Martedì, 29 Gennaio 2019 18:22

GAMING: la guerra delle console per la conquista del salotto di casa nostra

Il cavallo di Troia è entrato in famiglia e farà di tutto per conquistarsi la fiducia e farsi scoprire.

Ci sembra giusto iniziare finalmente a parlare di un argomento decisamente attuale e legato a doppio filo con qualsiasi altro settore tecnologico: dalle TV agli impianti di fedeltà audio, passando per internet e i social network: il settore del gaming. Una volta semplici scatolotti di plastica e transistor dai quali usciva un magico segnale audio visivo: i videogiochi sono nati così, per intrattenerci con immagini in movimento e un accompagnamento sonoro. Il tutto condito da un tocco di interattività che ne decretò il successo mondiale e li inserì a pieno titolo tra i "fenomeni di massa".  Il mercato dell'intrattenimento digitale è rapidamente cresciuto, senza mai interruzioni né crisi, fino a triplicare la base installata del prodotto più venduto di ogni generazione, passando dai circa 50 milioni di pezzi del primo Nintendo fino ai 150 milioni di hardware piazzati da Sony con la sua celebre PlayStation.

Stiamo parlando di uno dei media dalla maggior velocità di diffusione sul mercato della storia,  nettamente più di cinema e musica. I grandi produttori mondiali, solo pochi anni fa compagnie nate in qualche fatiscente scantinato e oggi multinazionali dai fatturati a nove zeri, si sono letteralmente trovati tra le mani una gallina dalle uova d'oro. Nate per i videogiochi, oggi fanno qualsiasi cosa. Sono, prima ancora che console, dei veri a propri set-top-box che incorporano tra le loro tecnologie quasi ognii tipo di novità multimediale: lettori di film in 4K, Mp3, BluRay, DVD, foto ma soprattutto servizi come Spotify, Netflix, YouTube, shopping online. Il mercato, storicamente diviso tra non più di tre grandi compagnie, oggi è più aperto e instabile che mai. Amazon, ficcanaso ovunque ci sia da macinare utili, sta ovviamente sviluppando la sua piattaforma gaming e tutto il mondo sta a guardare incuriosito (o intimorito?). Valve possiede il più grande database di giochi online con il suo servizio impeccabile di Steam, mentre gli storici Microsoft, Sony e soprattutto Nintendo continuano per la loro strada fatta di prodotti e servizi.

Le console servono ormai a tutto (e in minima parte a giocare). Sono e stanno diventando principalmente veicolo di abbonamenti digitali, ormai fonte primaria di introiti e prima ancora della vendita del "pezzo" fisico. Microsoft e il suo Xbox Live hanno battuto ogni record con quasi 10 miliardi di dollari in utili, la maggior parte derivante proprio dal pagamento di sottoscrizioni mensili o annuali. Nintendo, da un po' outsider di lusso con i suoi prodotti innovativi e sempre seguiti da uno zoccolo duro di appassionati, si è aperta al mondo del mobile gaming su piattaforme Android: sarebbe stata quasi una bestemmia solo pochi anni fa, quando la dirigenza giapponese si dichiarava fedele all'antica tradizione della casa di Kyoto nel voler creare piattaforme proprietarie, controllandole in toto e gelosamente (cosa che ormai solo Apple si può permettere di fare).

Già, la casa di Cupertino non è stata certo a guardare e in gran segreto ha sviluppato per anni un proprio hardware che si potesse inserire in questo florido mercato, salvo poi eclissarsi nell'ombra del segreto industriale. O forse memore degli insuccessi del mitologico "Apple Pippin". Consideriamo un fattore interessante, ovvero che nel salotto di casa nostra entrano due "cavi" che fanno gola a tutte le più grandi compagnie del pianeta: quello della TV e quello di Internet, in realtа veicoli per arrivare ai nostri più reconditi desideri e al vile portafoglio, ovviamente. Le vecchie console per videogiochi sono cresciute e sono diventate giovani, smart, si sono evolute e a tutti gli effetti oggi fanno parte di ogni casa. Il cavallo di Troia è entrato in famiglia e farà di tutto per conquistarsi la fiducia e farsi scoprire. Accendendone una, come per magia, possiamo avere il mondo a portata di mano. Oppure sono loro ad averci conquistato? (claudio camboni)