Domenica, 05 Maggio 2024 17:57

Il fascino del bruttarello

Nella giungla del mondo del lavoro la bellezza può aiutare. E molte ricerche lo dimostrano. Ma se a farcela è colui che non ha un aspetto gradevole, allora sono dolori. Per gli altri. 

Difficilmente le persone di successo sono brutte, anche se - a volte - sono delle brutte persone. Avere un aspetto fisico corrispondente ai canoni di bellezza può senz’altro aiutare nell’avanzamento di carriera. Nella giungla del mondo del lavoro, dove la competenza e l'esperienza dovrebbero essere le sole monete di scambio valide, l’apparenza è un bel biglietto da visita. Anche se può sembrare un cliché, sappiate che esistono degli studi a riguardo.

La bellezza paga
Una ricerca condotta da Daniel Hamermesh, docente di economia presso l’università di Austin, Texas (USA), esplora il rapporto tra l'aspetto fisico e il successo economico, concentrandosi sul fenomeno noto come "beauty premium" (premio della bellezza). Il libro che ne è scaturito, “Beauty Pays” (la bellezza paga), misura in modo empirico i vantaggi del fascino e dimostra come la società di oggi favorisca il bello e come le persone più belle sperimentino benefici sorprendenti, ma innegabili, in tutti gli aspetti della vita. Hamermesh mostra che le persone attraenti hanno maggiori probabilità di essere assunte, ottenere avanzamenti di carriera e ricevere retribuzioni più consistenti.

Il setaccio dei profili
In un recente sondaggio condotto su LinkedIn è emerso che l’88% degli intervistati non prende nemmeno in considerazione i profili sprovvisti di foto, mentre il 72% dei selezionatori ha ammesso di aver scartato almeno un candidato a causa della sua foto-profilo. Un esperimento condotto da Markus Mobius, professore di economia presso l’Università di Wesleyan nel Connecticut (USA), dimostra che l’aspetto fisico influenza le opportunità lavorative, in particolare nei settori dei servizi al consumatore. Nel suo studio intitolato "The Economic Value of Beauty”, Mobius e i suoi colleghi hanno inviato circa 5.000 curricula vitae falsi per posizioni di lavoro di addetti alle vendite a una serie di aziende negli Stati Uniti. Le candidature erano simili per esperienza lavorativa ed educazione, ma differivano nell'attributo chiave: l'aspetto fisico del candidato. Alcune includevano la foto di una persona attraente secondo gli attuali standard di bellezza, mentre nelle altre l’immagine era di un soggetto dall’aspetto poco gradevole. I risultati dello studio hanno rivelato un chiaro effetto dell'aspetto fisico sulle opportunità di lavoro. I candidati con un aspetto più attraente hanno ricevuto significativamente più chiamate per colloqui di lavoro rispetto agli altri.

L’effetto halo
È tutta colpa dell’effetto halo, termine che letteralmente significa "alone". Questo sostantivo viene utilizzato per descrivere l'alone luminoso intorno alla testa di una figura sacra o divina nelle rappresentazioni artistiche, come dipinti o sculture. L’effetto halo è uno dei bias cognitivi più difficili da superare. Un pregiudizio, in parole povere, che ci spinge a dare per scontato che una persona di bell’aspetto abbia anche qualità positive, anche se non abbiamo prove concrete a supporto di questa conclusione. Allo stesso modo, se percepiamo una persona come negativa dal suo aspetto estetico siamo portati ad estendere questo giudizio a tutti gli altri aspetti della sua personalità.

Il successo del fascino
Per esempio, se consideriamo qualcuno molto attraente, potremmo automaticamente presumere che sia anche intelligente, simpatico e competente, anche se non abbiamo prove dirette di queste qualità. Ciò può portare a decisioni distorte e giudizi errati, soprattutto sul posto di lavoro, dove la valutazione delle prestazioni e le decisioni di assunzione o promozione dovrebbero essere basate su criteri obiettivi e rilevanti. "Kalos kai agathos" è un termine greco che significa "bello e buono". Questa espressione era usata dai greci antichi per indicare l'idea che la bellezza fisica fosse correlata alla bontà morale o alla virtù. Quante volte ci è successo di incontrare una persona di bell’aspetto e dopo alcuni minuti in sua compagnia pensare: “Però, quanto è antipatica!”. Questo perché l’halo effect ha accelerato la nostra selezione, portandoci subito alla conclusione di essere di fronte ad una personcina a modo, simpatica e competente. Le nostre aspettative erano fin dall’inizio molto alte, quindi era molto facile deluderle.

La rivincita dei bruttarelli
Se il fascino è la carta jolly che alcuni hanno in tasca fin dalla nascita, ne consegue che per vincere la partita chi non la possiede dovrà avere molto carisma. La realtà amara è che il bruttarello deve fare un triplo salto mortale per farsi notare, dovendo dimostrare delle skills molto più avanzate rispetto al belloccio per competere alla pari. Ma quando il bruttarello ce la fa, la posizione che ricopre è più che meritata. Queste persone hanno costruito la strada verso il successo mattone dopo mattone. Se è vero che la bellezza può aiutare, è altrettanto vero che il bruttarello potrebbe avere delle competenze, abilità e una determinazione di gran lunga superiori al belloccio, per aver superato le diffidenze innate nei confronti di un aspetto non proprio gradevole. Come recitava il bruttino Al Pacino nel film “L’avvocato del diavolo”, quando si rivolge al bel Keanu Reeves: “Guarda me: sottovalutato dal giorno della nascita. Non mi crederesti mai un padrone dell'universo, non è vero? Tu hai un'unica debolezza a quanto posso vedere: il tuo aspetto. La tua aria da stallone della Florida”. L'aspetto esteriore può essere un vantaggio superficiale, ma non è la vera essenza della leadership. Il vero valore risiede nelle doti interiori e nelle competenze. Guardatevi, quindi, dal bruttarello che occupa un posto di comando: ne saprà sicuramente molto più di voi, bellocci. (g.m.)