Nel mercato del lavoro, le donne sono pagate meno degli uomini: il divario di genere è una storia di secoli indagata da una economista che, per questo, ha ricevuto il massimo riconoscimento.

Ogni anno, il 25 novembre arriva la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Ogni anno è una triste occasione per parlare di un argomento che fa vergognare, e di racconti che non si possono sentire, come purtroppoi insegna ancora una volta la cronaca di questi giorni. Perché succedono questi gravi episodi, e come fare per evitare che si ripetano è il tema assai complesso che si discute in questi giorni, ed è sacrosanto che venga approfondito, analizzato e compreso da chi lo sa fare, per trovare una soluzione efficace. Il tema della violenza sulle donne ha tante facce, la più ripugnante è quella delle ‘botte’ fino al femminicidio, delle segregazioni e delle privazioni, dei maltrattamenti anche psicologici. Ma ci sono tanti altri aspetti, forse fisicamente meno pericolosi, ma altrettanto ingiusti e degni di attenzione, discriminanti e molto subdoli. Fanno parte dello stereotipo culturale che autorizza comportamenti differenti e di prevaricazione nei confronti delle donne in ogni ambito della loro quotidianità. Parlando di soldi, il 70% delle donne che arrivano in un centro antiviolenza non ha una indipendenza economica, il che rende qualsiasi scelta più difficile e complicata. Un fenomeno globalmente diffuso, sempre in materia economica, è la disparità retributiva di genere (il genere è quello femminile ovviamente) noto anche come ‘gender pay gap’. E non è solo una questione di soldi.

Per essere uguali la strada è ancora lunga

Tutte le carte costituzionali dei paesi sviluppati recitano: gli esseri umani sono uguali. Ma sappiamo troppo bene che nella realtà non è così. Nella evoluta Unione europea (dei 27), che ha sancito l’equità retributiva come un principio fondante dell’Unione, a parità di lavoro il gender pay gap è al 12,7% medio. Significa che per lo stesso incarico, per ogni euro di retribuzione percepito da un uomo, una donna prende 0,87 euro. In Italia la differenza retributiva media percentuale è del 15.5% nel settore privato, e del 5,5% nel pubblico. (Eurostat, 2021). Incide sul divario salariale la maternità: le lavoratrici con figli hanno stipendi più bassi rispetto a quelle senza bimbi, il che può dipendere anche da interruzioni o riduzioni di orario, o da scelte professionali che risultano più gestibili rispetto agli impegni familiari; in generale poi, una donna con figli paga una diminuita possibilità di avanzare nella carriera. L’Unione Europea ha approvato a maggio 2023 la direttiva che intende rafforzare “l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione”. Entro il 7 giugno 2026 l’Italia e gli altri stati membri devono recepire nel proprio sistema legislativo la direttiva, che poi dovrà essere resa operativa. Certo è un segnale forte e quando verrà applicata la direttiva, la situazione migliorerà. Ma c’è tempo.

Il Nobel per uno studio su 200 anni di disparità di genere

L’assegnazione del premio Nobel accende automaticamente i riflettori sul lavoro che ha meritato un tale riconoscimento. Quest’anno il Nobel per l’Economia è andato a Claudia Goldin, economista statunitense della Harvard University, per la sua ricerca sull’occupazione femminile che ha contribuito a identificare le cause delle differenze di genere che si osservano ancora oggi nel mercato del lavoro di tutti i paesi del mondo. Goldin dimostra che i divari di genere sono frutto di diversi fattori, tra cui le norme sociali, le scoperte tecnologiche, le strutture istituzionali e politiche che condizionano la partecipazione delle donne al mondo del lavoro. Nella motivazione al Nobel si legge: “Il Premio per le scienze economiche di quest’anno viene assegnato a Claudia Goldin, per aver fatto avanzare in modo significativo la nostra comprensione dei risultati del mercato del lavoro femminile. Il magistrale resoconto di Goldin della storia economica delle donne ha fornito fatti nuovi sulle molteplici dimensioni delle differenze di genere nel mercato del lavoro e ha scoperto sia le forze trainanti di questi divari nel tempo sia i divari che rimangono oggi”. Un lavoro, dicono gli esperti, fondamentale perché indica in modo scientifico gli effetti di sistemi e culture sul fenomeno di discriminazione femminile, invece di attribuire alle sole donne ‘l’onere di cambiare il proprio comportamento’. Semplificando molto sarebbe come dire: capire con metodo scientifico, dunque sopra le parti, perché esiste la disparità di genere e da dove nasce, significa sapere cosa fare per combatterla ed eliminarla. È una ‘scoperta’ che potrebbe migliorare davvero la vita di tutte le persone. (l.c.)

Fonte: Associazione Valore D; Motivazione del Comitato per il Premio per le Scienze Economiche in Memoria di Alfred Nobel