Lunedì, 07 Febbraio 2022 16:29

Olimpia Splendid: "Tutti i nostri prodotti saranno in prima classe (energetica)"

L’azienda ristruttura il polo produttivo italiano e procede sulla strada della transizione ecologica, verso il bilancio di sostenibilità. Intervista alla marketing manager Roberta Vanni.

Roberta Vanni, marketing manager di Olimpia Splendid Roberta Vanni, marketing manager di Olimpia Splendid

Da Gualtieri (RE), dove è nata nel 1956, Olimpia Splendid ne ha fatta di strada. Negli anni ’90 è fra i protagonisti del mercato italiano dei climatizzatori portatili. Nel 2000 lancia il primo climatizzatore senza unità esterna - l’Unico - e da allora la sua espansione continua. Oggi è fra i primi brand riconosciuti nel settore della climatizzazione, riscaldamento e trattamento dell’aria, dopo i soliti big. A Gualtieri ha mantenuto il polo logistico, mentre il quartier generale e la sede produttiva sono a Cellatica (BS), da dove controlla anche le sue produzioni nel Far East. Ha sedi commerciali in Spagna, Francia, Brasile, Stati Uniti e Australia. Nel 2020 ha fatturato complessivamente 84,3 milioni di euro, oltre il 50% dei quali generati dall’estero; il bilancio 2021 non è ancora chiuso, ma l’azienda dichiara una crescita a doppia cifra. Investe annualmente fino al 5% del suo fatturato - vale a dire fino a oltre 4 milioni - in ricerca e sviluppo. Dal 2020 ha avviato il percorso per stilare il bilancio di sostenibilità; intanto l’80% del fatturato è generato da prodotti con gas a basso GWP, e il 40% del fabbisogno energetico aziendale è autoprodotto da un impianto fotovoltaico. Di questo e altro abbiamo parlato con Roberta Vanni, marketing manager di Olimpia Splendid, a buon diritto una delle realtà di eccellenza italiane, ogni tanto è bene ricordarlo.

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Cominciamo da un bilancio del 2021?
“Per Olimpia Splendid è stato un anno positivo, complessivamente siamo cresciuti a doppia cifra, ed è il trend degli ultimi cinque anni. Il risultato è trainato dal settore professionale, con gli impianti idronici e pompe di calore, spinti dagli incentivi fiscali che hanno fatto riesplodere l’edilizia. Complice la nuova centralità della casa, anche nel canale retail i risultati sono stati più che positivi. Anche noi abbiamo dovuto gestire le molte complessità del periodo: trasporti incerti nelle tempistiche e soprattutto nei costi, fino a otto volte superiori rispetto al 2020, maggior costo delle materie prime, che ricade su tutto il sistema produttivo”.

Come vengono recepiti gli aumenti dal mercato?
“Non proprio bene. Il retail è un settore molto competitivo e vincolato a griglie e posizionamenti al pubblico dei prodotti: questo rende difficile il ribaltamento dei costi, in aumento a doppia cifra lungo la filiera. Quello che rileviamo è che l’industria manifatturiera, anche al di fuori del nostro settore, sta assorbendo una parte di tali incrementi con un impatto sulla marginalità, volendo lasciare il punto prezzo al pubblico invariato rispetto al 2020”.

Quali problemi produttivi state scontando?
“Per le gamme che produciamo nel Far East, che controlliamo in tutte le fasi di filiera, subiamo i problemi di approvvigionamento e trasporti noti. Per le produzioni italiane - pompe di calore, terminali d’impianto e climatizzazione - abbiamo difficoltà nell’approvvigionamento, secondo le tempistiche di mercato, di alcuni componenti come le elettroniche. La situazione spinge molte aziende a re-insediare in Italia le produzioni e a cercare fornitori più locali. Un esempio sono i componenti elettronici: sul mercato orientale si reperiscono con lead time molto lunghi, mentre prima erano di qualche mese. In questo contesto, la gestione della produzione e dello stock di prodotto è particolarmente cruciale, pertanto abbiamo attivato una task force dedicata, che ci consente di massimizzare la nostra efficienza produttiva. Per di più il retail, nell’incertezza globale, non fa più pianificazioni lineari e a lungo termine come in passato, gli ordini vengono gestiti con molta preoccupazione, per evitare grandi stock. E' però nostro compito assicurare una pronta risposta nei periodi di alta stagionalità. Posso dire che noi di Olimpia Splendid abbiamo saputo dotarci di un buon livello di flessibilità, riuscendo a gestire i flussi produttivi in modo da poter rispondere il più efficacemente possibile alle richieste del retail”.

