Mercoledì, 11 Settembre 2019 11:01

Tassa rifiuti sempre più cara. Scozzoli (AIRES): "Perché le aziende solo online non pagano nulla?"

L'incremento è stato del 76 per cento in otto anni, diventando un peso "insostenibile e ingiustificato per lo sviluppo delle imprese".

Secondo i dati raccolti dal portale Confcommercio, la tassa sui rifiuti continua a crescere. Si parla di un +76% in otto anni, corrispondente a un incremento di 4,1 miliardi di euro. L’ammontare complessivo della Tari per il 2018 si attesta sui 9,5 miliardi di euro. "Il nostro comparto - commenta Andrea Scozzoli (foto), presidente di Aires, l'associazione che riunisce le principali aziende e gruppi distributivi specializzati di elettrodomestici ed elettronica di consumo -  segna, rispetto al 2017, un preoccupante aumento del 5,1%, con un costo al metro quadro di 5,9 euro. La regione nella quale la nostra categoria merceologica registra una crescita maggiore è l’Umbria, con una tariffa al mq di 9,63 euro. Questa tassa rischia di frenare pesantemente la crescita delle imprese. Appare evidente e improrogabile la necessità di una profonda revisione dell’intero sistema che rispetti il principio europeo ‘chi inquina paga’ e tenga conto delle specificità di determinate attività economiche delle imprese del terziario al fine di prevedere esenzioni o agevolazioni per le aree che di fatto non producono alcun rifiuto e sulle quali invece continua ad essere calcolata integralmente la tassa".

"Inoltre - continua Scozzoli - deve essere riconosciuto il ruolo fondamentale dei rivenditori di prodotti elettronici nella raccolta e nel corretto recupero dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Infine vorremmo sottolineare un’altra grave stortura relativa al tema TARI, che genera di fatto concorrenza sleale: le aziende 'pure player', che cioè operano sul web senza negozi sul territorio, magari con un piccolo magazzino, che svolgono la nostra stessa attività (e quindi producono le stesse quantità di rifiuti), non pagano nulla di TARI. A nostro avviso è necessario tenere in considerazione anche questi operatori e, suggeriamo, prevedere un’imposta «perequativa» che prescinda dai mq occupati, ma risponda - anche in questo caso - al principio secondo il quale chi inquina, paga”.

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