Venerdì, 12 Febbraio 2021 17:21

Condizioni più eque per chi vende tramite marketplace

Il Regolamento UE 2019/1150 in vigore nell’Unione Europea da luglio 2020 stabilisce principi contrattuali più chiari ed equi tra piattaforme e utenti commerciali, vale a dire i produttori e rivenditori che vendono online sui marketplace.

Il nuovo Regolamento UE 1150/2019 Il nuovo Regolamento UE 1150/2019

Non ha avuto grande visibilità l’entrata in vigore lo scorso luglio del nuovo Regolamento Europeo che disciplina i rapporti fra utenti commerciali e fornitori di intermediazione digitale. Vero è che si tratta di un cambiamento ‘per addetti ai lavori’, ma fino a un certo punto. In realtà la normativa apporta un contributo verso una evoluzione più ‘etica’ del web, stabilendo regole più chiare riguardo ai meccanismi di posizionamento, all'accesso ai dati raccolti, alla loro cessione. Lo scopo dichiarato della normativa  è promuovere "equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online”. Indirettamente è una buona notizia anche per gli utenti non commerciali, i consumatori.

Chi deve rispettare il Regolamento e perché


La normativa ha lo scopo di regolamentare i rapporti fra i fornitori di intermediazione online e gli utenti commerciali, cioè produttori o rivenditori di beni e servizi che usufruiscono di tali intermediazioni per il loro business. Il Regolamento ne spiega la necessità dettagliatamente in 52 punti che precedono gli articoli veri e propri. In sintesi, la faccenda è questa: gli innovativi sistemi tecnologici consentono a marketplace online e altre piattaforme, come comparatori di prezzi, sistemi di prenotazione e così via, di offrire alle imprese (gli utenti commerciali) un nuovo modo di vendere, attraverso una vetrina digitale e servizi straordinariamente efficaci. Ed è un enorme vantaggio anche per gli utenti privati, cioè noi consumatori, che si trovano a portata di click una sconfinata scelta di prodotti e prezzi competitivi. Dove sta il problema? Contrariamente al mondo fisico, in questo nuovo mercato virtuale mancano regole coerenti “che consentano alle imprese di sfruttare pienamente i vantaggi dell’economia online, potendo avere fiducia nei servizi di intermediazione online con cui instaurano rapporti commerciali”. Perché dovrebbe mancare questa ‘fiducia’?

Tecnologia, Big Data e potere contrattuale

È una questione di condizioni contrattuali tra le imprese. Nel mondo fisico sono regolamentate da leggi che garantiscono formalmente rapporti equi, in un contesto di concorrenza leale, in cui l’abuso di posizione dominante è vietato. Regole che sul web non trovano adeguata corrispondenza. Nell’innovativo sistema di commercio digitale può succedere che più aumentano le vendite, tramite i servizi di intermediazione online, più cresce la dipendenza da tali servizi, soprattutto per le piccole e medie imprese. Di conseguenza cresce il potere contrattuale degli intermediari digitali e aumenta il rischio di comportamenti commerciali unilaterali, iniqui e, come recita il Regolamento stesso, dannosi “per gli interessi legittimi dei loro utenti commerciali e, indirettamente, anche dei consumatori dell’Unione”, per il benessere dei quali consumatori  “è essenziale un ecosistema online competitivo equo e trasparente in cui le aziende agiscono in modo responsabile”. Insomma, cari intermediari digitali tutti: fate pure business con i prodotti e servizi dei vostri clienti - gli utenti commerciali -, ma non potete fare anche come vi pare, e per di più sfruttando il vantaggio di dati e Big Data raccolti con queste intermediazioni. Ecco, in estrema sintesi questo è l'ambito del Regolamento europeo.

È la residenza del cliente a far scattare l’obbligo di applicazione

Il Regolamento riguarda tutti gli intermediari di attività business, non i consumatori che operano a titolo personale. Dunque sono le piattaforme a doversi adeguare a questa normativa, e non importa se costoro abbiano o meno una rappresentanza o residenza fiscale sul territorio dell’Unione europea. E’ sufficiente invece che siano gli utenti commerciali, che usufruiscono delle intermediazioni online, a risiedere sul territorio dell’UE. E ancora: non è necessario che tutta la transazione sia svolta sulla piattaforma intermediaria, ma è sufficiente che sia un tramite alla transazione, che può continuare o concludersi anche altrove. Il Regolamento UE 1150/2019 suona come una bella notizia, con un difetto: non prevede sanzioni, che vengono delegate ai vari Paesi europei.

