Mercoledì, 12 Febbraio 2020 07:28

Amazon e l’ambiente: rapporto controverso

Sul piano generale l’e-commerce produrrebbe minori emissioni rispetto a quello tradizionale. Ma col servizio Prime le cose cambiano.

Nel 2019 Amazon ha consegnato 3,5 miliardi di pacchi in tutto il globo. Praticamente un abitante della Terra su due ha ordinato dal più famoso sito di e-commerce. Neonati inclusi.
Quanto possono incidere vendite su larga scala come queste sull’ambiente? I più attenti all’ecologia, alle emissioni e al riscaldamento globale, potrebbero chiedersi se sia meno inquinante acquistare on-line o in punto vendita.

Secondo uno studio del celebre MIT (Massachusetts Institute of Technology), negli Stati Uniti, lo shopping online produrrebbe minore emissioni rispetto allo shopping tradizionale. Un vettore che si sposta da una piattaforma logistica all’abitazione dei clienti effettua una sola andata (anche se in più tappe) e un unico ritorno. Tuttavia, questo è vero solo quando il consumatore non riceve consegne “veloci e illimitate” come succede utilizzando Amazon Prime.

Gli acquisti di un abbonato Prime, infatti, non prevedono costi di spedizione o maggiorazioni nel caso si scelga di ricevere i prodotti ordinati in più spedizioni diverse: Amazon spedirà ogni singolo acquisto “as soon as possible” (il prima possibile). Generando lo stesso tasso di inquinamento che produrrebbe ogni singolo cliente se si mettesse alla guida della propria auto per acquistare in più momenti un articolo alla volta, anziché organizzare una spesa più ragionata.

Il professor Miguel Jaller, assistente alla Università della California, studia sistemi di trasporto sostenibili, e ha confermato questa tesi: “Poiché alcune aziende offrono consegne molto veloci, ogni individuo sta acquistando di più e più spesso. […] Ciò crea più veicoli, più traffico e potenzialmente più emissioni”.

Nel 2017 UPS ha rivelato che il boom degli acquisti online ha fatto diminuire il numero di colli per chilometro, portando ad un numero maggiore di camion sulla strada e quindi a maggiori emissioni di gas serra. In parole povere, anziché consegnare 100 pacchi in un unico punto (il negozio), si tende a consegnarli in 100 luoghi differenti, facendo 100 fermate e 100 ripartenze. Le emissioni di carbonio possono essere fino a 35 volte superiori a quelle che si verificherebbero con una sola consegna a pieno carico.

Amazon afferma di impegnarsi per la sostenibilità ambientale. Ha annunciato un piano per raggiungere emissioni di carbonio pari a zero nelle sue consegne entro il 2030 e rendere pubblica la sua attuale “impronta di carbonio” entro la fine dell'anno. Ma le emissioni zero saranno raggiungibili soltanto utilizzando furgoni elettrici alimentati ad energia rinnovabile. Una missione quasi impossibile. Anche per Amazon.

L'e-commerce potrebbe effettivamente, se ottimizzato, essere vantaggioso per l'ambiente. Anziché far muovere 100 potenziali clienti con le loro automobili al centro commerciale, è sicuramente meno inquinante far muovere un unico mezzo che consegni i loro acquisti casa per casa. Riducendo drasticamente i chilometri percorsi.

Tuttavia le persone non stanno compensando il traffico verso centri commerciali acquistando online. "Il problema è che stiamo ancora facendo entrambi, il che significa che ci sono più emissioni e più congestione", afferma Jaller. In effetti, il numero di camion sulla strada negli USA è raddoppiato dal 1995. Amazon è stata fondata nel 1994.

I consumatori sfruttano anche le politiche di reso facile offerte da Amazon, che moltiplicano il numero di miglia percorse da veicoli. Molto spesso si compra “alla leggera” sapendo di poter rendere il prodotto per qualsiasi motivo. La conseguenza di tutti quei diversi ordini, spediti separatamente e restituiti gratuitamente, è più macchine, più camion, più aerei e più cartone (g.m.)