Per alcune settimane abbiamo provato il robot tagliaerba NexLawn ViDAR 1600 su spazi di oltre mille metri quadrati. Ma come il suo nome suggerisce, li può superare in scioltezza.
L’aspetto da considerare prima di tutti gli altri è che i nostri prati non avevano nulla di inglese. Ossia per niente piatti e regolari; al contrario, sconnessi (avvallamenti a più non posso) e con diversi ostacoli come alberi e piante. Pertanto la sfida si presentava ardua.
Andiamo con ordine. NexLawn ViDAR 1600 si è rivelato semplice da attivare (si collega la base di ricarica a una presa di corrente e si scarica l’app seguendo le istruzioni) e una volta lasciato a caricare il tempo sufficiente, siamo andati spediti a delineare le mappe dove il nostro tagliaerba sarebbe dovuto intervenire. Un’operazione, questa, gestita interamente dall’app, così come è la stessa app che diventa il luogo per utilizzare in tutto e per tutto il dispositivo.
Inizialmente avevamo delineato due aree distinte, separate da un vialetto, dove far lavorare il tagliaerba. E l’impressione delle prime prove non sarebbe cambiata in futuro: NexLawn ViDAR 1600 risolve il problema di tenere in ordine i nostri prati. Nonostante, come dicevamo, terreni accidentati, alberi con radici importanti e buche di varia origine. Se incontra un ostacolo, il dispositivo arriva fino al limite massimo dove ritiene di poter lavorare evitandolo accuratamente, e riprende la sua “corsa”. E se si trova su un terreno umido, a causa del quale le sue ruote cominciano a scivolare correndo il rischio di impantanarsi, adotta autonomamente una serie di manovre che durante le nostre prove lo hanno sempre tirato fuori da possibili guai.
In una occasione si è bloccato, ma solo perché la fortuna è cieca mentre la sfiga ci vede benissimo: un forte vento aveva trascinato un grosso ramo proprio di fronte all’ingresso della stazione di ricarica.
Per quanto riguarda i tempi di lavoro, non bisogna avere fretta. Ma d’altronde è lui a lavorare e non noi. Circa mille metri quadrati di prato sono coperti in circa 15 ore.
Con questo modello di tagliaerba si possono memorizzare non più di due mappe. Può accadere che dopo aver individuato le due mappe, nasca la necessità di delinearne una terza. A noi è capitato. Come si esce dall’impasse? L’app consente di collegare due mappe rendendole una sola e gestendo le mappe di prima come “zone”. A quel punto ti trovi una mappa con due zone e quindi hai la possibilità di individuare una seconda mappa. Forse questo è stato l’unico vero momento di difficoltà nell’utilizzo dell’app. “Scoprire” la faccenda delle due mappe che possono diventare una sola non è stato immediato e abbiamo dovuto fare diversi tentativi. Con un po’ di pazienza, però, si raggiungono tanti obiettivi, compreso il nostro. E si consideri che le due zone sono separate dal viale che conduce all’ingresso della nostra abitazione. Se oggi il nostro robot raggiugne il migliaio di metri quadrati è proprio grazie allo stratagemma delle zone.
Da tempo abbiamo programmato due giornate di taglio, il martedì e il venerdì. Con l’app, le opportunità di programmazione sono diverse, anche in ragione delle stagioni dell’anno. Il taglio offre un intervallo che va dai 3 ai 10 centimetri e se comincia a piovere, il robot lo capisce e torna alla stazione in attesa che torni il sole.
Un problema che si può riscontrare nei robot tagliaerba è il confine della mappa che resta non trattato, qualora sia presente una barriera. A volte quella terra di nessuno può anche arrivare a diversi centimetri, costringendo il giardiniere (o chi per esso) a intervenire. Nel caso di NexLawn ViDAR 1600 quella terra di nessuno viene ridotta a una striscia infinitesimale, tre centimetri. E se non c’è nessuna barriera, anche quei tre centimetri scompaiono.
Ultima nota: la manutenzione. Consigliamo di tenere pulito l’ingresso alla stazione di ricarica così come le ruote. Ma le lame rappresentano forse la nota più negativa. Si usurano con grande rapidità. Dopo alcune settimane di utilizzo, l’app ci ha imposto di cambiarle. Nella confezione del prodotto sono presenti altri due set di lame, per fortuna.
Valutazione complessiva? Ora il nostro robot si chiama Gino e dunque è entrato a far parte della famiglia. E a un componente della famiglia non si rinuncia per nulla al mondo.









