Domenica, 19 Aprile 2020 10:36

Ametera: dai sacchetti per aspirapolvere alle mascherine

L’azienda trevigiana, da anni impegnata nel settore della pulizia, ha adattato la produzione per rispondere all'emergenza sanitaria. Il titolare Diego Zandonà ci racconta come.

Mascherina prodotta da Ametera Mascherina prodotta da Ametera

In tempi normali produce sacchetti per aspirapolvere. L’attività, come molte altre, si sarebbe dovuta interrompere bruscamente per il fermo generale provocato dalla pandemia. “In realtà non abbiamo mai smesso di lavorare - racconta Diego Zandonà, titolare di Ametera -, eravamo in allarme già dai primi di marzo”. L’azienda ha sede ad Asolo, tra Bassano del Grappa e Conegliano Veneto, nel Trevigiano, zona rinomata per gli ottimi vini, a poche decine di chilometri da Vo’ Euganeo, secondo focolaio di contagio del Coronavirus, dopo quello lodigiano. Ametera è una piccola impresa, una microstruttura di una decina di collaboratori ‘multifunzione’ come capita in queste realtà. Piccoli ma agguerriti e con un vivace spirito di iniziativa, come testimonia la storia che ci ha raccontato Zandonà.

Allora, come nata l’idea di produrre mascherine?
“Come dicevo, eravamo in allarme fin dai primi di marzo. Da Vo’ arrivavano notizie preoccupanti sul crescente, urgente bisogno di mascherine e prodotti sanificanti, e alcuni clienti della zona ci sollecitavano a fare qualcosa. Nel nostro catalogo abbiamo da anni prodotti di presidio medico chirurgico, spray e schiume disinfettanti, e poi abbiamo macchinari per la saldatura ad alta frequenza - li usiamo per confezionare i sacchetti delle scope elettriche - che potevamo adattare per tentare una produzione di mascherine. Ho pensato che avevamo tutto il necessario, pertanto dovevamo fare qualcosa, metterci a disposizione per aiutare a risolvere almeno l’emergenza mascherine”.

Come vi siete organizzati?
“Dall’idea dovevamo passare alla pratica. Ci siamo consultati con un nostro fornitore, fra i più grossi produttori di microfibra. Con lui abbiamo selezionato un tessuto che potevamo lavorare, con una bassa capacità filtrante,ma idrorepellente, una caratteristica fondamentale per fare da barriera alle ‘droplet’, le goccioline che emettiamo e riceviamo dalle persone con le quali parliamo. Sapevamo dell'emergenza che pesava sul personale sanitario del nostro territorio. Il nostro obiettivo, pertanto, era di lasciare a loro i prodotti di protezione speciali o tecnici, e produrre un articolo per il nostro uso privato, adatto a proteggerci quando usciamo per la spesa e per le altre attività consentite. Così, in un paio di giorni, abbiamo fatto partire la produzione di mascherine in tnt, passando dai mille pezzi al giorno dell'inizio, ai tremila, e a crescere”.

Ametera mascherina

Quali difficoltà avete incontrato?
“C’era tanta confusione intorno alle tipologie di mascherine: la gente aveva bisogno di prodotto e allo stesso tempo non c’era nessuna indicazione sulle caratteristiche e gli utilizzi dei vari modelli. Ed è stato difficile far capire a chi voleva comprare i modelli ffp3 che, invece, andava bene anche un prodotto come il nostro. Perciò, oltre a produrre, abbiamo dovuto fare attività di divulgazione, creando un format di informazioni basiche sui diversi tipi di mascherine e i loro impieghi. La grande fatica è stata coordinare le fasi produttive e reperire le materie prime per realizzare quantitativi importanti. Abbiamo inviato al Prefetto la richiesta di deroga alla chiusura totale presentando una documentazione dettagliata sulle caratteristiche del prodotto, una protezione che comunque non necessitava di certificazioni, altrimenti i tempi sarebbero diventati biblici. Oggi produciamo 21 mila pezzi al giorno, abbiamo coinvolto due laboratori esterni, in grado di cucire le mascherine pre-lavorate da noi. Operiamo comunque con difficoltà: acquisire le materie prime sufficienti è una sfida quotidiana, anche trovare un componente apparentemente secondario, come i sacchetti da confezione, può essere un problema. Un altro aspetto difficoltoso è stata l’incertezza generale. Personalmente ho corso come un matto, andando a ritirare e consegnare i materiali di produzione, perché i corrieri non garantivano le consegne. E poi avevo sempre il dubbio di essere fermato per controlli e non essere creduto, anche se avevo tutto quanto in regola. I controlli sono stati a volte complicati dall’avvicendamento di diversi moduli di autocertificazione”.

Come avete organizzato la vendita?
“Abbiamo innanzitutto deciso di operare secondo un principio di moralità. Appena si è sparsa la voce che producevamo mascherine, sono iniziate a fioccare richieste da tutte le parti, che abbiamo gestito in modo equo, cercando di accontentare tutti. Inoltre abbiamo deciso di fissare un prezzo al pubblico di 3,90 euro per una confezioni da 3 mascherine, e con una lettera abbiamo invitato tutti i nostri clienti a rispettare questa quotazione. I nostri agenti si sono impegnati a gestire questo business con eticità: non si può speculare sulle tragedie. Per quanto sappiamo, c’è stato solo un caso di un cliente che ha triplicato il prezzo consigliato, lo abbiamo minacciato di non consegnargli più mascherine. Oltre ai nostri clieni abituali - i distributori di elettrodomestici - stiamo fornendo ferramenta e farmacie. Gestire la quantità di richieste è stato impegnativo”.

Avete fornito anche il vostro Comune?
“Ogni azienda è una ricchezza per il suo territorio. Dunque abbiamo fornito gratuitamente il nostro Comune e personalmente mi sono recato presso associazioni no profit della nostra zona a consegnare mascherine e sanificanti”.

La difficoltà che l’ha più infastidita?
“Davvero non mi viene in mente niente di particolare, tutti sono stati molto collaborativi. E' stata una esperienza importante e costruttiva per il mio gruppo di lavoro, abbiamo superato brillantemente momenti di vero caos e incertezza. Quando sei in corsa per un obiettivo, se ti si para di fronte una difficoltà, sei concentrato a trovare la soluzione. E poi siamo abituati a fare l’elenco delle soluzioni e non delle difficoltà”.

Dunque ora la produzione principale è quella delle mascherine…
“Decisamente sì, finché riusciamo a recuperare le materie prime. Comunque, le mascherine sono entrate nel nostro catalogo con i sanificanti, abbiamo creato la linea 'Cura e salute'. Poi continuiamo con gli ordini dei nostri sacchetti per aspirapolvere. Finora abbiamo prodotto circa 300 mila mascherine, e abbiamo ordini arretrati per altrettante. Non ci sono programmi particolari, ma abbiamo richieste importanti. E la domanda si prospetta a lungo termine”.

Zandonà, probabilmente ottimista per carattere, non perde il suo buonumore. “Siamo nell’asolano - scherza durante l’intervista - la zona del prosecco. Abbiamo tentato in tutti i modi di annegare il virus nel nostro buon vino. Si è detto che muore a 60 gradi, ma forse non si tratta di quelli alcolici”. (l.c.)