Quali sono le nuove regole

Il Regolamento tratta tanti argomenti, riportiamo di seguito alcuni  punti significativi.

Termini e condizioni chiare e semplificate. I fornitori di servizi di intermediazione online garantiscono che i loro termini e le loro condizioni siano redatti in un linguaggio semplice e comprensibile; siano facilmente reperibili dagli utenti commerciali in tutte le fasi del rapporto commerciale, anche in fase precontrattuale; enuncino le ragioni che giustifichino le decisioni di sospendere, cessare o limitare (…) la fornitura di servizi di intermediazione online agli utenti commerciali. Vengono poi stabilite, fra l’altro, regole per eventuali modifiche contrattuali e di servizio, la non retroattività delle stesse, il diritto di recesso degli utenti, la possibilità o meno di accesso ai dati forniti o generati dall’utente commerciale e conservati dalla piattaforma anche quando cessa il rapporto.

Posizionamento, trasparenza dei criteri. I fornitori di servizi di intermediazione devono inserire nei termini e nelle condizioni contrattuali i principali parametri che determinano il posizionamento, specificandone l’importanza, rispetto ad altri. I fornitori di motori di ricerca hanno obblighi più dettagliati, l’obiettivo è sempre di trasparenza fra le parti, per una maggior consapevolezza dell’utente commerciale riguardo ai servizi ricevuti, anche di posizionamento, e ai corrispettivi pagati per tali servizi. Ovviamente la norma europea non impone di rivelare segreti algoritmici di alcun genere.

Prodotti e servizi accessori, trattamento differenziato. Entrano nelle condizioni contrattuali anche la descrizione di termini e condizioni con cui vengono predisposti e offerti all’utente commerciale servizi o prodotti accessori. Deve anche essere inserito “qualunque trattamento differenziato che riservino o possano riservare ai prodotti e servizi offerti ai consumatori finali”.

Accesso ai dati. Il Regolamento interviene in materia di dati raccolti e utilizzati dagli intermediari digitali relativi agli utenti - commerciali e consumatori - che interagiscono sulle loro piattaforme. Prevede infatti che vengano inseriti nei contratti descrizioni sulle possibilità o meno e sulle modalità di utenti commerciali e fornitori di intermediazione di accedere ai dati generati dalle interazioni. Devono essere descritte anche informazioni sulla fornitura o meno di tali dati a terze parti, motivandone gli scopi, e la possibilità o meno di opporsi alla condivisione da parte dell’utente commerciale, se non necessari al funzionamento della piattaforma.

Gestione dei reclami. I fornitori di servizi di intermediazione online devono prevedere un sistema interno di gestione dei reclami degli utenti commerciali, facilmente accessibile, gratuito, con garanzia che i reclami siano gestiti in tempi ragionevoli; basato su principi di trasparenza e parità di trattamento, proporzionalmente alla tipologia dei problemi. I reclami possono essere segnalati per presunta inadempienza; problemi tecnologici e altri casi di comportamenti o situazioni che creino conseguenze per il reclamante. I meccanismi di gestione dei reclami devono essere descritti nelle condizioni contrattuali, con specifiche sul funzionamento, sul numero di reclami presentati, le tipologie, il tempo medio di risposta e gli esiti in forma aggregata.


È un inizio. Tocca agli Stati membri adottare norme che stabiliscano le misure applicabili alle violazioni del Regolamento e ne garantiscano l’attuazione. La Commissione Europea in collaborazione con gli Stati membri monitora l’impatto del Regolamento sulle relazioni fra i soggetti interessati; incoraggia tutti i soggetti coinvolti - i fornitori di servizio di intermediazione, gli utenti commerciali e relative organizzazioni e le associazioni di rappresentanza - a elaborare codici di condotta per contribuire alla corretta applicazione del Regolamento “tenendo conto delle specificità dei diversi settori in cui sono forniti i servizi di intermediazione online e delle caratteristiche specifiche delle PMI”.

La Commissione prevede revisioni periodiche del Regolamento: la prima entro il 13 gennaio 2022 e successivamente ogni tre anni. (l.c.)