Venerdì, 09 Agosto 2019 17:35

Creatività: la competenza più richiesta dalle imprese di oggi

Ma non dobbiamo dimenticare di coltivarla.

Sappiamo di non sapere, vero? E facciamo bene, specie quando cerchiamo lavoro. Valorizzare le proprie competenze è essenziale sempre, ma con la consapevolezza che i know-how e le conoscenze sono merce in evoluzione, da affinare e aggiornare, pertanto, senza posa.

È quanto è emerso anche da una delle relazioni del World Economic Forum, tutta incentrata su un fattore chiave: la creatività. Un elemento imprescindibile in ogni professione che, accanto a conoscenze specifiche di settore e metodologie operative efficaci, è una delle competenze più richieste nei prossimi cinque anni. Secondo The Future of Jobs, recente rapporto del Forum, si tratterebbe della terza abilità più importante in assoluto. La relazione si basa su una ampia indagine che ha coinvolto senior talent recruiter e centinaia di aziende a livello mondiale, rappresentative di oltre 13 milioni di dipendenti nel complesso.

Il rapporto si incentrava su una domanda in particolare: quali sono i cambiamenti economici e tecnologici in atto nel mercato del lavoro, e quali le competenze per un reclutamento efficace nei diversi settori - merceologici e di servizio - nelle differenti aree geografiche?

I risultati parlano chiaro. Le dieci competenze più richieste dalle imprese del 2020 ai loro collaboratori e dipendenti sono e saranno:

Soluzione complessa dei problemi
Pensiero critico
Creatività
Gestione delle persone
Coordinarsi con gli altri
Intelligenza emotiva
Giudizio e processo decisionale
Orientamento al servizio
Trattativa
Flessibilità cognitiva

Creatività tra i primi posti, dunque, talvolta anche al di sopra di altre competenze professionali. A dimostrarlo anche una analisi firmata da IBM sulla base di circa 1500 amministratori delegati di tutto il mondo, che hanno votato la creatività come la principale capacità lavorativa in grado di condurre l’azienda verso una crescita sostenibile e costante nel tempo.

Molta acqua sotto i ponti è passata nell’ultimo lustro: nel 2015 le competenze più richieste dalle imprese ruotavano allora attorno a ben altri cardini come il controllo della qualità, il giudizio nel processo decisionale e la ricerca di soluzioni complesse ai problemi. La creatività si affacciava timidamente tra le priorità ricercate dalle aziende, e così anche il pensiero critico e l’ascolto attivo dell’altro. È la dimostrazione di come l’evolversi delle professioni sia legata a doppio filo a qualità inedite, intrecciate più alla sfera dell’intelligenza emotiva che a quella del classico QI. Ciò che conta sono le cosiddette soft skills, quelle abilità finora assai poco comprese e tanto meno valorizzate, ma che rivestono un ruolo quanto mai cruciale per un business vincente all’interno delle imprese di oggi, alle prese con un’innovazione obbligata e con sfide omnitasking e omnicanale. E siccome la creatività è qualcosa che si può coltivare e migliorare, non resta che mettersi in discussione sempre, con gli strumenti giusti e qualche strategia – di formazione, in primis – capace di alzare l’asticella del nostro valore. Come professionisti, ma prima ancora come persone. (s.c.)