Lunedì, 05 Dicembre 2022 10:58

"Rifiuti, quale circolarità?"

Marco Dall'Ombra, appassionato di circular economy, affronta il delicato tema delle emissioni di CO2 nella produzione di acciaio, alluminio e plastica. Partire da una materia prima riciclata comporta un risparmio non solo economico, ma anche ambientale.

Nel precedente articolo, partendo da uno studio pubblicato su Material Economics (materialeconomics.com) abbiamo affrontato il tema del valore residuo di acciaio, alluminio e plastica quando il prodotto arriva allo stadio di rifiuto. Al di là degli aspetti economici, che come abbiamo visto sono fondamentali per l’attivazione di un’efficace economia circolare, non possiamo ignorare il tema delle emissioni. Gli obiettivi EU sono così sfidanti da rendere ogni contributo significativo, se non decisivo. La produzione di questi materiali (acciaio, alluminio e plastica) causa il 10% circa del totale di emissioni di CO2 nell’Unione Europea. Partire da una materia prima riciclata comporta un risparmio, in termini di emissioni, compreso tra il 79% e il 93%. Più nel dettaglio, l’intensità emissiva (tonnellate di CO2/tonnellate di materiale prodotto) da nuovo e da riciclato è pari a: acciaio -79% (1,9 vs 0,4), plastica -88% (1,5+2,7 gestione fine vita = 4,2 vs 0,5), alluminio -93% (6,7 vs 0,5). Il mercato EU dell’alluminio è alimentato per il 50% da produzione interna (16% da materia prima, 34% da alluminio riciclato) e il restante 50% da prodotti di importazione (Norvegia 18%, Russia 14%, Cina 9%, altri 9%). Per questa ragione l’alluminio, assieme ad acciaio, cemento, fertilizzanti ed energia elettrica, è una delle risorse inserite nel CBAM (ec.europa.eu/commission).

Materiali, "tassazione" del contenuto di CO2

Il Carbon Border Adjustment Mechanism proposto dalla Commissione EU prevede la “tassazione” del contenuto di CO2 presente nel materiale/risorsa importata, così da sostenere la transizione verso un’economia EU decarbonizzata. Tornando ai nostri materiali, quali sono gli auspicabili miglioramenti degli attuali processi, al fine di imprimere loro un’accelerazione verso una piena circolarità?

Acciaio. La vita media dell’acciaio, come componente di manufatti, è di 40 anni, e deriva dal mix di edilizia, macchinari in genere, mezzi di trasporto ed elettrodomestici. L’UE potrebbe soddisfare la maggior parte della propria domanda di acciaio utilizzando la produzione da rottame, a condizione di: digitalizzare il mercato del rottame (tracciabilità dal prodotto recuperato sino alla re-immissione nel ciclo produttivo); aumentare sia la quantità raccolta che la qualità nella selezione del rottame; ridurre la contaminazione da rame; progettare i nuovi prodotti considerando le esigenze della gestione del fine vita; soddisfare la domanda con una quota crescente di prodotti rigenerati, evitando così di creare rottame.

Plastica. La vita media della plastica sotto forma di prodotto è di 14 mesi, perché per oltre il 40% viene utilizzata negli imballaggi e nei prodotti di largo consumo dalla vita media inferiore a un anno. Un sistema circolare nel quale i materiali riciclati sostituiscano le componenti vergini non è ancora all’orizzonte e le ragioni sono state illustrate in dettaglio nell’articolo precedente.

Alluminio. È un materiale ad alta intensità energetica ma, una volta prodotto, può essere riciclato innumerevoli volte e la rifusione richiede solo il 5% dell’energia della produzione primaria. L’odierna proliferazione di leghe rende circolare il processo di riciclo solo nel caso di un sistema “chiuso”. L’esempio di maggiore successo è quello delle lattine per bevande, che circolano in un sistema di raccolta e rifusione separato, con limitatissime perdite di valore. Questo esempio di successo potrebbe essere replicato introducendo schemi di responsabilità del produttore nei diversi settori di attività (aerospaziale, monoblocchi per ICE, telai delle finestre, ecc.). (marco dall'ombra)