Venerdì, 03 Aprile 2020 10:39

Il mio regno per un caffè. Espresso!

In queste settimane non c’è nessuna possibilità di gustarlo al bar. E così gli appassionati della bevanda più amata dagli italiani si organizzano. Come?

Il caffè espresso, italiano per eccellenza, napoletano per elezione: quanto ci manca? 'Darei il mio regno per un espresso’, in certi momenti solo i caffeinomani possono capire la nostalgia per questo rito quotidiano. O forse no, siamo in tanti a sentirne la mancanza. Per carità, rispetto a quanto succede è una quisquilia, una facezia: stiamo a casa, noi che possiamo. E non facciamo tante storie, per favore. Anzi, mettiamoci d’impegno a passare un buon tempo fra le nostre quattro mura domestiche, e ad alleggerire l’atmosfera. Allora avanti con la cucina, la lettura, la televisione, il gioco con i figli, le partite a carte, il web e i social, il lavoro per chi lo può fare da casa. Ma bere un buon espresso, cremoso, di quel bel colore caldo e profumato, assaporato nella tazzina bianca, tonda e minuscola, nata per ricevere la bevanda più amata dagli italiani, è una consuetudine che manca a molti. Un gesto quasi banale, almeno così ci sembrava quando in qualsiasi momento lo potevamo fare. Quando ’Scusi, un espresso per favore’ era un piacere veloce, una questione da cinque minuti per una pausa, o di qualche ora se l’invito a prendersi un caffè era il pretesto per un piacevole incontro, galante, affettuoso, amichevole, di lavoro, non faceva alcuna differenza. Lo potevamo fare come, dove, quando e con chi ci garbava, o ci serviva.

caffè Moka da caffè

Ma non si rinuncia a bere il caffè. E come potremmo, è l’80% degli italiani che lo vuole. Ce lo facciamo a casa con la moka o con le macchine che promettono di fare l’espresso ‘come al bar’, o almeno così assicurano le relative pubblicità. In certi casi è vero, forse anche meglio che al bar, ma non è la stessa cosa. Che nostalgia per quelle 175 tazzine di espressi fumanti che ogni giorno venivano serviti in ciascuno dei 149 mila bar dello Stivale. Chissà dove sono finite queste schiere fumanti di oro in tazza.

Caffè automatica espresso

Se Maometto non va alla montagna
Ebbene, parte di queste tazzine giornaliere è finita nelle case degli italiani. Almeno stando alle notizie che ci arrivano dalle aziende produttrici di macchine per il caffè. Privati per necessità di tante cose, gli italiani proprio non vogliono rinunciare anche a questo piacere. E siccome non possono andare al bar, portano il bar a casa, acquistando una macchina da caffè espresso. In questo periodo le loro vendite online starebbero registrando percentuali di crescita a doppia cifra. Particolari anche le scelte d’acquisto: si preferiscono macchine per caffè in polvere o in grani, più che quelle a porzionato chiuso con le capsule, per capirci. E, di più, risalgono nel gradimento degli utenti le macchine tradizionali, quelle a pompa, fanalino di coda del segmento fino a ieri. Funzionano con il caffè in polvere, sono quelle che quando fai l’espresso ti sembra di essere un barista, un dettaglio da nostalgici. 

I consumi
Secondo un’indagine (prima del coronavirus) i bevitori di espresso sono consumatori multi-luogo, lo consumano al 92% a casa, usando caffè in polvere (53%) o porzionato in cialde o capsule (37%); ma gli stessi non disdegnano il bar ( 72%), e i luoghi di lavoro (48%): qui prevale l’uso di caffè in cialde e in capsule. La ricerca aveva stimato in 260 euro la spesa annua procapite per il consumo di caffè.

Chi l’ha detto
La frase: ‘Il mio regno per un caffè espresso’ si ispira alla battuta ‘Il mio regno per un cavallo’ che William Shakespeare mette in bocca a un suo personaggio, il re Riccardo III, durante una battaglia quando cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte. La frase viene usata oggi, in contesti assai meno drammatici, per esprimere il forte desiderio di qualcosa o qualcuno.(l.c.)