Il lento cammino del bonus elettrodomestici mostra tutti i contrasti di una misura che era pensata per spingere i consumi e l’efficienza, ma rischia di impantanarsi tra attese e code in cassa. È da fine gennaio che molti consumatori chiedono agli addetti vendita cosa ne sanno di questo bonus, quando partirà e come funzionerà, ricevendo solo espressioni vacue e braccia alzate come risposta. Con il risultato che chi poteva aspettare ha aspettato, chi ha dovuto acquistare per forza lo ha fatto con l’amaro in bocca e con il dubbio di aver perso un’occasione.
La settimana scorsa, dopo centinaia di articoli di giornale che ne annunciavano l’arrivo, il decreto è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Noi di Bianco & Bruno abbiamo atteso con pazienza questo momento prima di parlarne, proprio per non generare ulteriore confusione nella mente di consumatori e operatori di settore.
Cosa prevede davvero il decreto pubblicato in Gazzetta
Ecco i punti chiave:
- Il bonus è un contributo per l’anno 2025, destinato agli utenti finali che acquistano un grande elettrodomestico ad elevata efficienza energetica e contemporaneamente smaltiscono un elettrodomestico vecchio della stessa categoria e di classe inferiore. Non vengono indicate al momento quali classi energetiche, del nuovo elettrodomestico, daranno diritto al bonus. È ben chiaro, invece, che per “smaltimento” viene richiesto che il vecchio elettrodomestico sia ritirato e gestito dal rivenditore o da un centro di raccolta autorizzato, cioè secondo le regole dei RAEE.
- Il contributo può coprire fino al 30% del costo d’acquisto, con un tetto massimo di 100 euro per apparecchio, che sale a 200 euro se il nucleo familiare ha un ISEE inferiore a 25.000 euro. Quindi, facendo un esempio, se si decide di acquistare una lavatrice che costi 300 euro, si potrà ricevere un bonus di 90 euro, pagando al venditore solo la differenza, cioè 210 euro. Se la lavatrice desiderata costerà 1000 euro, il bonus sarà comunque solo di 100 euro (il tetto massimo) a meno che il nucleo familiare non abbia un ISEE inferiore a 25.000 euro, in tal caso sarà di 200.
- Ciascun nucleo familiare potrà usufruire del bonus per un solo elettrodomestico.
- L’elettrodomestico acquistato deve essere prodotto in uno stabilimento situato nell’Unione Europea.
Infine, punto più importante in assoluto:
- La gestione del contributo sarà affidata alla piattaforma informatica (PagoPA), mentre Invitalia si occuperà delle attività istruttorie, di verifica e controllo. Quindi, per adesso, finché non sarà operativo l’apposito servizio sull’applicazione PagoPA, gli operatori di settore non possono in alcuna maniera accelerare, né anticipare, il contributo statale.
Il fondo stanziato per l’intervento è di 50 milioni di euro per il 2025, e le spese di gestione della piattaforma sono comprese in un limite del 3,8% delle risorse stesse.
Queste disposizioni sono quelle ufficiali e vincolanti: tutto il resto — le date, la piattaforma, il rilascio del codice — dovrà essere precisato nei decreti direttoriali attuativi che ancora non sono stati emanati.
Il boomerang a scoppio ritardato
Come sempre accade nella “Terra dei Bonus”, c’è una discrepanza tra intenzioni e realtà: concepito per stimolare le vendite e rinnovare il parco elettrodomestici, il Bonus Elettrodomestici è stato invece percepito — da più parti del retail — come un boomerang a scoppio ritardato.
Molti acquirenti, ciascun mese del 2025 da gennaio in avanti, si sono trovati a leggere articoli che comunicavano come il decreto sarebbe arrivato il mese dopo. Chi poteva, ha scelto quindi di rimandare l’acquisto, in attesa del voucher promesso da poter usare per lo sconto in fattura. Chi non poteva, ha acquistato ugualmente, magari guardando di sottecchi il commesso quando si sentiva dire: “Guardi, non ne sappiamo ancora nulla”, come se in realtà sapesse già tutto e volesse soltanto portare a casa una vendita in più. Da qui, l’effetto perverso: i venditori hanno visto rallentamenti, titubanza e sospetto, là dove ci sarebbero dovuti essere volumi, indicazioni certe e clienti impazienti di acquistare. Oltretutto, il vincolo del MADE IN UE, potrebbe essere un ulteriore spunto di dibattito (come se ce ne fosse bisogno) tra il consumatore e il venditore, che dovrà mettersi a cercare tra le varie etichette il famoso “MADE IN …” facendo un rapido ripasso di geografia per ricordare quali stati compongono l’Unione Europea.
Ora, tra un ritardo e l’altro, si rischia che il bonus diventi operativo proprio nel periodo del Black Friday. Immaginiamo la ressa alle casse: clienti in coda in attesa di generare questo voucher, che chiedono spiegazioni alle hostess di cassa lamentandosi che non ricordano la password dello Spid. La nostra preoccupazione non può che andare proprio a queste operatrici, che dovranno destreggiarsi tra procedure nuove, portali web che si bloccano, documentazioni da richiedere ai clienti. Per non parlare dei venditori, travolti da chi vuole comprare senza bonus (perché non è riuscito ad accaparrarselo) e chi invece vuole puntare al doppio risparmio acquistando l’elettrodomestico che gli permetta di unire il voucher allo sconto del Black Friday. Un vero incubo all’orizzonte.
In sostanza: una misura nata per dare sprint agli acquisti durante un anno “fiacco” come il 2025, potrebbe finire per compromettere la stagione delle vendite più importante, aggiungendo stress al retail già provato.
E dire che il Bonus Elettrodomestici è una bella idea — moderna, digital, green — sulla carta. Può contribuire a dare la spinta a quei consumatori che hanno rinunciato finora a sostituire il prodotto più vecchio del proprio parco elettrodomestici semplicemente perché “finché funziona, non lo cambio”. Era l’incentivo che tutti noi aspettavamo per buttare giù dal balcone il frigorifero della nonna che consumava quanto una centrale elettrica e sostituirlo – finalmente – con un moderno no frost di ultima generazione in classe A. Ma siamo in Italia, con la burocrazia che ama infilarsi nelle buone intenzioni. L’unica cosa che possiamo augurarci è che il 2025 sia solo un banco di prova per questo Bonus, visti i rallentamenti tecnici tra una proclamazione e l’altra, e che questo incentivo venga ripetuto anche nei prossimi anni. Con una piattaforma PagoPa funzionante e un’operatività da negozio ben acquisita e rodata.
C’è un dato che vale la pena sottolineare: soltanto il 22,4% delle famiglie dichiara di aver sostituito apparecchi obsoleti con modelli più efficienti nei cinque anni precedenti [Istat]. Questo significa che la maggior parte delle famiglie non ha ancora spinto sul ricambio tecnologico, e dunque l’incentivo (se ripetuto nei prossimi anni) avrebbe davvero una platea ampia da stimolare.
Ma se arriva una tantum, dopo mesi di ritardo e confusione, finendo in mezzo ad una valanga di promozioni commerciali, potrebbe trasformarsi da una corsia di accelerazione ad un ingorgo infernale. (g.m.)









