La transizione sostenibile non è più soltanto una risposta alle sfide ambientali e non è in discussione per le imprese, ma rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Tuttavia, emerge un forte squilibrio tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e, soprattutto, un’eccessiva complessità normativa che compromette l’efficacia delle azioni. È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026.
Il Rapporto Strategico ha individuato le priorità alle quali non è più possibile rinunciare per continuare a competere nella transizione sostenibile, offrendo a imprese e decisori una mappa delle aree su cui costruire un’azione comune più efficace. Hanno partecipato oltre cento dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una indagine dedicata, 11 leader d’impresa e 4 key opinion leader. “Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain” – afferma Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization - “La transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo. Sistemi collettivi come quelli dell’ecosistema Erion possono, e devono, contribuire a rendere la transizione più efficace, supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell'economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.” Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio e risultano quindi più appetibili per gli investimenti privati: rispetto ai competitor tradizionali, le imprese circolari generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e vantano una maggior capacità di coprire il debito con il risultato operativo (24%).
Nel momento in cui la sostenibilità diventa un fattore di competitività, le imprese devono poter contare su politiche e strumenti adeguati a trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità di crescita e innovazione. Nessuna delle aziende coinvolte nello studio indica la riduzione dell'intervento pubblico come una priorità. Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell'energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite.
Il Rapporto mostra che imprese e istituzioni non sono ancora del tutto allineate sulle priorità della transizione sostenibile. A incidere sono le divergenze sugli strumenti necessari per aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi prefissati ma soprattutto la complessità normativa che contraddistingue questi ambiti. Se da un lato le priorità strategiche risultano ampiamente condivise, con livelli di allineamento compresi tra l'83,9% e il 95,7%, dall’altro lato emergono criticità sul piano delle misure concrete. Gli interventi dedicati all'innovazione sostenibile e all'accesso ai capitali rispondono infatti alle esigenze delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.
Ricca la platea di chi ha portato il proprio contributo di esperienze. Dopo i saluti del presidente di Erion Compliance Organization, Andrea Fluttero, l’evento ha visto la partecipazione del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin nonché di studiosi ed esponenti del mondo industriale.