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Come gestite le vostre gamme nei due differenti canali, retail e professionale?
“Il nostro obiettivo è differenziare il più possibile l’offerta, per avvicinarci alle necessità di mercato dei nostri clienti. Dal 2020 abbiamo adottato un piano di diversificazione, intervenendo su categorie che presentavano sovrapposizione di modelli sui canali. Ad esempio, del nostro prodotto eroe - Unico - specifici modelli sono dedicati al retail e altri sono esclusivi per il settore professionale, con caratteristiche che soddisfano logiche di canale differenti. Con lo stesso principio abbiamo diversificato le gamme anche fra clienti retail, proponendo modelli in linea con il tipo di consumatori intercettati dalle varie insegne”.

Dal suo punto di vista, cosa è cambiato nel mercato?
“Sono diverse le relazioni sia business che con il cliente finale. Nel 2021 è stato difficile, soprattutto per le persone del commerciale, avere un rapporto diretto con i buyer, un aspetto secondo noi molto importante per il nostro settore. Anche il consumatore sta cambiando: vediamo un utente preoccupato per la situazione sanitaria e socio-economica e più consapevole, che si informa di più, specialmente online. È interessato al comfort domestico, al microclima di casa, in particolare al trattamento e alla purificazione dell’aria, è più attento a temi come la sostenibilità, la riduzione dei consumi, l’efficienza, dunque più orientato a prodotti e aziende che vanno in questa direzione, interessato a sapere come le imprese operano in modo sostenibile, cosa investono, che attività sviluppano. Questo crea l’opportunità di un rapporto valoriale più profondo fra consumatori e aziende che condividono una scelta di economia sostenibile e circolare. Olimpia Splendid si occupa da anni di sostenibilità, siamo fra i soci fondatori del consorzio Ecoped e Ridomus. Anche per questa nostra storicità, nel 2020 abbiamo deciso di iniziare la strada del Bilancio di Sostenibilità, partendo dal nostro punto zero”.

Oggi il bilancio di sostenibilità è ancora una pratica volontaria…
"Esattamente, ma siamo consapevoli della rivoluzione culturale in atto. L’obiettivo della proprietà e del management, condiviso da ogni singola persona che lavora per questa azienda, è quello di finalizzare le attività di business anche a risultati che contribuiscono alla costruzione di una società più equa, più giusta e inclusiva, attraverso un’economia più sostenibile e circolare. Per questo cambiamento era necessario individuare il nostro punto zero, ovvero l’impatto dell’azienda negli ambiti principali del suo business e da lì, con la collaborazione di agenzie esterne specializzate in questo tipo di analisi, identificare strategie migliorative e concrete per realizzare un profilo di impresa sostenibile. Abbiamo deciso di adottare un approccio business, che richiede strategia, pianificazione e poi sintesi: il bilancio di sostenibilità è solo uno strumento che rende conto di quanto stiamo facendo”.

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Quali sono le aree di intervento del vostro bilancio sostenibile?
"I principali ambiti dell’azienda: economico, sociale (capitale umano e comunità), ambientale e quello che noi definiamo trasversale: digitalizzazione, safe and quality e customer satisfaction. Il tutto si rispecchia prima di tutto nei nostri prodotti: siamo stati i primi in Italia a utilizzare un gas rigenerato, nella nostra gamma Unico. È un gas recuperato dai sistemi di condizionamento a fine vita, rigenerato con un processo produttivo meno impattante per l’ambiente rispetto al nuovo e prodotto in Italia. Siamo impegnati in ricerca e know-how tecnologico per realizzare prodotti che funzionino con gas totalmente naturali o a basso coefficiente GWP (Global Warming Potential, indica il livello di impatto del gas sull’effetto serra). Ad esempio, la tecnologia dei nostri climatizzatori e deumidificatori portatili ci permette di utilizzare il gas R290, totalmente naturale. Nelle gamme di climatizzatori fissi, al momento, le caratteristiche tecniche non consentono l’uso di questo refrigerante in assoluta sicurezza, pertanto impieghiamo il gas R32, che ha un coefficiente GWP pari ad un terzo dei precedenti. Sul fronte delle pompe di calore, già da una decina d’anni abbiamo deciso di produrre modelli ‘full electric’, escludendo l’uso di combustibile fossile, diversificandoci dalle maggiori soluzioni sul mercato. In più stiamo lavorando per alimentare la gamma completa con gas a basso impatto ambientale: ad oggi circa l’80% è già transitata su questi refrigeranti. La nostra ricerca e sviluppo è orientata a soluzioni più sostenibili in diversi aspetti, come lo studio sui packaging per ridurre la componente plastica: l’obiettivo è arrivare a eliminarla al 90%. Stiamo verificando la filiera di produzione e cercando alternative ai coloranti, spesso inquinanti, usati per stampare le confezioni, senza dimenticare la funzione comunicativa che essi a volte assolvono, cercando di trovare un giusto trade-off. Abbiamo inoltre digitalizzato processo industriale, gestione ordini, mentre la documentazione interna e tutto il materiale stampato è su carta FSC (certifica prodotti provenienti da foreste gestite in maniera corretta e responsabile, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici).

