Venerdì, 02 Agosto 2019 08:17

Guda alle pentole antiaderenti

Un fattore indicativo di qualità è lo spessore della pentola, solitamente in alluminio. Non deve essere troppo sottile, perché si surriscalda facilmente, e i punti di contatto del fondo con la fiamma raggiungono temperature che potrebbero compromettere anche il miglior rivestimento.

Guda alle pentole antiaderenti Courtesy Risoli

Sul fornello o sul piano a induzione, se cuciniamo sappiamo quanto sono comode le padelle antiaderenti, comprese quelle presenti nelle kitchen machine. Qualunque cosa succeda durante la cottura, il cibo non si attacca e la loro pulizia risulta sempre di grande facilità. Padelle comode su cui grava un dubbio: sono pericolose per la nostra salute? Oggi la scienza afferma di no. Il politetrafluoroetilene (PTFE), principale componente dei rivestimenti antiaderenti come il Teflon, di per sé non è nocivo, non è cancerogeno e non provoca rischi per la salute alle dosi con le quali normalmente si viene in contatto. Un eventuale rischio potrebbe essere rappresentato dalla presenza di un altro elemento, l’acido perfluoroottanoico, noto con la sigle PFOA, usato in passato per alcune lavorazioni nella produzione del pentolame, ma non presente nel rivestimento. Anche in questo caso però niente paura: la sostanza non viene più utilizzata, almeno dai principali produttori di pentolame. Da tempo, inoltre, l’uso di tutti i materiali destinati a entrare in contatto con sostanze alimentari è regolato da leggi e direttive dell' Agenzia Europea EFSA (European food Safety).

Courtesy Tognana

Superfici antiaderenti: comode e utili

Le agenzie internazionali di controllo lo assicurano: nessun pericolo di contaminazione degli alimenti, e nessun effetto sul nostro organismo nemmeno se ingeriamo qualche particella di rivestimento antiaderente: è un materiale inerte, non subisce trasformazioni, né rilascia sostanze nel passaggio all’interno del nostro corpo. Possiamo tranquillamente godere dei vantaggi, che non riguardano solo la facilità di pulizia, ma anche certi aspetti del cucinare in modo salutare: Il cibo non si attacca al fondo, evitando di sviluppare sostanze dannose e a volte tossiche per il nostro organismo; possiamo cucinare con minime quantità di oli e grassi - o addirittura senza - favorendo una dieta salutare.

La pentola giusta

Allora come scegliere una buona pentola antiaderente? Un fattore indicativo di qualità è lo spessore della pentola, solitamente in alluminio. Non deve essere troppo sottile, perché si surriscalda facilmente, e i punti di contatto del fondo con la fiamma raggiungono temperature che potrebbero compromettere anche il miglior rivestimento. E poi è il numero di strati di rivestimento che determina la qualità del prodotto. Infine, un prezzo stracciato spesso non corrisponde a un prodotto con queste caratteristiche. Il rivestimento antiaderente è presente anche in molti elettrodomestici come le griglie,  kitchen machine, cuociriso e altro: in questo caso facciamo attenzione alle caratteristiche tecniche del prodotto. 

Electrolux

Qualche consiglio d’uso
Il surriscaldamento e la graffiatura sono fattori che condizionano la durata di questi attrezzi. Pertanto quando si cucina con pentole antiaderenti è utile ricordare alcuni semplici consigli:

- non scaldare il tegame vuoto, si rischia di raggiungere temperature troppo elevate che potrebbero rovinare il materiale di rivestimento antiaderente;
- posizionare la padella su una fonte di calore adatta alla dimensione del fondo, usando una fiamma moderata;
- non utilizzare utensili metallici e taglienti, non tagliare il cibo all’interno della pentola, non lavare con sostanze abrasive;
- buttare le pentole con il rivestimento rovinato. L’eventuale rischio non è rappresentato tanto dal Teflon eventualmente ingerito, quanto dal metallo sottostante.

A proposito di temperatura
Le pentole antiaderenti possono essere riscaldate fino a 260° C senza danneggiare il rivestimento. È un livello molto alto: per avere un termine di paragone, questa temperatura è superiore a quella comunemente usata in cucina per bollire, friggere, cuocere in forno. Ad esempio l’acqua bolle a 100° C; le normali temperature usate per rosolare la carne vanno dai 200 ai 240° C ; le temperature più elevate utilizzate per cuocere carni o le verdure nel forno si aggirano intorno ai 230° C. Dolci e biscotti vengono cotti mediamente fra 160° C e 200° C. Infine è utile sapere che per conservare i valori nutritivi degli alimenti in assenza di liquidi, come ad esempio la grigliatura, la temperatura massima consigliata è di 250° C.

DA SAPERE
Scoperto quasi per caso nel 1938 dallo statunitense Roy J. Plunkett (un chimico della società Dupont) il politetrafluoroetilene (PTFE) è un polimero. In origine è una polvere inodore, bianca e leggera, non si scioglie in acqua e in nessun solvente. È inerte, cioè non reagisce con altre sostanze chimiche, non è infiammabile, non conduce elettricità e si mantiene stabile fino a temperature intorno ai 300° C. Per tutte queste caratteristiche, oltre che per rivestire le pentole, viene impiegato in numerosi prodotti plastici come per esempio filtri, guarnizioni, valvole e protezioni di vario tipo contro la corrosione. Con il PTFE vengono prodotti alcuni tessuti sintetici altamente impermeabili e traspiranti con cui si confezionano capi di abbigliamento tecnico amati dagli sportivi. In medicina il polimero viene usato per la creazione di protesi vascolari, e in alcuni impianti odontoiatrici.