Entrando oggi in un qualsiasi tempio dell’elettronica di consumo, nel reparto televisori, veniamo spesso accolti da un mastodontico TV da 100 pollici in 4K. Nelle immediate vicinanze, potrebbero trovarsi due o tre TV sopra gli 80 pollici, talmente grossi da far sfigurare tutti i 65” e 55”. Tutti in 4K. Ma dov’è finita la risoluzione 8K? Non doveva essere il futuro del televisore?
Fino a tre o quattro anni fa, l’8K era il "Sacro Graal" del marketing: ogni volantino lo sbandierava come il futuro inevitabile. Oggi, quel futuro sembra essere stato messo in cantina per lasciare spazio a televisori dalle dimensioni smisurate che sembrano voler risucchiare un intero salotto. E non è soltanto un’impressione.
La penetrazione della tecnologia 8K all'interno dell'assortimento televisivo globale è drasticamente diminuita, scendendo a rappresentare appena lo 0,1% delle vendite totali. La transizione dal 4K all'8K non ha seguito la traiettoria lineare osservata nel passaggio dall'alta definizione (HD) all'Ultra HD (4K).
Le motivazioni del "raffreddamento" dell’8K sono principalmente due.
La prima è di natura normativa. Da marzo 2023, l’Unione Europea ha calato la scure dei nuovi e più severi limiti all’Indice di Efficienza Energetica (EEI). I televisori 8K hanno quattro volte i pixel di un 4K e quindi richiedono una retroilluminazione molto più potente per far passare la luce attraverso una fitta trama composta da 33 milioni di pixel, di conseguenza consumano troppa energia. Molti modelli avrebbero rischiato di essere semplicemente "fuorilegge" se i produttori non avessero trovato soluzioni come quella di settare una luminosità bassissima in modalità Eco per abbattere i consumi. Questo ha reso la produzione di massa di una tecnologia, già di per sé complicata e costosa, anche un incubo normativo.
La seconda motivazione è la mancanza quasi totale di contenuti. Girare in 8K nativo ha costi di produzione che le major cinematografiche definiscono ancora oggi "fuori scala". Gran parte del cinema di Hollywood viene ancora finalizzata in 2K o 4K. Per non parlare dello streaming: trasmettere in 8K richiede una banda stabile tra i 50 e i 100 Mbps, un lusso che buona parte della rete infrastrutturale italiana (ma anche quella globale) non può ancora garantire.
Un progetto "sospeso" a tempo indeterminato
Non urliamo al fallimento, però. Il "progetto 8K" non è stato cestinato; è semplicemente in una fase di “stasi strategica”. L’industria attraversa una profonda mutazione strutturale. Per adesso la sfida si gioca sull'integrazione di tecnologie di elaborazione dell'immagine basate sll’intelligenza artificiale.
In parole povere, i grandi produttori di TV stanno cercando di rendere più bella e dettagliata l’immagine che arriva dal nostro segnale televisivo – che è in Full HD, quando va bene – per portarla ad uno schermo gigantesco in 8K e in 4K senza che sgrani i dettagli o presenti fastidiose aberrazioni cromatiche. I nuovi processori AI (come il Samsung NQ8 o l'Alpha 11 di LG) non si limitano ad "ingrandire" i pixel: li ricostruiscono. Analizzano ogni fotogramma, riconoscono i volti, le trame dei tessuti e il movimento delle nuvole, "inventando" i pixel mancanti per colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di sorgenti native. È un’opera di restauro digitale in tempo reale. Poi verrà il momento di ingrandire gli schermi, perché - come vedremo tra poco - per apprezzare un 8K bisogna pensare in grande.
Per vedere in 8K bisogna girare in 16K
Se vogliamo davvero capire perché l'8K sia totalmente assente nei palinsesti, dobbiamo guardare a ciò che succede dietro la macchina da presa.
In ambito professionale, l'8K oggi non è un formato di destinazione bensì un sofisticato strumento di post-produzione. I grandi studios di Hollywood acquisiscono registrazioni in 8K per poi distillare un master finale in 4K che sia tecnicamente impeccabile. Questo apparente spreco serve moltissimo in fase di montaggio: in pratica, i direttori della fotografia possono zoomare o spostare l'inquadratura fino al 50 per cento senza che lo spettatore avverta la minima perdita di nitidezza.
Per avere un prodotto finito di qualità decente in 8K bisognerebbe quindi registrare in 16K. Parliamo di una mole di dati mostruosa: un master in queste risoluzioni genererebbe files per oltre 12 terabyte per ogni ora di girato. Oggi macchine da presa capaci di gestire una tale densità di pixel con ottiche adeguate sono poco più che prototipi o strumenti per la ricerca scientifica. La Blackmagic URSA Cine 12K è attualmente il ponte più avanzato che abbiamo verso questo mondo: ad un costo piuttosto contenuto (9000 euro circa) consente di registrare in formato 16:9 alla risoluzione 12K. Ma il "salto" verso il 16K su larga scala è ancora di là da venire.
La matematica del divano
Ma quanto dovrebbe essere grande un TV in 8K per apprezzarlo davvero? Facciamo due conti di “matematica del divano”.
L'occhio umano medio ha un limite che non può essere superato: se due punti (o due pixel) sono più vicini di una certa soglia angolare, il nostro cervello li fonde in un unico punto.
Prendiamo un TV 55 pollici in 4K. Il nostro occhio riesce a distinguere i singoli pixel a circa 1 metro di distanza. Oltre questa distanza, l'occhio inizia a perdere la capacità di cogliere ogni dettaglio. Ecco perché ora non sembra più così esagerato avere un TV da 100 pollici col divano distante 2 metri.
In 8K raddoppiamo la densità. Per poter fisicamente vedere quei pixel extra e non percepirli come una sfocatura indistinguibile dal 4K, dovremmo sederci a circa 50-60 centimetri dallo schermo, per un 55 pollici, oppure ad 1 metro per un 110 pollici.
In pratica, per guardare un TV in 8K e apprezzarlo come oggi potremmo apprezzare un 100 pollici 4K alla distanza di due metri, questo TV dovrebbe essere un gigantesco 220 pollici: circa 6 metri per 5. Una parete intera.
Il déjà-vu del 4K
Se tutto questo vi sembra familiare è perché lo abbiamo già vissuto. Ricordate quando il 4K sembrava una follia inutile? "Non ci sono sorgenti!", "L’occhio umano non vede la differenza!", “Affatica la vista!”. Eppure, oggi il 4K è lo standard minimo anche per il TV della cucina.
L’8K seguirà probabilmente la stessa parabola, ma i tempi saranno decisamente più lunghi. Che decidiate di essere i pionieri dell'8K oggi o di godervi l'imponenza di un 4K di ultima generazione, state comunque facendo la stessa scommessa: che il futuro meriti di essere guardato bene. In fondo, per apprezzare la bellezza, bisogna prima di tutto avere il coraggio di sognarla in grande. Molto grande. (g.m.)









