Di fame si può morire, oppure soffrire in molti modi: sono in aumento le persone che non sono sicure di riuscire  a mangiare  a sufficienza e in modo adeguato per vivere decentemente.

Mangiare è un diritto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - per la prima volta nel 1948 - come ‘il diritto ad avere un accesso regolare, permanente e libero al cibo di qualità e in quantità adeguata, che rispetti le tradizioni e la cultura di appartenenza del consumatore, e in grado di assicurare salute fisica e mentale agli individui e alla collettività’; ’Sconfiggere la fame’ è anche il secondo dei diciassette obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’ONU. La drammatica realtà è che, invece, sono in aumento le persone esposte a insicurezza alimentare, la condizione di chi non ha sufficiente cibo per sfamarsi adeguatamente, il contrario del diritto universale appena citato. Secondo il rapporto della FAO (l'organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) sulla sicurezza alimentare e nutrizione nel mondo - SOFI -, nel 2021 le persone esposte a insicurezza alimentare sono state 828 milioni, 46 milioni in più rispetto all’anno precedente e 150 milioni in più dallo scoppio del Covid-19. Esseri umani che non hanno il problema di non saper decidere cosa mangiare, ma di non avere possibilità e tantomeno certezza di potersi sfamare: questa è la loro insicurezza, che porta conseguenze sulla qualità della vita molto severe. Saltare i pasti, mangiare meno del necessario, consumare cibo ‘spazzatura’ (cioè di pessima qualità nutrizionale) sono condizioni strettamente legate a problemi economici, in certi casi aggravate dall’assenza di un’educazione alimentare.

Mangio male, vivo male
Se una corretta alimentazione è alla base di una buona salute, una scarsa e cattiva nutrizione porta a conseguenze che possiamo immaginare. Le persone in stato di di insicurezza alimentare hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie croniche, come ipertensione e diabete, asma e anemia. Sono i bambini a pagare il prezzo più alto, viene compromessa la loro regolare crescita e lo sviluppo cognitivo; in età scolare possono manifestare disturbi comportamentali, come ansia aggressività e iperattività. I neonati, spesso prematuri e sottopeso, sono fisicamente più fragili già alla nascita. In generale la scarsità quantitativa e qualitativa di alimenti rende le persone più vulnerabili alle malattie e, a maggior ragione, i bambini, si ammalano più frequentemente. Inoltre un regime alimentare squilibrato, insufficiente e discontinuo espone sia grandi che piccoli a un rischio maggiore di obesità.

La situazione in Italia
C’è una stretta relazione fra grado di povertà e insicurezza alimentare. Secondo uno studio pubblicato recentemente sulla rivista "Social Indicator Research" di Stefano Marchetti dell’Università di Pisa e Luca Secondi dell’Università della Tuscia, le persone a rischio di povertà alimentare nel nostro paese sono il 22,3% dell'intera popolazione, con concentrazioni geografiche diverse che vanno dal 29,6% dell’Abruzzo al 18,7% della Toscana e con diversi livelli di disuguaglianza alimentare rispetto a un regolare consumo di frutta e verdura, carne e pesce. Il dato, precisa la ricerca, si riferisce a una povertà alimentare relativa, cioè di chi per il cibo spende meno della soglia statistica di riferimento, in questo caso 162 euro procapite mensili. Nello studio emerge anche l’indice di insicurezza alimentare degli italiani, una condizione che riguarda il 3,6% della popolazione, circa 2 milioni di persone, con un massimo in Calabria (9,7%) e un minimo in Veneto (0,9%), Friuli (1,2%) e Toscana (1,5%). In questo studio statistico l’insicurezza alimentare si verifica quando la proporzione fra spesa per il cibo e spesa totale supera il 40%. In parole povere, nel nostro paese due milioni di persone devono scegliere se mangiare e pagare le bollette, mentre oltre il 22% degli italiani non può permettersi di mangiare frutta, carne o pesce con regolarità, come vorrebbe un corretto regime alimentare e come recita la regola del 5: cinque pasti al giorno e cinque porzioni di frutta e verdura.

