Lunedì, 18 Marzo 2019 08:21

Etichetta energetica: conosciamola meglio

Come destreggiarsi in una selva di A, e il futuro dove a vincere sarà il QR Code.

Introdotte in Italia a partire dal 1998, e regolamentate dalla direttiva europea 92/75/CEE, le etichette energetiche sono ormai presenti sulla maggior parte degli elettrodomestici. Le energy label consentono di poter scegliere i prodotti che consumano meno energia – a parità di caratteristiche o prestazioni – e quindi risparmiare denaro con una maggiore attenzione all’ambiente. Si va dal rosso della classe G al verde della A, anche se attualmente quasi la totalità dei prodotti in commercio è di quest’ultimo gruppo. Tanto che è nata l’esigenza di introdurre categorie più virtuose nei consumi: le A+, A++ e A+++.

I produttori sono da sempre impegnati nella realizzazione di prodotti ad alta efficienza energetica. Può capitare quindi che il consumatore resti confuso dal fatto che ormai tutti gli articoli siano classificati con la “A”. Dal 1° luglio 2012, ad esempio, è vietata la vendita dei frigoriferi che non abbiano almeno classificazione energetica “A+”, mentre la classe “A” è il minimo per le lavatrici vendute dal 2011. Stessa fascia di consumo è la base per una lavastoviglie. In pratica è impossibile, ormai, entrare in un negozio e trovarsi di fronte ad un elettrodomestico di classe B. Può capitare quindi che il consumo energetico passi in secondo piano nella scelta dell’elettrodomestico, e che il cliente si perda in una selva di “A” colorate di verde.

Questo non deve accadere: bisogna tenere presente che la cosiddetta “tripla classe A” (anche se in realtà parliamo di A+++) arriva a consumare la metà dell’elettricità rispetto alla “doppia classe A” (A++). Cosa non da poco. Per questo motivo l’Unione Europea ha deciso di eliminare gradualmente queste classificazioni nei prossimi anni. Il nuovo sistema ritornerà alla classificazione da A a G senza le classi aggiuntive, anche se è prevista una fase transitoria in cui i due sistemi coesisteranno. Per intanto noi consigliamo, più di guardare colori e lettere, di osservare il consumo energetico presente in basso a destra sull’etichetta, espresso in kWh/annum. Questa sarà l’elettricità che andremo a pagare per l’utilizzo di quel particolare elettrodomestico. Nel caso di un TV viene stimato considerando una media di accensione di 4 ore al giorno per 365 giorni, mentre per la lavatrice viene calcolato in laboratorio effettuando 220 cicli di lavaggio a pieno carico con programma “cotone 60°”.

Sono sempre stime, ma sono abbastanza attendibili. Moltiplicando il valore kWh/annum per un costo medio (ad oggi) di 30 centesimi al kWh, otterremo la previsione annuale di quanto ci farà spendere il nuovo prodotto. La considerazione da fare è che questo esborso sarà, comunque, di molto inferiore a quello che abbiamo speso negli scorsi anni per il vecchio elettrodomestico. Le prossime energy label saranno dotate di un “QR Code” che consentirà l’accesso immediato ad un database a livello europeo dove sarà possibile effettuare un confronto immediato tra i vari modelli, per individuare quello che offre la maggiore efficienza energetica in base alle proprie abitudini (e non a calcoli di laboratorio).

Proprio in questi giorni Whirlpool, in collaborazione con DigiLabel, lancerà “PocketWatt”: un’applicazione per smartphone che consentirà di rendere immediata e semplice la lettura delle nuove etichette. Dando informazioni facilmente comprensibili ai consumatori per aiutarli nella scelta dell’elettrodomestico a maggior risparmio energetico. Le etichette 2.0 riporteranno l’attenzione – attualmente sopita – del cliente finale sull’efficienza energetica degli elettrodomestici. E sul risparmio che si può ottenere sostituendo il vecchio con il nuovo. (g.m.)