Venerdì, 18 Gennaio 2019 14:00

RECENSIONE - Huawei P Smart 2019 guarda ai giovanissimi

Montare Android 9.0 e relativa interfaccia della casa su un prodotto con soli 3 GB di RAM ci è sembrato un azzardo, e infatti le prestazioni ne risentono.

Se ci fosse un record per il primo smartphone arrivato nei negozi, come esiste per il primo neonato dell’anno, la palma del vincitore verrebbe assegnata sicuramente al Huawei P Smart 2019. Il suo fratellino, nato nei primi giorni del 2018, riscontrò ottimi risultati di vendite grazie al posizionamento di prezzo e al giusto compromesso di prestazioni. Il P Smart fece il suo esordio a 249 euro di listino, per poi continuare a vendere in maniera pressoché costante durante ogni stagione, man mano che il prezzo scendeva. Attualmente si trova facilmente a 149 euro. L’edizione del 2019 parte dallo stesso prezzo di lancio ed è probabile che segua l’identica curva di vendite. La RAM è sempre di 3 GB, ma la ROM è stata aumentata a 64 GB (dai 32 dell’anno scorso).

Lo troviamo all’interno di una scatola bianca con scritte dorate. La colorazione da noi provata è Aurora Blue, un cangiante blu cobalto-verde acqua. Molto sgargiante. Nella scatola troviamo carica batteria da 2A, cavo micro-USB e auricolari standard. Il vano che contiene le istruzioni è stranamente più grande del solito. Come se dovesse contenere una custodia, che in realtà è assente. Probabilmente Huawei ha riservato lo spazio per poi inserirla solo in alcuni mercati. In compenso sul telefono è già montata una pellicola anti graffio.

Il prodotto è realizzato interamente in plastica, contrariamente al precedente che aveva la scocca in alluminio. Questo dovrebbe risolvere i problemi di scocca bollente che sono stati riscontrati spesso quando era sottoposto a maggiori stress. La superficie dopo pochi minuti la troviamo decorata dalle nostre impronte. Sul comparto fotografico nessuna novità, a parte il fatto che le lenti sono disposte in verticale anziché in orizzontale. Troviamo la stessa fotocamera doppia (13MP+2MP), ma avremo una piccola intelligenza artificiale che ci guiderà negli scatti.

All’accensione scopriamo per la prima volta Android 9.0 con EMUI - l’interfaccia Huawei - anch’essa giunta alla nona edizione. Questo smartphone è il primo ad avere entrambe le versioni 9.0 come configurazione nativa. Alcune novità di Android Pie riguardano miglioramenti all’autonomia e alle prestazioni, oltre ad un nuovo look e alcune caratteristiche utili. Notiamo una grafica molto minimale, gradevole alla vista.

Il set-up prosegue in maniera semplice, apprezziamo la buona luminosità del display, anche se molto spesso notiamo un ritardo nella reazione ai nostri comandi. Tipico nei prodotti di fascia bassa. Eppure il processore, un Kirin 710, dovrebbe spingere abbastanza. Lo mettiamo subito alla prova con l’applicazione AnTuTu Benchmark, ottenendo un punteggio di 129461 che gli consente di stare davanti solo al 33% di smartphone in circolazione. La CPU è superiore al 41% delle altre, ma la GPU (22%) abbassa notevolmente la media. La memoria si comporta molto bene, battendo il 46% dei concorrenti e anche l’interfaccia utente, nonostante sia nata da pochissimo, è più efficiente di 4 smartphone su 10. AnTuTu colloca questo smartphone fuori classifica, al 51esimo posto. Subito sotto il Huawei Mate 20 Lite (in vendita a 269 euro attualmente). Il risultato non ci stupisce, d’altronde dobbiamo sempre considerare la fascia prezzo nella quale si colloca questo dispositivo, e la platea alla quale si rivolge.

Testiamo altre features, riscontrando un audio molto metallico in riproduzione. Il comparto fotografico non è proprio entusiasmante in condizioni di scarsa luminosità. Abbiamo inoltre notato tempi di reazione molto lunghi nel passaggio da una APP all’altra, forse dovuti a OS e interfaccia al loro primo debutto. Probabilmente questi rallentamenti verranno risolti col primo aggiornamento, anche se con 4GB di RAM (forse) non li avremmo notati. La durata della batteria, in compenso, è eccezionale. Anche il riscaldamento sotto stress è esiguo. Si sono toccate punte di massimo 40° per la batteria e 39° per la CPU. Valori bassi che fanno sperare in una minore usura rispetto a competitor “più spinti”, quindi una maggiore durata nel tempo delle componenti elettroniche.

Difficile trovare i valori di emissioni SAR per questo device, dato l’esordio recente. L’unico che abbiamo trovato è stato di 0.83 W/Kg per la testa [www.GSMarena.com]. Sarebbe un ottimo progresso, se contiamo che il predecessore aveva 1.27 W/Kg.

Cosa ci piace:
Il colore, simile al Twilight fino a ieri riservato ai top di gamma Huawei, lo distingue dalla massa
La leggerezza, 160 grammi, permette di utilizzarlo per alcuni minuti senza appesantire mano e braccio dando comunque una buona sensazione di robustezza
La batteria da 3400 mAh, giunta a fine giornata al 23%, ci ha stupito

Cosa non ci piace:
Montare Android 9.0 e relativa interfaccia Huawei su un prodotto con soli 3 GB di RAM ci è sembrato un azzardo, e infatti le prestazioni ne risentono.
Il cavo micro-USB, anziché Type-C, sembra fornito per evitare una dotazione da gamma media. Così come il fatto di non aver inserito una custodia, quando è evidente che ne hanno riservato lo spazio in fase di produzione del packaging.

Primo per certi versi, ultimo per altri, verità e conclusione stanno nel mezzo. Huawei P Smart 2019 è un prodotto di fascia medio-bassa che conquisterà il target di adolescenti e giovanissimi, anche se la rapida svalutazione degli smartphone - alla quale siamo purtroppo ormai abituati - suggerisce di attendere almeno un prezzo di 199 euro, che probabilmente arriverà giusto in tempo per il periodo di comunioni e cresime. Nel frattempo potrebbe essere una buona scelta per l’utenza più matura, che bada più al sodo e desidera come miglior amico dell’uomo un prodotto fedele che possa tenere al proprio fianco per un paio d’anni almeno. Ben sapendo che la fedeltà, nel caso dell’elettronica, è labile.