Più faccio questo mestiere, più mi stupisco della disorganizzazione che regna sovrana nel nostro lavoro e di come si prenda sotto gamba la turnazione dei dipendenti, la pianificazione delle ferie, l’alternanza vita-lavoro. In poche parole: il benessere di noi commessi.
Chi mi segue da tanto sa che faccio spesso paragoni con serie televisive, film e videogames. Orgoglioso di appartenere alla “generazione X”, sono cresciuto a “pane e televisione”. E allora, anche qui, il paragone è d’obbligo: come fanno negli Stati Uniti a gestire i turni di migliaia di agenti di un distretto di polizia quando nel mio negozio, con appena 15 persone, gli orari della settimana prossima sono il terzo segreto di Fatima?
Il dipartimento di Polizia: l’ordine nel caos
Prendiamo un tipico distretto di polizia americano. Parliamo di centinaia, se non migliaia di agenti, suddivisi su tre turni: mattina, pomeriggio e notte. Eppure, in qualche modo, riescono a sapere quando devono lavorare dagli orari mensili appesi in bacheca, quale macchina devono prendere, con chi faranno coppia e, cosa più incredibile, a chi devono chiedere un cambio turno in caso di un problema personale.
Probabilmente hanno software avanzati, algoritmi di turnazione, regole ferree su straordinari e riposi. Insomma, un meccanismo oliato che, tra un inseguimento e un’operazione sotto copertura, riesce a mantenere un minimo di equilibrio tra vita lavorativa e privata. E le ferie? Il detective del LAPD sa già da gennaio che avrà una settimana libera ad agosto. Io, Nathan, devo aspettare fine maggio per sapere se mi concederanno quei miseri dieci giorni, e nel dubbio evito di prenotare qualsiasi cosa che non abbia una politica di cancellazione gratuita.
Anche se può far sorridere, e qualche maligno sta già covando dentro di sé un commento solforico da scrivere, il paragone tra un punto vendita di elettronica e un fantomatico distretto di polizia americano regge abbastanza. Sia noi che gli agenti abbiamo turni festivi, lavoriamo il sabato e la domenica, abbiamo spesso “emergenze” da risolvere e può capitare di doversi trattenere un po’ di più al lavoro perché c’è un “caso” al quale stiamo lavorando. Quindi perché non prendere ad esempio la programmazione dei turni e delle ferie di una grande organizzazione per adattarla ad una piccola realtà?
Il negozio: caos senza ordine
Noi siamo in 15, non dobbiamo arrestare nessuno (anche se a volte qualche cliente mi farebbe venire la tentazione) e abbiamo turni stabili. Eppure, nessuno sa mai che turno farà tra due settimane.
Ogni volta si scatena la lotteria degli orari, che escono sempre all’ultimo momento, spesso con sorprese tipo: “Ma io avevo chiesto di stare a casa il 21!”. Cambi dell’ultimo minuto, richieste inevase, colleghi dispersi, tutto gestito con un misto di fatalismo e disperazione.
Il risultato? Persone che scoprono di dover correre ad aprire il negozio mentre stanno facendo colazione in pigiama e altre che si presentano al lavoro solo per scoprire che in realtà avevano il giorno libero. Una pianificazione così precisa che solo il lavoro “a chiamata” è meno organizzato.
E le ferie? Mistero. Chiederle con troppo anticipo ti espone al rischio che se le dimentichino, chiederle all’ultimo significa che saranno "impossibili da concedere". Alla fine, la strategia migliore è quella dello sfinimento: mandare richieste continue finché il capo non cede per stanchezza o per errore burocratico.
Quindi oltre al danno, la beffa. Se è vero che non rischiamo la pelle sulle strade come i poliziotti dei telefilm americani, è vero che anche noi abbiamo stipendi da fame e che mandiamo giù aspirine senz’acqua per il troppo mal di testa dovuto allo stress. La beffa è che, non potendo prenotare le vacanze con largo anticipo, siamo costretti anche a pagarle care, rinunciando a tutte quelle offerte “prenota prima” e pagando i voli e i treni a prezzo pieno. L’altra beffa è che, pur lavorando la domenica, spesso non ci viene concesso il giorno di recupero che speravamo, quindi siamo puniti due volte: lavoriamo quando gli altri riposano e riposiamo quando non volevamo riposare.
Ma allora, qual è il segreto?
Oggi sono in vena polemica e mi aspetto già i leoni da tastiera in agguato nella giungla di Facebook pronti ad aggredirmi con “Questo Nathan si lamenta sempre”, “Hai solo da cambiare lavoro”, “Ringrazia di averne uno!”. Eppure non ci posso fare niente, colleghi, perché a me le ingiustizie non piacciono. Ho scelto io di fare questo mestiere, lo amo con tutti i suoi difetti, ma se c’è un modo di migliorare la nostra vita, perché non viene messo in atto? Possibile che un dipartimento di polizia, con tutti i suoi casini, funzioni meglio di un negozio di elettrodomestici? La risposta è sì. La chiave sta nella gestione centralizzata, nei sistemi automatizzati e, incredibile ma vero, in una cosa chiamata "organizzazione".
Nei negozi, invece, si punta tutto sull’improvvisazione.
Conclusione: una speranza nel buio
Forse un giorno anche noi avremo un sistema di turnazione degno di questo nome. Forse un’intelligenza artificiale ci salverà dall’anarchia dell’orario settimanale. Forse, quando mi mancherà un anno alla pensione, potrò finalmente programmare le ferie con mesi di anticipo e approfittare anche io di quei “biglietti per la Sardegna a 19 euro” di cui mi parlano tanto i miei amici che fanno dei mestieri “normali”. Fino ad allora continueremo a vivere alla giornata, sperando che qualcuno - da qualche parte - sappia dirci se domani dobbiamo timbrare il cartellino o possiamo dormire un’ora in più.
Probabilmente a quel qualcuno va bene così. Ma forse solo perché è proprio lui a decidere i suoi (e i nostri) orari.
Qui Nathan, passo e chiudo.





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