Venerdì, 17 Gennaio 2020 16:59

La bistecca fatta d'aria

La produzione di carne, come la conosciamo, non è sufficiente e sostenibile per il pianeta. In futuro mangeremo una ricetta messa a punto dalla NASA e sviluppata in California. Similcarne nutriente, allevata nei silos, foraggiata con l’anidride carbonica.

La carne è da tempo un alimento sotto osservazione. Oggetto del desiderio delle tavole contadine, con il progresso e una maggiore disponibilità economica è oggi un piatto consumato quasi quotidianamente. Ma non è una buona notizia: è assodato che un consumo eccessivo di carne - rossa, specialmente - è dannoso per la salute. Sappiamo anche che la sua produzione ha un pesante impatto ambientale, l’allevamento di animali da macello - da solo - è responsabile del 15% di tutte le emissioni di gas a effetto serra come l'anidride carbonica, originate da attività umane. Inoltre, incentiva lo sfruttamento di foreste e aree incontaminate da trasformare in terreni agricoli coltivati a mangime per l’allevamento animale; in più, quasi un terzo dei consumi idrici è destinato a questo settore. Per non parlare degli allevamenti intensivi, che spesso producono carni addizionate di ormoni e antibiotici. Per avere una idea del fenomeno è sufficiente questo dato: nel mondo la quantità di carne prodotta è oggi quasi cinque volte maggiore di quella dei primi anni '60: siamo passati da 70 milioni di tonnellate a quasi 330 milioni di tonnellate nel 2017, con la precisazione che il suo consumo non è equamente distribuito nel mondo, ma si concentra nei paesi industrializzati e in quelli emergenti. La FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione, ha previsto che nei prossimi anni la produzione agricola alimentare dovrà aumentare del 70%, con solo il 5% di incremento del suolo a disposizione, per sfamare i 10 miliardi di persone che popoleranno la terra entro il 2050. Non bisogna essere scienziati per capire che abbiamo un problema.

Come yogurt e birra
A fornire una soluzione all’imminente emergenza potrebbe essere proprio uno dei fattori inquinanti della nostra aria: l’anidride carbonica, che abbiamo a disposizione in gran quantità. Un’azienda californiana - Air Protein - ha infatti annunciato di essere in grado di ottenere un alimento molto simile alla carne proprio dalla trasformazione del gas inquinante. La nuova tecnologia potrebbe rivoluzionare i sistemi produttivi agroalimentari, poiché esclude l’impiego di territorio, foraggio, acqua e quant’altro concorre alla filiera dell’allevamento. Cosa serve per produrre questa carne del futuro? Poco, il processo di produzione probiotico proprietario di Air Protein è simile alla produzione di yogurt o birra, richiede solo una piccola parte della terra utilizzata nella produzione di carne tradizionale.

Colpa, o merito, della NASA
Tutto è nato, racconta l’azienda, negli anni ’60 dagli studi e dagli esperimenti della NASA, l'Agenzia spaziale americana, alle prese con i viaggi degli astronauti nello spazio. Dovendo risolvere il problema di come fornire cibo sufficiente per tutta la durata delle missioni, avendo a disposizione poco spazio e poche risorse, hanno individuato una particolare specie di microrganismi che agiscono come le piante, trasformando l’anidride carbonica in alimento. Il concetto era semplice: gli astronauti respirando, producevano C02 (anidrire carbonica), i microbi, catturando il gas, lo convertivano con l’aiuto di acqua ed energia in alimento per gli stessi navigatori spaziali. Il ciclo è continuo e potenzialmente infinito. La ricerca, abbandonata dall’Istituto spaziale, è stata ripresa e sviluppata da Air-Protein e questo sistema a circuito chiuso del carbonio è ora la base per una nuova era dell’alimentazione. Altro che aria fritta. 

Come si ricavano le proteine
Le piante insegnano. Il principio è ispirato alla fotosintesi clorofilliana, che tramite la luce solare trasforma molecole di anidride carbonica e molecole di acqua in molecole di glucosio, liberando ossigeno. In base allo stesso principio, il brevetto probiotico di Air Protein è in grado di trasformare anidride carbonica, insieme a pochi altri elementi, in proteine nutrienti, impiegando  pochi giorni invece dei mesi di allevamento, per giunta senza occupare terreno. Il processo, come le piante, estrae il carbonio necessario dall’atmosfera circostante che lo contiene sotto forma di anidride carbonica. Come le piante, utilizza l’energia necessaria traendola da quella solare, ma può tranquillamente usare altre forme di energia rinnovabile: idroelettrica, eolica, geotermica. Attraverso un procedimento simile alla fermentazione, questi esseri idrogenotrofi producono la farina proteica.

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Come si coltivano e in quanto tempo 
A differenza degli allevamenti tradizionali, il processo di trasformazione richiede l’acqua come mezzo di crescita per le colture; al posto dei campi e delle stalle si possono usare recipienti di fermentazione, come quelli usati per fare la birra. In questo ambiente il sistema probiotico brevettato di Air Protein, consumando C02 e altri elementi, produce le proteine in poche ore. Il risultato è una farina pronta per essere impiegata nella catena alimentare, con un contenuto proteico dell’80% - la farina di soia per esempio ne contiene il 40% - e in assoluta assenza di pesticidi, erbicidi, ormoni o antibiotici. Cosa si può fare con la farina d’aria? L’azienda sostiene che sarà alla base di una rivoluzione alimentare, poichè si potrà usare per realizzare dall'hamburger senza carne, alla pasta e ai cereali arricchiti di proteine, produrre bevande e chissà cos’altro. Allo stesso tempo potrà rappresentare una valida alternativa alla cosiddetta ‘carne vegetale’, ricavata da ingredienti vegetali appunto, come gli hamburger di soia. E potrebbe inoltre essere di supporto alla filera agroalimentare tradizionale, con un processo produttivo a minimo impatto ambientale, che richiede minor quantità di acqua, nessun pascolo o stalla, non dipende dal clima, e permette un'espansione vericale delle coltivazioni, dunque potenzilmente si può insediare in quasi tutte le aree geografiche. E con una capacità produttiva estremamente superiore a qualunque tipo di coltivazione o allevamento tradizionale. Per noi, viziati dell'arte culinaria,  resta da capire quanto dovremo modificare gusto e palato. Sarà sempre meglio, però, che fare la fame. (l.c.)