Martedì, 21 Maggio 2019 09:34

Cosa venderemo al posto degli smartphone?

L’effetto domino di una crisi del settore che va montando da tempo colpirà anche i punti vendita.

La Casa Bianca ha inserito Huawei tra le aziende che non potranno più acquistare tecnologia statunitense, per ragioni di sicurezza. Un embargo che potrebbe essere devastante per il secondo produttore al mondo di telefonia. L’ordine di sicurezza nazionale ha già sortito i primi effetti: in queste ore è stata confermata la notizia che Google e Intel avrebbero deciso di sospendere ogni rapporto commerciale con l’azienda cinese. Con la conseguenza che i prossimi telefonini prodotti a Shenzhen non avranno più Android come sistema operativo.

Già da tempo Huawei non utilizza più chipset delle americane Qualcomm e Intel, sviluppando un processore proprietario per i propri smartphone: il Kirin prodotto da HiSilicon. Ma la programmazione di un OS che sostituisca Android non è cosa semplice. Ci ricordiamo tutti (o meglio, molti hanno già dimenticato) cosa è successo a Windows nei telefonini Nokia e successivamente Microsoft Lumia.

Il caso di Huawei va a collocarsi in un contesto già critico per la telefonia mobile:
Samsung TLC ha perso il 60% del proprio fatturato nel primo trimestre 2019, passando da un volume di 14,4 miliardi di dollari tra gennaio e marzo 2018 ad appena 5,5 nel Q1 di quest’anno. La società coreana, nonostante questo vistoso calo, resta comunque la regina del mercato smartphone, anche se la notizia del rinvio di Galaxy Fold – il telefonino con schermo pieghevole – potrebbe darle un’ulteriore batosta nel secondo quarto dell’anno.
Apple, dopo aver rivisto al ribasso le stime dei ricavi del primo trimestre 2019, si prepara a confermare le previsioni, quindi un -15% su iPhone, anche se abbiamo motivo di credere che la perdita sia peggiore.
Per chiudere queste falle, e frenare l’avanzata di produttori come Xiaomi e Oppo, i tre big della TLC si stanno muovendo in modi diversi: Samsung e Huawei sfornano un prodotto dietro l’altro, molti con caratteristiche simili e sovrapposizioni di segmento, mentre Apple resta sulla sua torre d’avorio in attesa di lanciare tre nuovi modelli a settembre, che come da tradizione avranno il costo di uno stipendio medio.

Quello che veramente ci preoccupa è che se sommiamo le perdite di Apple, Huawei e Samsung non arriviamo a quanto guadagnato da Oppo-OnePlus e Xiaomi. Non solo: nel primo quarto del 2019 sono stati distribuiti a livello globale 70 milioni di dispositivi in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. L’unica a guadagnare terreno in termini di unità prodotte (+50%) è stata proprio Huawei, la stessa che si trova ora nell’occhio del ciclone.

La domanda di smartphone, tra l’altro, è in calo da due anni a questa parte. Il mercato ormai è in declino, non è certo una novità, dato che gli utenti non vedono più motivo per aggiornare continuamente il proprio dispositivo, se non quando si rompe. Siamo passati dal consumo al bisogno in un mercato inflazionato da un’offerta sempre più vasta e dispersiva.

In Italia abbiamo avuto una crescita molto più brusca che in Europa, passando dall’ultimo paese della UE per penetrazione degli smartphone nel 2016, ad averne una media di 2 a testa nel 2019. Bambini compresi. Il re indiscusso delle vendite dell’ultimo lustro è stato il telefonino. Ma é stato anche l’artefice della rovina dei comparti di PC, tablet, macchine fotografiche, lettori MP3, console portatili. Gruppi merceologici depredati e lasciati in un angolo, senza pietà. Certo, l’imperatore Cellulare ha anche creato nuovi cluster, come le periferiche Bluetooth, i droni, la domotica e le casse audio con assistenti vocali, ma questi sotto-gruppi non sono pronti a prenderne lo scettro. E forse non lo saranno mai.

L’effetto domino generato dalla crisi degli smartphone arriverà anche nei nostri punti vendita. Ecco perché oggi, più che chiedersi cosa faranno i big della telefonia per evitare il collasso, ci dovremmo chiedere cosa potremmo vendere al posto dei telefonini. (g.m.)