Martedì, 27 Settembre 2022 11:07

Leggere bene l'energy label per risparmiare sul serio

Molta stampa generalista, però, ricorre troppe volte a un ingiustificato allarmismo: diamo qualche suggerimento.

In questi giorni i media stanno sottolineando quanto sia importante avere in casa elettrodomestici con ottima efficienza energetica. Molta stampa generalista, tuttavia, lo fa con una buona dose di allarmismo. Per evitare l’ansia da “prestazione energetica”, cerchiamo di darvi un piccolo strumento per leggere più facilmente l’energy label dei prodottiUna doverosa premessa: come molti sapranno, le classi energetiche di alcune famiglie merceologiche sono cambiate a marzo 2021. Per lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie non troveremo più la classe A seguita dai “più”. Sebbene non esista una tabella di conversione tra le vecchie energy label e le nuove, possiamo dire con parecchia approssimazione (i più pignoli ci perdoneranno) che la vecchia “A+++” equivale ad una attuale classe “C”. Negli esempi che seguono, per semplificare i calcoli, abbiamo ipotizzato un costo del kWh di 50 centesimi, anziché l’attuale 0,276 euro stabilito da ARERA (l'Autorità pubblica per la regolazione delle reti) per il mercato tutelato il 1° settembre.

 

FRIGORIFERI

Il frigorifero è sempre in funzione, 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, quindi sostituire questo elettrodomestico ci consentirà di avere bollette più leggere, soprattutto se quello che abbiamo in casa ha più di 10 anni. L’etichetta energetica di questo prodotto presenta un consumo annuo stimato che ci può far capire facilmente quanto spenderemo, ogni 12 mesi, per tenerlo acceso. Un frigorifero di classe D assorbe circa 210 kWh in un anno di utilizzo. Tradotto in termini di bolletta, a 50 centesimi il kWh, vuol dire che spenderemo 105 euro l’anno per mantenerlo in funzione. La classe D, inoltre, è quella più presente nei negozi, quindi avremo molta scelta di prezzo, modelli e colori. In questa famiglia di prodotti, mentre scriviamo, esistono poche scelte al di sopra della classe C. Trovare una B o una A diventa veramente complicato. L’eccellenza dei consumi, per questo elettrodomestico, attualmente si aggira intorno ad una spesa di 110 kWh/anno, quindi 55 euro per 12 mesi di utilizzo. Facendo questo semplice calcolo, ognuno di noi potrà scegliere se “buttarsi nella mischia” dei frigoriferi in classe D, per avere una scelta più ampia di estetiche e colori, oppure concentrarsi sui costi di esercizio del nuovo prodotto per ottenere la massima efficienza (e il massimo risparmio) in termini di bolletta. Noi consigliamo sempre di affidarsi al negoziante di fiducia, perché lui saprà sicuramente qual è il miglior rapporto qualità/prezzo da proporci.

 

LAVATRICI

Nel mercato, quando sono cambiate le energy label erano già disponibili lavatrici che consumavano molto meno della vecchia classe A+++. Questo elettrodomestico è stato uno dei primi a ricevere la nuova classe A, che è quindi presente in un ventaglio di offerta piuttosto ampio nei negozi, con diverse fasce prezzo. Una volta valutate le nostre esigenze, lo spazio che abbiamo a disposizione e le prestazioni che cerchiamo, sarà piuttosto semplice trovare un modello in classe A o B che faccia al caso nostro. Non disperiamo, però, se la lavatrice dei nostri sogni è “solo” in classe C. Prestando attenzione all’etichetta energetica, notiamo che qui il consumo si esprime in termini di kWh/100 cicli, calcolati sul lavaggio ECO 40-60, che è presente in ogni lavatrice. Ipotizzando per amore della semplicità che 200 cicli siano sufficienti per pulire il nostro bucato in un anno (una lavatrice ogni 2 giorni), possiamo dire che una lavatrice da 9kg in classe A ci costerà circa 50 euro l’anno, mentre fare il bucato in una classe C richiederà un esborso di circa 70 euro. Diciamo che non c’è da strapparsi i capelli per la differenza, ma ricordiamo che questo consumo è puramente indicativo e si riferisce sempre al lavaggio ECO, che è quello che dura più di 3 ore. Ogni calcolo va a farsi benedire se siamo abituati a fare sempre il lavaggio rapido, che è quello che consuma di più. È un discorso che sembra assurdo, dato che l’istinto ci dice che se teniamo acceso un elettrodomestico per meno tempo consumerà di meno, ma è facile da capire, se immaginiamo l’automobile: schiacciando il pedale dell’acceleratore per fare più in fretta, consumiamo più benzina. Come sempre, anche in questo caso è bene affidarsi ai consigli degli addetti ai lavori, che conoscono pregi e difetti di ogni modello.

