Mercoledì, 08 Settembre 2021 08:47

Lo stipendio emotivo

E’ l’insieme delle retribuzioni non economiche offerte al dipendente dall’azienda per cui lavora. Obiettivo? La motivazione e dunque la produttività.

Il senso di appartenenza all’azienda per cui si lavora, la condivisione dei valori e della cultura danno valore all'attività di ognuno. Troppe aziende nel nostro settore non prestano più attenzione al modo in cui i dipendenti vivono la relazione con l’impresa dimenticandosi di quanto incida sulla motivazione di questi ultimi. Sono i collaboratori motivati, infatti, quelli che meglio riescono ad interpretare la mission aziendale e perseguirne gli obiettivi.

Per spronare i collaboratori, oltre ad una giusta retribuzione, è necessario riconoscere loro uno “stipendio emotivo”. Così definisce Steven Poelmans, professore di leadership e neuroscienze, l’insieme di quelle retribuzioni non economiche che vengono offerte al dipendente dall’azienda.

Ed è provato, la soddisfazione dei dipendenti si traduce in un maggior profitto.

Secondo la società di consulenza Gallup i lavoratori insoddisfatti, che di conseguenza si impegnano meno, costano alle aziende negli USA 410 miliardi di euro all’anno, in Germania tra i 112 e i 138 e in Gran Bretagna tra i 65 e gli 87.

La maggior parte delle aziende retail che operano in Italia nell’elettronica di consumo dispongono di strutture che consentirebbero loro di motivare i dipendenti in modo efficace. Tuttavia, mancano di strategie appropriate.
Troppi manager, non solo delle HR, non comprendono correttamente il concetto psicologico di motivazione e di conseguenza non riescono ad applicare metodi di motivazione efficaci.

Quali azioni bisogna mettere in campo e soprattutto cosa bisogna evitare per raggiungere la soddisfazione dei propri dipendenti? Cosa fare se un dipendente, come spesso abbiamo visto accadere, perde fiducia nella propria azienda e non crede più nel proprio mestiere?

Una ricetta magica non esiste, ma sicuramente esistono strade da percorrere che possono permettere alle aziende di riconquistare, se non tutti, la maggior parte dei dipendenti sconfortati.

In questo periodo nell’elettronica di consumo, sempre per quanto riguarda il retail, assistiamo a continue riorganizzazioni aziendali che impongono carichi di lavoro maggiori con meno risorse a disposizione e che stressano inevitabilmente la forza vendita. Le aziende che affrontano queste riorganizzazioni, più delle altre, devono porre estrema attenzione a coinvolgere i dipendenti nelle strategie aziendali. In una situazione del genere dirigere l’azienda con il pugno di ferro è quanto di più sbagliato si possa fare.

I manager devono innanzitutto essere dei motivatori, devono saper fare gioco di squadra. Quando assegnano un incarico va spiegato al dipendente quanto quel lavoro possa servire al raggiungimento degli obiettivi aziendali e non lesinare apprezzamenti positivi se viene svolto bene.

Inoltre, sebbene le cose da fare siano tante è necessario che venga permesso al dipendente di concentrarsi su un compito per volta impostando priorità e scadenze.

La motivazione, la collaborazione, il coinvolgimento, la corretta circolazione delle informazioni, la flessibilità e la fiducia delle persone sono fondamentali all'incremento del benessere psicofisico che si riflette, come abbiamo già detto, sulla soddisfazione e sulla produttività.

Gli esempi di aziende che hanno fatto la loro fortuna incrementando il welfare aziendale sono tantissimi, anche nel settore bistrattato della distribuzione al dettaglio.

Prendiamo ad esempio Mercadona, il leader della distribuzione alimentare spagnola: offre ai dipendenti stipendi più alti rispetto ai competitor e tende ad instaurare col dipendente, a cui vengono erogati anche premi produzione, rapporti di lunga durata.

In cambio i dipendenti stipulano un patto personale in cui si impegnano a rispettare regole e a tenere alta la produttività. Il tutto con l’avallo delle organizzazioni sindacali.

In Italia invece merita attenzione COOP Lombardia, che ha potenziato il welfare aziendale nel 2020. Ha dato un premio ai dipendenti che hanno preso il diploma o la laurea e destinato delle borse di studio ai figli che frequentano scuole superiori o università e che si sono dimostrati più meritevoli.

Il nostro settore è un po’ in ritardo su questo aspetto, anzi in alcuni casi è peggiorato negli ultimi anni.

Ciononostante qualche cosa si sta muovendo.

Recentemente ricordiamo due azioni messe in campo dai due colossi che operano in Italia e che meritano un plauso.

Uno è il bonus di 500 euro riconosciuto da Unieuro ai dipendenti in seguito agli ottimi risultati ottenuti nell’anno della pandemia. L’altro non è di natura economica ma si tratta di una scelta di coraggio fatta dall’ex CEO di Mediaworld Italia, Guido Monferrini, nel marzo 2020. Quando i casi di Covid scoppiarono in Italia, pur potendo rimanere aperti Monferrini decise di chiudere temporaneamente i negozi per limitare i contagi e poter mettere gli store quanto più in sicurezza possibile. Una decisione seguita a ruota poi da tutti. Oggi appare normale, ma allora non fu sicuramente una scelta facile. Il primo lockdown dell’Italia infatti veniva guardato con diffidenza ed ironia dal resto del mondo occidentale, ed è facile ipotizzare che far accettare una scelta del genere alla casa madre tedesca non fu per niente semplice. Avevamo ragione noi, ma all’epoca non lo sapevamo.

Da operatori del settore ci auguriamo che in futuro il benessere aziendale venga sempre messo in primo piano da tutte le aziende, anche solo nel proprio interesse. “Tratta bene i tuoi dipendenti e loro si prenderanno cura dei tuoi clienti” diceva Richard Branson e lo pensiamo anche noi. (luca grimaldi)