Gli italiani e le tre diete FAO
Un’altra indicazione sullo stato di insicurezza alimentare dell’Italia viene dalla FAO che per misurare la spesa per nutrirsi nei vari paesi, ha sviluppato tre modelli alimentari, tre diverse tipologie di cibo consumato, che corrispondono a tre costi crescenti:
la dieta sufficiente - Energy Sufficient diet: garantisce un apporto energetico (calorie) necessario a una vita attiva (principalmente a base di carboidrati come riso, patate, frumento);
la dieta adeguata - Nutrient Adequate diet: al necessario apporto energetico della dieta sufficiente aggiunge valori nutritivi essenziali per prevenire deficienze e evitare tossicità (mix bilanciato di proteine, grassi, vitamine e minerali);
la dieta sana - Healthy diet: oltre alla sufficienza energetica e all’adeguatezza nutrizionale, garantisce una varietà di alimenti in grado di prevenire i problemi di salute legati alle malattie non trasmissibili. Il costo di queste tre diete è crescente, pertanto la loro accessibilità è direttamente proporzionale al reddito. Ecco un calcolo dei consumi in Italia: la dieta sufficiente costa in media il 3,6% del reddito pro-capite: l’1% della popolazione, 600.000 persone, non può permettersela. La dieta adeguata vale di media il 25,4% del reddito pro-capite: 1.140.000 persone (1.9% del totale) non possono permettersela. La dieta sana costa in media il 34,7% del reddito pro-capite, non è accessibile per 1.500.000 di persone, il 2,5% del totale. Complessivamente, 3.240.000 italiani (il 5.4% del totale) non hanno accesso a una dieta adeguata rispetto ai tre modelli alimentari presi in considerazione. (Fonte: rapporto ActionAid “La pandemia che affama l’Italia”).

La situazione mondiale
Il quadro globale disegnato dal rapporto della FAO è allarmante. La percentuale di persone colpite da problemi alimentari, pressochè invariata dal 2015, nel 2020 ha iniziato una progressiva crescita fino a raggiungere nel 2021 il 9,8% della popolazione mondiale, contro l’8% del 2019 e il 9,3% del 2020. “Nel 2021 - si legge nel rapporto - circa 2,3 miliardi di persone (29,3%) in tutto il mondo erano in una situazione di insicurezza alimentare moderata o grave – 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia da Covid-19. Quasi 924 milioni di persone (11,7% della popolazione mondiale) hanno sofferto di insicurezza alimentare grave, con un aumento di 207 milioni in due anni”. In tutto il mondo, sono le donne ( il 31,9%) a subire maggiormente stati di insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 27,6% degli uomini. Si stima che 45 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni abbiano sofferto della forma più letale di malnutrizione che, in età infantile, aumenta fino a 12 volte il rischio di morte; 149 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno subìto un ritardo di crescita e di sviluppo per carenza cronica di alimentazione nutriente adatta, contro 39 milioni di bambini in sovrappeso. 

Ci allontaniamo drammaticamente dai  traguardi fissati dal punto “Fame zero”, il secondo dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, per cui i 193 Paesi membri dell’ONU si erano impegnati entro il 2030 a porre fine alla fame e garantire a tutti accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente per tutto l’anno, il più importante dei target previsti. Qui la versione completa dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Da sapere

La fame ha tante facce e si manifesta con una triste varietà di privazioni. Le organizzazioni mondiali come la FAO monitorano la situazione adottando definizioni precise per le diverse intensità del problema. Crediamo sia utile conoscerle, purtroppo ne sentiremo parlare sempre più spesso.

Fame: sensazione di malessere o dolore causata da un insufficiente apporto energetico nella dieta.
Privazione alimentare: insufficiente assunzione di calorie.
Insicurezza alimentare moderata: stato di incertezza riguardo alla possibilità di procurarsi alimenti; rischio di saltare i pasti o di esaurire le scorte di alimenti; situazione in cui si è costretti a giungere a un compromesso sulla qualità nutrizionale e/o quantità degli alimenti consumati.
Insicurezza alimentare grave: finire le scorte di cibo; soffrire la fame; nei casi più estremi, essere costretti a restare senza cibo per uno o più giorni.
Malnutrizione: condizione associata a carenze, eccessi o squilibri nel consumo di macro e/o micronutrienti. Ad esempio, sono forme di malnutrizione la denutrizione e l'obesità. (l.c.)