Con l’aumento esponenziale della domanda di batterie - spinto dalla mobilità elettrica, dalla portabilità dei dispositivi e dalla transizione energetica - l’Europa si trova davanti a una sfida strategica: garantire la sostenibilità ambientale lungo tutto il ciclo di vita di questi prodotti. In prima linea in Italia, Erion Energy lavora per trasformare questa sfida in un’opportunità concreta di sistema. Secondo le stime del World Economic Forum, la domanda globale di batterie crescerà del 25% all’anno fino al 2030. L’UE, sempre più protagonista del settore, passerà dalla quota del 17% a quella del 26% del mercato globale nello stesso periodo (fonte: EUROBAT). Ma a una crescita così rapida non può non corrispondere un’accelerazione nella capacità di gestione dei rifiuti che ne derivano.
Numeri di un impegno reale
Nel 2024, Erion Energy ha gestito oltre 5.700 tonnellate di rifiuti di batterie in tutta Italia, permettendo il recupero di materiali preziosi come 2.400 tonnellate di piombo (pari a quasi 48.000 batterie nuove da 200 Ampere), 1.400 tonnellate di ferro (più di 148.000 cerchioni d’auto), 427 tonnellate di zinco (quasi 75 milioni di monete da 1 euro) e 42 tonnellate di alluminio (oltre 49.000 moka). Questo lavoro ha contribuito a evitare l’emissione in atmosfera di 1.100 tonnellate di CO₂, a risparmiare più di 2,8 milioni di kWh e quasi un milione di metri cubi d’acqua. Un impatto positivo, tangibile e misurabile.
Oltre la raccolta: serve una visione sistemica
Ma di fronte alla nuova normativa europea sulle batterie e ai suoi ambiziosi target - come il 63% di raccolta per le portatili entro il 2027 (oggi siamo al 37%) o il 51% per le batterie dei mezzi di trasporto leggeri (LMT) entro il 2028 - è evidente che i risultati ottenuti finora non bastano. Serve un cambio di passo. La strategia non può limitarsi all’aumento della raccolta delle pile portatili, ma deve includere una riflessione più ampia sull’intero sistema. A partire dalla progettazione dei prodotti, che dovrebbe facilitare la rimozione delle batterie e quindi il loro corretto trattamento a fine vita. Troppo spesso, infatti, le batterie restano inglobate nei RAEE sfuggendo ai flussi dedicati e complicando le operazioni negli impianti.
Sensibilizzare, semplificare, separare
Per raggiungere gli obiettivi europei occorre agire su più fronti: aumentare i punti di raccolta in modo capillare, sì, ma anche aiutare i cittadini a comprendere meglio come gestire correttamente le batterie a fine vita. È fondamentale far sapere che le batterie vanno separate dai dispositivi elettronici e conferite in contenitori dedicati, non lasciate nei cassetti o, peggio, nei rifiuti indifferenziati. “È necessario definire una roadmap chiara per il periodo 2025-2030 che non si limiti al solo incremento della raccolta - afferma Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy (foto) - ma che contempli interventi strutturali lungo tutta la filiera: dall’informazione ai cittadini alla semplificazione dei canali di raccolta, fino alla progettazione di prodotti più facilmente disassemblabili”.
Il valore della cultura: energia al cubo
L’educazione resta un pilastro della strategia. Attraverso il progetto Energia al Cubo, Erion Energy ha coinvolto nel 2024 quasi 9.000 studenti e distribuito colonnine per la raccolta nelle scuole. Il risultato? La raccolta di oltre 5.000 kg di batterie, 3.987 kg di CO₂ evitati, quasi 11.000 kWh di energia e 3.881 m³ d’acqua risparmiati: numeri che mostrano quanto la cultura della sostenibilità possa diventare una leva concreta di cambiamento.
Guardare avanti con ambizione
L’economia circolare delle batterie non è un’opzione, ma una necessità. Oggi è il momento di fare le domande giuste: come migliorare la progettazione per il fine vita? Come incentivare la separazione delle batterie dai RAEE? Come trasformare il cittadino in protagonista della transizione? Le risposte non sono semplici, ma sono alla nostra portata. Ed è tempo di cercarle.









