Domenica, 06 Gennaio 2019 10:11

Poltronesofà e la lezione dell'ultimo spot "sociale"

Da anni l'azienda comunica la stessa cosa: saldi, saldi e ancora saldi. Ma la storia all'interno della quale compie la sua narrazione avrebbe molto da insegnare alle insegne del nostro settore.

Un inchino di fronte a chi si occupa del marketing di Poltronesofà: un gigante. Da anni siamo martellati con spot tv nella sostanza tutti uguali ma all’apparenza tutti diversi che comunicano la medesima promozione. L’ultimo saldo è immancabilmente quello definitivo, quindi “venghino, siore e siori”. Se perdete questa ultima occasione, la vostra vita non avrà più senso. Poi passano tra le 24 e le 36 ore, ed ecco che la solita compagnia di burloni artigiani romagnoli torna in tv per annunciare che il prossimo saldo sarà - indovinate - l’ultimo della storia dell’umanità. Pertanto quello precedente era in realtà il penultimo.

Così facendo l’azienda ha creato una vera e propria storia di comunicazione sulla quale sta campando da anni. Certo, un po’ spregiudicata. Anzi, molto. Ma agli artigiani non frega un fico secco. A loro interessano gli sconti e soprattutto che la gente gli creda. Però dall’inizio dell’anno c’è una novità. Forse perché la vecchia formula delle battute fatte tra di loro cominciava a stancare, o proprio per anticipare un certo senso di assuefazione tra i clienti, ecco che il nuovo spot fa uno scatto verso l’alto.

Il pelato della compagnia, quello che da tempo viene presentato come il leader, si fa serio e con aria di chi sente il peso della responsabilità ragiona sulla felicità di chi va a comprare da loro. “I nostri doppi saldi - dice più o meno - hanno reso felici tante persone”. Nessuna battuta. E lo spot si chiude con un suo primo piano dove con espressione sempre priva di sorrisi allunga lo sguardo verso un punto indecifrato, come a traguardare il futuro e a dire: “Abbiate fiducia in noi”. Riassumendo: Poltronesofà comunica lo stesso messaggio da sempre, ma lo ha fatto e lo fa all’interno di una storia che rende il marchio attraente (non sappiamo quanto credibile, perché avremmo bisogno dei dati di vendita). Una capacità di raccontarsi che rispetto alle nostre insegne, con l’eccezione solo di Unieuro (anche se oggi meno di un tempo), sembra provenire da un altro pianeta. Il pianeta del marketing.

Invece il nostro settore, fin dalle prime ore del nuovo anno, si è di nuovo rituffato nella solita comunicazione di prezzi. Comunicazione uguale da anni e anni, e priva di un filo conduttore che provi a raccontare una storia legata all’insegna. In fondo, il problema del nostro settore è proprio questo: di non ricordarsi della propria storia, che significa non avere le basi per un futuro. Ciò che conta è solo il presente.