Sabato, 11 Novembre 2023 08:31

Bullismo in azienda: quanto mi costi?

I comportamenti incivili del “capo” si ripercuotono sulla produttività dei collaboratori. Una ricerca interessante arriva dagli Stati Uniti.

Ancora oggi, in fase di assunzione di un manager, si commettono errori di interpretazione. Spesso, infatti, la presunzione viene vista come leadership, si confonde l’aggressività con la determinazione e l’urgenza di comandare viene recepita come desiderio di collaborare. Il pensiero che un leader battagliero e prepotente sia migliore e più efficiente di uno diplomatico e gentile si rivela dannoso, perché la maleducazione sul posto di lavoro è un costo che, prima o poi, l’intera organizzazione si troverà a pagare.

Chi si è trovato ad avere a che fare con un capo che urla e batte i pugni sulla scrivania lo sa bene: i comportamenti incivili in ambito lavorativo hanno ripercussioni sia sulla qualità del lavoro sia sulla produttività. Christine Pearson della Georgetown University, Washington DC, ha quantificato con numeri allarmanti il costo di questi atteggiamenti in grado di far perdere ingenti somme di denaro alle aziende.

Elaborati i dati di oltre 14mila lavoratori del Nord America, il 96% degli intervistati ha ammesso di essere stato vittima di un comportamento poco educato del proprio superiore almeno una volta alla settimana. A sorprendere, tuttavia, sono le conseguenze di questa maleducazione dilagante: l’80% dei partecipanti ha dichiarato di aver totalmente perso la concentrazione dopo un episodio spiacevole e non essere più riuscito a mantenere elevato il livello delle prestazioni. 

Se un colpo di testa del proprio superiore ogni tanto può essere sopportato, ammesso che contenga un insegnamento costruttivo, diventa intollerabile quando rappresenta la normalità sul posto di lavoro. Tanto che, alla lunga, si tende a svolgere il proprio compito utilizzando la maggior parte delle energie per cercare di evitare una sfuriata del capo, piuttosto che sentirsi liberi di dare slancio alla propria produttività. Pearson ha convalidato questa ipotesi tramite il suo studio, pubblicato sulla Harvard Business Review, dimostrando che un lavoratore su tre ha volutamente ridotto la qualità del proprio lavoro e uno su quattro ha ammesso di aver scaricato spesso la propria frustrazione sul cliente. 

Questo è, infatti, il rischio peggiore di lavorare in un ambiente tossico. Quando la maleducazione e l’inciviltà dilagano sul posto di lavoro, nessuno di noi è in grado di digerirle e annientarle prima di trovarsi, suo malgrado, a trasferirla al prossimo, sia egli il consumatore finale o un altro dipendente. Il 25 per cento dei manager hanno ammesso di aver agito in maniera poco educata o incivile in ufficio perché stavano imitando il modo di fare poco gentile del proprio leader di riferimento. I costi a lungo termine di questa inciviltà per le aziende sono spesso superiori al guadagno immediato che si ottiene mettendo una persona “col pugno di ferro” in quella particolare posizione di comando. 

La maleducazione e la prepotenza possono creare un deterioramento del clima organizzativo, con conseguente riduzione del morale dei dipendenti e della produttività. Da non sottovalutare, poi, l’impatto sulla salute mentale e fisica. Il bullismo sul posto di lavoro può portare a stati d’ansia, depressione e persino stress post-traumatico nei dipendenti bersagliati. Ne consegue un aumento dell’assenteismo, in particolar modo da parte del personale che si sente vittima di comportamenti maleducati e prepotenti, molti cercano un altro impiego o si mettono spesso in malattia. I conflitti e le tensioni generati, poi, possono distrarre i dipendenti dai veri obiettivi e ostacolare la collaborazione. 

Il costo vivo da pagare per le aziende è rappresentato dal reclutamento e la formazione di nuovi dipendenti per sostituire coloro che lasciano a causa di tali comportamenti, nonché il costo delle azioni legali in alcuni casi. Per non parlare dell’impatto sulla reputazione dell'azienda: le storie di luoghi di lavoro tossici possono diffondersi rapidamente attraverso i social media e danneggiare l'immagine dell'azienda agli occhi dei clienti, dei fornitori e dei potenziali dipendenti.

Per combattere questi problemi, molte organizzazioni stanno adottando politiche anti-maleducazione e anti-prepotenza e promuovendo una cultura aziendale rispettosa e inclusiva. La promozione di un ambiente di lavoro sano e positivo è essenziale per il benessere dei dipendenti e il successo dell'azienda.

Un esempio di un'azienda che ha implementato politiche per promuovere comportamenti gentili e rispettosi è Google. 

Google ha implementato canali di segnalazione che consentono ai dipendenti di segnalare comportamenti inappropriati o molestie in modo confidenziale. All’interno dell’organizzazione vengono supportati i cosiddetti “gruppi di affinità interni”, cioè reti di dipendenti che si riuniscono in base a interessi comuni come l'etnia, il genere o l'orientamento sessuale, per favorire la diversità e l'inclusione.

L’azienda di Mountain View coltiva politiche aziendali chiare contro il bullismo, l'abuso e il comportamento maleducato nei luoghi di lavoro. Molte altre aziende, tra cui Microsoft, Facebook e Apple, hanno implementato pratiche simili per promuovere la gentilezza, il rispetto e la diversità all'interno dell'organizzazione.

La gentilezza sul posto di lavoro è stata dimostrata da numerosi studi come un fattore chiave nell'incremento del benessere dei dipendenti, nel miglioramento del clima aziendale, nella promozione della collaborazione e dell'impegno dei dipendenti, nonché nella riduzione dello stress. Questi benefici complessivi, alla lunga, possono contribuire all'organizzazione. E le grandi aziende sanno che il successo si ottiene avendo sempre una visione a lungo termine. (g.m.)