 

LAVASTOVIGLIE

Anche in questo caso, come per i frigoriferi, la maggior parte dei prodotti in commercio (alla stesura di questo articolo) è in classe D o E. Non ci stupiamo, quindi, se sarà difficile trovare una classe A (o una B) per questo genere di prodotti. L’energy label della lavastoviglie esprime il consumo in kWh/100 cicli. Un modello in classe E consuma circa 100 kWh ogni 100 lavaggi. La lavapiatti viene utilizzata ogni giorno, quindi consideriamo 300 lavaggi l’anno, assumendo sempre che un kWh ci costi 50 centesimi: spenderemo 150 euro per lavare i piatti nella nostra nuova lavastoviglie in classe E. Se dovessimo trovare una classe A, arriveremmo a consumare solo 55 kWh/100cicli: 80 euro circa l’anno. Sta poi ad ognuno di noi calcolare se valga il caso di investire più denaro (a volte, molto di più) cercando “col lanternino” una classe A, per risparmiare 70 euro l’anno. Anche in questo caso vige la regola che, per consumare poco, bisognerebbe sempre impostare il lavaggio ECO, che arriva a durare anche 5 ore. Fare un lavaggio rapido a pranzo e uno a cena rischia di mandare in malora tutti i calcoli fatti per risparmiare. Diciamo che, acquistando una lavastoviglie nuova e migliorando le nostre abitudini (1 lavaggio giornaliero a pieno carico in modalità ECO, possibilmente dopo cena) consumeremo sicuramente meno rispetto a quanto fatto finora con la lavastoviglie vecchia, soprattutto se acquistata parecchi anni fa.

 

ASCIUGATRICE

Solitamente l’asciugatrice è la regina dell’autunno, ma quest’anno - complici i tanti articoli giornalistici che fanno terrorismo su questo prodotto - rischia di passare inosservata. In realtà l’asciugatrice non è quel mostro energivoro che molti dipingono. Le nuove asciugatrici a “pompa di calore”, infatti, sfruttano un gas refrigerante per generare la condensa, esattamente come i condizionatori. Questo richiede molta meno energia rispetto ai vecchi prodotti che erano a “resistenza” e consumavano parecchio. Per questo elettrodomestico vige ancora la vecchia etichetta energetica, quindi prenderemo in considerazione un prodotto in classe A+++ per farci “due conti in tasca” su quanto possa incidere sul nostro portafoglio domestico. Mediamente, un’asciugatrice da 9kg in questa categoria consuma circa 190 kWh all’anno. La vecchia energy label si basava su 160 cicli annui, che ci sembrano più che sufficienti se calcoliamo che questo elettrodomestico è indispensabile nei mesi freddi e piovosi, mentre se ne può fare a meno durante l’estate. Facile calcolare, usando il nostro kWh “campione” da 50 centesimi, che mettere in casa un’asciugatrice che prima non c’era farà aumentare la bolletta di ben…95 euro l’anno! Se pensiamo, però, che molti capi asciugati in questa maniera non necessiteranno di essere stirati, perché verranno fuori senza pieghe, ci viene già voglia di acquistarne una.

 

CONCLUSIONI

Come abbiamo visto, è bene non farsi prendere dal panico e non entrare in punto vendita prevenuti. Non dimentichiamo che l’etichetta energetica ci parla dei consumi del prodotto, non delle sue qualità. D’altronde, quando abbiamo acquistato l’automobile, non siamo entrati dal concessionario chiedendone una che consumasse poco. Sapevamo benissimo che la nuova vettura, per rientrare nei rigidi standard del mercato, avrebbe consumato meno benzina della precedente. Ci siamo quindi concentrati sul resto: l’estetica, le prestazioni, gli optional. Lo stesso vale per l’acquisto del nuovo elettrodomestico. Consideriamo che un qualsiasi elettrodomestico acquistato oggi consumerà sicuramente meno di quello che avevamo in casa. Non facciamoci distrarre dalle lettere delle etichette energetiche, facciamoci sempre “due conti in tasca” utilizzando l’esempio dei 50 centesimi al kWh, per scoprire quanto consuma ogni elettrodomestico. E affidiamoci ai consigli dei venditori. (g.m.)