Lunedì, 30 Settembre 2019 07:41

Sicurezza alimentare: quel packaging che sottovalutiamo

Nella filiera alimentare fra le aree monitorate e soggette a normativa c’è quella dei materiali e oggetti con cui entra in contatto l’alimento: i MOCA. E le confezioni sono fra questi.

Gli italiani sono i consumatori europei che dedicano al cibo maggiori attenzioni, maggior spesa, riservando alla sua preparazione e al suo consumo la maggior quantità di tempo, dopo quello speso per dormire e lavorare. Alimenti di qualità che - sempre gli italiani - preferiscono acquistare confezionati, invece che sfusi, o anche in versione piatto pronto, un consumo che negli ultimi anni cresce costantemente (fonte: Rapporto Coop 2018). Tutto questo produce un fenomeno evidente ai nostri occhi: la gran quantità di rifiuti generati da packaging. Ma c’è anche un altro aspetto che spesso sottovalutiamo: è la questione dei Materiali e Oggetti che possono entrare in Contatto con gli Alimenti, appunto i MOCA.

Dal produttore al consumatore, contaminazione sempre in agguato
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un suo studio, ha evidenziato come in Europa ogni 44 minuti una persona si ammali a causa di cibo contaminato da vari agenti: virus, parassiti e sostanze chimiche. Escludendo virus e parassiti che riguardano altre specificità, le sostanze chimiche possono “migrare” nel cibo dai materiali - i MOCA appunto - con cui l’alimento entra in contatto durante la produzione, il trasporto, la vendita. In questo senso i MOCA assumono un’importanza pari a quella di un “ingrediente” del prodotto alimentare e pertanto devono essere sottoposti alle stesse analisi di sicurezza. Oltre a materiali utilizzati nelle attrezzature per le lavorazioni alimentari (un esempio sono le macchine per il caffè), o presenti negli impianti di produzione, un importante ambito MOCA è quello dei prodotti utilizzati nell’imballaggio come carte, cartoni, pellicole e plastiche; le pentole, i contenitori per alimenti, le scatole; utensili e stoviglie. Il trasferimento chimico da questi oggetti all’alimento è legato a una serie di fattori che dipendono principalmente dalla natura e dalla composizione dei materiali e delle sostanze con i quali i MOCA sono prodotti, dalla natura e composizione dei cibi, dalla superficie di contatto, dal tempo e dalla temperatura di contatto tra essi e il cibo.

TÜV SÜD MOCA produzione copia

Prestare attenzione alle istruzioni per l’uso
A livello produttivo e distributivo sui MOCA esistono regolamenti e normative garanti della sicurezza alimentare. Mentre per una maggior sicurezza dei consumatori - l’ultimo anello della catena alimentare e i più direttamente esposti agli effetti indesiderati della contaminazione alimentare da contatto - è utile una migliore informazione sui materiali e sul loro utilizzo. Ad esempio, è utile prestare attenzione alle raccomandazioni riportate sulle confezioni, come suggerito dai laboratori di TÜV Italia, ente di certificazione impegnato anche in ambito delle normative sui MOCA. A pochi verrà in mente, infatti, di leggere le istruzioni d’uso presenti ad esempio sui rotoli e vaschette in alluminio che quotidianamente utilizziamo in cucina. Invece, riportano mediamente sei diverse avvertenze, fra cui:

  • materiale destinato a contatto senza limiti di tempo con alimenti a temperatura refrigerata, e per massimo 24 ore a temperatura ambiente.
  • non idoneo al contatto con alimenti acidi come il succo di limone o l’aceto, o con cibi molto salati.

L’alluminio, che noi consumatori riteniamo materiale sicuro e igienico, a certe condizioni migra negli alimenti. Ad esempio nel pesce cotto al cartoccio (fatto con i fogli di questo materiale) è stata rilevata una quantità di alluminio pari a 2,8 mg/Kg, mentre nella mela i livelli sono risultati irrilevanti (0,005 mg/Kg). Per valutare questi dati è utile sapere che la dose tollerabile settimanale di alluminio stabilita nel 2008 dall’EFSA - l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare - è pari a 1 mg per Kg di peso corporeo a settimana.

Packaging e riciclo
Secondo alcuni dati presentati da Conai, Consorzio Nazionale degli Imballaggi, e Istituto italiano Imballaggi, nel 2018 il fatturato del settore è cresciuto del 2,6% raggiungendo i 33,5 miliardi di euro, mentre la produzione è cresciuta del 2,4%, toccando i 16,7 milioni di tonnellate. Carta e cartone rappresentano il 32% della produzione del settore, ma solo il 23% del fatturato, mentre la plastica pesa per il 18% della produzione ma a valore rappresenta il 46% del settore. La plastica ha cambiato prepotentemente le nostre abitudini, non solo alimentari, ed è anche la causa di gravi problemi di sostenibilità ambientale. Il percorso virtuoso per la riduzione della plastica e del suo utilizzo è già iniziato. Recentissima è una normativa del Parlamento Europeo che dal 2021 vieta la commercializzazione delle stoviglie monouso in plastica nei Paesi dell’UE, spostando i consumatori verso l’utilizzo di materiali compostabili di cui è più semplice il riciclo o, ancora meglio, i materiali riciclati. Non è semplice però l’utilizzo di questi materiali per quanto riguarda i MOCA, le cui norme sono molto restrittive. La plastica riciclata, ad esempio, può essere utilizzata nel contatto con gli alimenti solo se risponde a specifici requisiti, poiché nel processo di riciclo potrebbero innescarsi alcune contaminazioni.