Giovedì, 28 Maggio 2020 08:04

Seggiolini per bimbi in auto: sprovvisti ancora 7 genitori su 10

Il lockdown ha congelato la corsa delle famiglie all’acquisto dei dispositivi anti-abbandono. Proseguono i problemi per la richiesta degli incentivi fiscali.

Italia, fase 2 bis: con l’ulteriore allentamento del lockdown, milioni di famiglie, dal 18 maggio, hanno ricominciato a spostarsi. Ma come sta cambiando la mobilità soprattutto per i genitori con bambini piccoli? Sono davvero pronti a ripartire e informati su tutte le regole per viaggiare sicuri su strada? Lo scorso 6 marzo, infatti, prima che tutto si interrompesse, sono scattate le sanzioni per gli automobilisti, sprovvisti di dispositivi anti-abbandono, che viaggiano con a bordo bambini di età inferiore a 4 anni. Bluon, la start up milanese che ha ideato il dispositivo per bimbi in auto MyMi, compatibile con ogni tipo di seggiolino e con tripla sicurezza, ha fatto il punto della situazione con una indagine destinata ai genitori oggetto del provvedimento legislativo. E così si scopre che l’attenzione alla sicurezza in auto, dopo il Coronavirus, si è un po' allentata e che ben 7 persone su 10 non sono ancora in regola e non si sono ancora dotate dei sistemi anti-abbandono, pur conoscendo la legge e nonostante l’auto privata risulti adesso il mezzo preferito, perché più sicuro per evitare i contatti con le altre persone. In merito agli incentivi fiscali inizialmente comunicati dal Governo, se più della metà sta ancora valutando di farne richiesta, c’è chi non conosce questa possibilità e persino chi non è riuscito a portare a termine la procedura. E anche se nelle prossime settimane si tornerà soprattutto a trovare congiunti e amici e c’è voglia di spazi all’aperto, di parchi e aree verdi, si è molto attenti all’igiene e alle pratiche di prevenzione anche nell’abitacolo dell’auto. La maggior parte delle mamme e dei papà intervistati ha comunque paura a muoversi con i propri figli.

 

LA RICERCA BLUON PER MYMI

Post-lockdown: i genitori sono spaventati, ma l’auto resta il mezzo più sicuro

Se da una parte è forte il desiderio di evasione dopo il lungo periodo di blocco, ben il 65% del campione ha paura di tornare alla normalità e teme che la ripresa massiccia degli spostamenti possa comportare rischi per la salute dei propri figli. Una notevole preoccupazione che si rispecchia sulla decisione, quasi unanime (92%), di eleggere l’auto privata come mezzo ideale per portare in giro i propri bambini, preferito agli altri perché più sicuro nell’evitare occasioni di contatto con altre persone (51%) e, quindi, di contagio. Ma non solo: la scelta è dettata anche perché l’auto garantisce la massima autonomia, come ritiene il 37%, e perché è il mezzo più pratico (36%), in quanto consente di tenere sempre con sé il necessario, come ad esempio il seggiolino.

Dispositivi anti-abbandono: 7 famiglie su 10 non sono ancora in regola

La ritrovata centralità dell’auto nella vita familiare deve però tenere in considerazione tutte le normative in materia di sicurezza per i bambini: una tra tutte, la legge sui dispositivi anti-abbandono e sulle relative sanzioni in vigore dal 6 marzo scorso. Il dato che spicca è che ben 7 famiglie su 10 siano ancora sprovviste del dispositivo, complice il blocco totale della circolazione durato sino a pochi giorni fa. Ma ora gli italiani sembrano intenzionati ad attrezzarsi in fretta, essendo ben informati sul tema: il 92% degli intervistati dichiara di essere perfettamente al corrente della legge e delle sanzioni che rischia.

Quanti si adegueranno dunque alla legge? E che fine hanno fatto gli incentivi del governo?

Tra chi non è ancora in regola, il 67% afferma che comprerà sicuramente il dispositivo anti-abbandono che ha scelto. Il 22% è ancora indeciso sul dispositivo da preferire, mentre solo il 4% afferma che non procederà all’acquisto. Per quanto riguarda invece gli incentivi fiscali messi a disposizione dal governo, se da un lato il 53% sta valutando di farne richiesta, al contrario c’è chi non è a conoscenza di questa possibilità (18%), e un 14% di famiglie che addirittura, nonostante l’avvio della domanda, non è riuscito a completare la procedura.