza di stazioni dei bus e dei treni.
Gli italiani chiedono che la raccolta delle batterie possa avvenire in prossimità di luoghi di vita quotidiana e che la rete abbia una capillarità immediata: nelle grandi città circa il 60% vuole un punto entro 800 metri, mentre nei piccoli comuni la distanza può essere anche oltre 1,5 km, purché in un luogo abituale (supermercato, ufficio, scuola). Poiché la rete di raccolta è il primo mezzo di comunicazione per informare, deve essere anche in grado di “parlare” da sola così da attivare il comportamento e ridurre l’errato conferimento.