Dunque è una sostenibilità concreta…
“Decisamente. Certo è un cambiamento graduale, ma perseguiamo una strategia che ci permetta di ottenere risultati reali a breve, medio e lungo periodo. Prendiamo l’efficienza energetica dei prodotti: la nostra gamma top di split è in classe A con tripla +, un segmento presente solo per il 4% del mercato; i modelli top di Unico raggiungono la classe A+, e nei portatili tutte le tre gamme, inclusa l’entry level, vantano almeno un modello A+, per arrivare fino alla A++; le nostre pompe di calore sono tutte in classe A+++ con gas R32 fino alle taglie 10 kW. Questo per dire che l’azienda è impegnata in uno sforzo tecnologico su tante categorie di prodotto, con lo scopo di contribuire subito e concretamente a migliorarne l’efficienza. Un altro ambito in cui stiamo innovando è il trattamento dell’aria, con l’obiettivo di creare prodotti con funzionalità sempre più performanti. Sugli split, grazie a un intenso lavoro, abbiamo implementato cicli automatici di sanificazione a 56° e tre livelli di filtrazione, una tecnologia complessa di trattamento dell’aria”.

L’auto-sanificazione è la tendenza evolutiva degli split?
“È sempre utile l’intervento di controllo di un tecnico esperto: la tecnologia di sanificazione mantiene pulita la batteria lamellare, dove si concentra la presenza di batteri e impurità dell’aria che generano muffe e agenti allergizzanti, e favorisce efficienza e una maggior durata dell’apparecchio; In più vantiamo un sistema di filtraggio all’avanguardia. Stiamo sviluppando quelli che definiamo 'la next generation’ di apparecchi: nuovi componenti, nuovi gas, target di silenziosità molto sfidanti, nuove efficienze energetiche, controllo della qualità dell’aria”.

Il controllo elettronico della qualità dell’aria applicato agli split è immaginabile?
È un obiettivo raggiungibile, anche se molto complesso da implementare, dipende da un sensore che spesso non può essere messo a bordo della macchina, ma deve essere posto nella stanza. Il tema è molto attuale e di interesse per il consumatore, ci stiamo lavorando, e cerchiamo di soddisfare questa domanda con diverse proposte: una nuova gamma di purificatori, altamente performanti, prodotti 3in1 con tre livelli di funzionalità: ventilano, riscaldano e purificano l’aria in base a parametri di analisi che rilevano. Il nostro reparto Ricerca e Sviluppo lavora per realizzare prodotti in linea con nuove aspettative di consumo, in termini di multifunzionalità, IoT, qualità dell’aria, gestione via app e voice control su tutti i prodotti. E l’innovazione non è solo di prodotto ma anche di processo. Nel 2020 abbiamo rinnovato il polo produttivo di Cellatica, vicino a Brescia, con l’obiettivo di farne un polo di eccellenza per la produzione di soluzioni per la climatizzazione e sistemi idronici”.

Dunque l’eccellenza tecnologica rimane ‘in casa’?
"Esattamente. Abbiamo una altissima competenza in questo settore. Abbiamo installato linee automatizzate multigas che permettono di gestire in totale sicurezza gas a basso coefficiente Gwp per la produzione di climatizzatori e pompe di calore, e personale con un alto livello di specializzazione che fa la differenza, una gestione automatizzata dei magazzini estesi in verticale: la nostra è una fabbrica 4.0, moderna, efficiente e digitalizzata. E, sottolineo, più del 40% dell’energia impiegata è autoprodotta e abbiamo in piano di incrementare la quota di autoproduzione nel corso del 2022. Abbiamo attivato una politica di smaltimento avanzato dei rifiuti aziendali; abbiamo digitalizzato la parte documentale. Non si tratta di una trasformazione semplice per un’azienda, ma Olimpia Splendid è orientata al continuo miglioramento”.

Cosa dobbiamo aspettarci da Olimpia Splendid per il 2022?
"Le novità sostenibili che dicevo: la gamma degli split in tripla A, la linea Unico con gas rigenerato dedicata al retail, la gamma appena lanciata di deumidificatori, su cui abbiamo sviluppato un sistema di purificazione e trattamento d’aria peculiare, implementando un triplo livello di filtraggio. E poi lanceremo un prodotto per climatizzare senza unità esterna con gas R32 dedicato al canale retail. Vogliamo offrire opzioni ‘sostenibili’ per ogni nostra linea di prodotto”.

Bonus e incentivi statali sono un bell’aiuto alla sostenibilità e al mercato, non crede?
“Indubbiamente, temo però, e spero di sbagliarmi, che in questo momento l’incentivo del 110% stia creando una sorta di bolla speculativa nel nostro settore, e che la grande attenzione verso impianti ad alta efficienza possa diminuire nel momento in cui cessano gli aiuti statali. La nostra speranza, invece, è che questa iniziativa possa diventare strutturale, perché se vogliamo veramente decarbonizzare l’Europa dobbiamo intervenire sul parco edilizio, sui consumi e le produzioni di Co2 ad esso legate”. (l.c.)